LiBrAmando – Milan Kundera – La festa dell’insignificanza

Milan Kundera - La festa dell'insignificanzaSono passati diversi giorni dal preciso momento in cui ho terminato la lettura de “La festa dell’insignificanza“. Si tratta dell’ultimo libro di Milan Kundera, autore che ha accompagnato la mia adolescenza, stimolando, con le sue storie particolari e le sue riflessioni acute, tutto un mondo meraviglioso fatto di critica e ironia, un mondo che ho continuato ad apprezzare nei suoi scritti durante questi anni. La sua leggerezza metafisicheggiante e la satira acuta hanno lasciato il segno, indirizzandomi verso una visione ottimistica, seppure scherzosa e disincantata, dell’esistenza.
Per questo leggere “La festa dell’insignificanza” è stato un trauma. Una sorta di castello immaginario e perfetto nel suo essere beffardo che improvvisamente si è sgretolato come d’incanto.
Kundera sembra rassegnato alla realtà che lo circonda, una realtà colma di insignificanza “che bisogna imparare ad amare“.
Ma allora cosa è cambiato, mi chiedo? Siamo condannati davvero a un mondo che ha perso se stesso, che si trascina alla deriva verso il niente? Un mondo come quello descritto nel libro dove tutti gli invitati di una festa si concentrano su una piccola piuma sospesa nell’aria? O dove l’uomo “invisibile” riesce sempre a rimorchiare? O dove una generazione vede nell’ombelico il simbolo della seduzione femminile? A differenza del seno e delle natiche, precedenti icone del desiderio sessuale, gli ombelichi sono tutti uguali, non distinguono un individuo da un altro. E così anche il sesso cade nel baratro dell’uniformità, come tutte le altre sfere del vivere. L’individualità viene negata e risucchiata nell’universalità, e quindi nell’insignificanza. Tutto finisce per rientrare in questa sfera: ciò che si dice, gli scherzi, le bugie, l’amore, il passato. E di conseguenza il presente e il futuro. E’ come se l’uomo abbia annullato la sua anima unica e caratteristica, come se si sia spersonalizzato per entrare a far parte di una grossa massa omogenea composta di mediocrità.
Più che un romanzo, questo libro appare come una lettera di Kundera al genere umano, una provocazione perchè cerchi di reagire al mostro che lo sta divorando. Sembra dire “Se non ve ne foste accorti…”
I suoi personaggi intrecciano una storia che, in fin dei conti, non è rilevante quanto il loro modo di viverla e di interagire fra loro, la loro visione del mondo e il loro rapportarsi ai fantasmi del passato. Essi entrano ed escono dalla scena come se fossero gli attori della pièce per il teatro delle marionette che Charles, uno dei personaggi, si diverte a immaginare.
[…] la piece per marionette, quel non senso che lo affascinava proprio perché non aveva alcun senso.”
La perdita della capacità di capire lo scherzo e dare il giusto valore alle cose fa parte di questa trasformazione dell’uomo e della società che è ormai giunta al “crepuscolo delle beffe“, all”‘epoca postbeffarda“.
Kundera traspone tutto questo nel racconto della caduta di Stalin. Charles infatti immagina, come personaggi della sua pièce, il temuto dittatore e i suoi fedeli stretti al Cremlino mentre il primo li spia divertito nell’orinatoio per carpirne i veri pensieri, o dà il nome di uno di loro, noto incontinente, a una città, o racconta storie impossibili mettendo alla prova la loro abilità nel saper comprendere lo scherzo e ridere.
Ed è proprio ridendo, o meglio con una stridente risata carica di sarcasmo, che Kundera parla al lettore, ergo a me. Con quel riso amaro che continuo a risentire dal preciso momento in cui ho terminato la lettura…

LINK UTILI:

Milan Kundera – Wikipedia
Milan Kundera – Facebook

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