Un week end autunnale a Barcellona – Museo Picasso (Day 1)

Girona 29/11/2013 ore 14:23 (sul bus)
Seconda parte dell’esperimento: visita alla città di Barcellona. Per chi non l’avesse capito, questo sarà un inverno sperimentale. L’obiettivo è il solito: scacciare il tedio quotidiano. I mezzi utilizzati per raggiungere questo scopo sono lo studio di una città e di un artista o letterato a essa legato e, nella misura in cui sarà possibile, un viaggio finale per verificare con mano le nozioni apprese. Per questo motivo, dopo aver approfondito l’estro eclettico di Gaudì nelle scorse settimane, ho dovuto sacrificare questo fine settimana autunnale per recarmi nella città di Barcellona. So che capirete quanto ciò mi costi e che apprezzerete lo sforzo, ma sappiate che lo faccio con serenità e in onore dell’arte e della cultura. E anche della scienza, visto l’aspetto sperimentale della questione.

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Ma la mia visita a Barcellona non sarà solo Gaudì. Voi non lo sapete, ma mentre vi riempivo gli occhi (e la testa) con le sue opere, studiavo anche sulla città. Ragion per cui, e visto che alcune delle sue opere le ho già viste in (parecchi) viaggi precedenti, questo diario sarà misto. Cercherò di colmare le mie lacune sulla città, visitando luoghi che non conosco o ripassando quelli che desidero approfondire. Non aspettatevi grandi cose o un diario esaustivo come quello di Praga quest’estate. Starò solo un week end e farò quello che posso. Inoltre ho bisogno di relax, per cui me la prenderò con assoluta calma e “zero stress”, come dicono i teenager.
Approdo dunque in terra catalana nel pomeriggio e prendo il primo pullman (25 euro a/r)  che, dopo circa un’oretta, mi porta alla metà.

Aeroporto di Girona
Aeroporto di Girona

Barcellona 29/11/2013 ore 19:47 (in hotel)
Il fatto è che la Spagna è molto simile all’Italia a livello di paesaggio. Finché ero all’aeroporto di Girona e sul bus che mi portava in città, non mi rendevo ben conto di dove fossi e perché. Poi improvvisamente è apparsa la città. E fin qui ancora nulla di strano, finché… Zak! Gli spuntoni della Sagrada Familia a destra, la Torre Agbar a sinistra. Sono da sola negli ultimi posti del bus e inizio a far foto qui e là, non riesco a fermarmi. Ho lo sguardo attonito di una che Barcellona non l’ha mai vista. E invece l’ho vista, e più volte… Ma stavolta è diverso. Mentre lo penso uno strano sorriso mi si dipinge sul volto. Bene, a noi due Barcellona!
Torno a guardarmi intorno. Quelle cosine piccole che toccano il cielo là in fondo sono le meravigliose guglie progettate da Gaudì… E questa, la Torre Agbar, il suppostone gigante multicolor… beh mi manca, devo consultare la guida. Scopro così che si tratta del grattacielo progettato nel 2005 da Jean Nouvel. Esso è fatto di vetro e acciaio ed è un esempio di architettura bioclimatica con termostati che regolano l’apertura delle finestre in base alla temperatura rilevata all’esterno dell’edificio. La notte sulle finestre si accendono 4500 dispositivi luminosi. Insomma un’opera pittoresca che non mi dispiacerebbe ammirare anche accesa. Vedremo se sarà possibile.

Torre Agbar
Torre Agbar

Le strade della città sono affollate e ovunque mi giri vedo qualcosa di particolare: una scultura, un edificio modernista, una chiesa gotica, un piccione che caga. Ebbene sì, qui anche i piccioni che fanno i bisogni puzzano d’arte.
Scendiamo dal bus e chiedo informazioni per raggiungere l’hotel. Mi faccio impollare acquistando un biglietto per tre giorni per tutti i mezzi pubblici (19 euro) scordando che sono in centro e mi sposterò più che altro a piedi. Subito dopo sbaglio il treno e, se non fosse per una gentile autoctona che mi dà le informazioni corrette, adesso forse sarei arrivata a Madrid o giù di lì. Accidenti non doveva essere la metro? E’ un treno! Non mi do per vinta, anche perché non ho scelta, e riesco a trovare la metro e a tornare indietro. Finalmente risalgo sulle Ramblas.
O mie care Ramblas, quanto tempo è passato? Forse una decina d’anni? Mi trovate cambiata? Per niente? Ma come siete gentili… Eppure lo sono, e non poco… Invece voi sempre uguali, attraversate dall’inesauribile folla di gente e dagli odori della città. In effetti ho una fame boia e di fronte a me c’è giusto il mercato della Boqueria da cui provengono i fumi delle fritture di calamari e altre cose sfiziose. Rimando a dopo, per cena devo vedere un amico che si è trasferito qui per lavoro proprio questa settimana. Giustappunto per accogliermi.
Chiedo informazioni a un piacente e gentilissimo poliziotto che mi indica la strada dell’hotel. Dietro l’angolo. Faccio in tempo a salire le scale, poggiare la valigia e mi butto di nuovo in strada. La meta è il museo Picasso. A dire il vero, io quel museo lo visitai già tempo fa ma ero troppo pischella, avevo uno zaino (di tonnellate) in spalla e credevo ancora di poter cambiare il mondo. La verità è che sono sempre stata una grande ammiratrice del grande genio picassiano, mi sbrodolo soprattutto per il suo periodo cubista. Quando visitai il museo per la prima volta ci rimasi male proprio per questo motivo. Al suo interno si trovano infatti i suoi lavori giovanili sul genere realistico. Però ricordo che mi impressionò un’opera in particolare, quella della donna morente col dottore al capezzale che le tocca il polso. E infatti… eccola comparire nella sua magnificenza, proprio come allora. Oggi scopro che si tratta di “Cència i caritat“, del 1897, periodo in cui Picasso stava ancora a Barcellona e non era ancora venuto a contatto con Parigi e i suoi impressionisti. Mi fermo a lungo a osservarla e ne studio i bozzetti, le varie prove che fece prima della versione definitiva. Mi ricorda il museo Reina Sofia a Madrid, dove rimasi ore a vedere tutte le prove della Guernica. Ma quello è un altro viaggio…

Picasso - Cència i caritat
Picasso – Cència i caritat

Ciò che non mi aspettavo, invece, è che oggi avrei visto anche alcune delle sue opere più tarde. Infatti tutta una parte dello stupendo edificio che ospita il museo, è dedicato alla serie “Las mesinas“. Si tratta di 44 tele che fece fra l’agosto e il dicembre 1957 nel suo atelier a Cannes, luogo dove si rinchiuse per studiare l’opera di Velazquez a cui questi dipinti sono dedicati.

Picasso - Las Mesinas
Picasso – Las Mesinas

Sono letteralmente incantata, quasi non credo ai miei occhi stanza dopo stanza. Faccio delle foto e mi rimproverano, allora mi metto a telefonare e il telefono finisce che fa le foto lo stesso, ma io non c’entro, sicuramente è attratto quanto me da quelle bellezze e non capisce il linguaggio della guardia. Comunque, anche se lo capisse, è un gran testardo, lo farebbe comunque. Certo se dovessero denunciarlo sono cavoli suoi, io faccio finta di non conoscerlo.

Picasso - Las Mesinas
Picasso – Las Mesinas

Fra le notevoli opere esposte spiccano alcune, come “Retrat de Jacqueline“, risalenti all’ultimo periodo, in cui Picasso si sposò con Jacqueline Roque e ne fece la sua musa. Io ne ho fotografato due ma, se siete curiosi di vedere tutta la serie, cercate “Retrat de Jacqueline” su google.

Picasso - Retrat de Jacqueline
Picasso – Retrat de Jacqueline

Si è fatto tardi e rientro in albergo, scrivo queste righe e mi preparo per la serata. Chissà dove mi porterà il mio amico stasera. Una cosa è certa: stavolta voglio provare tutte le prelibatezze culinarie ed enologiche del posto. Ah sì, non scordiamo la cerveza.
¡Buenas tardes!

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