FotoStorie [shot 2] – Contrasti di solitudine

FotoStorie - Contrasti di solitudine
FotoStorie [shot 2] – Contrasti di solitudine
Due figure scolpite e nettamente e contrastanti rispetto a una densa solitudine. Contrasti di solitudine è il titolo di questa seconda foto selezionata per la sua storia sottintesa. Cosa fanno quella donna e il bambino nel deserto di una città devastata dalla pioggia?
Ma andiamo ancora una volta a livelli. Il primo è il forte contrasto delle due figure centrali che colpisce immediatamente l’occhio. Al secondo livello ci si sofferma sui dettagli. La distanza fra i due li divide ma c’è qualcosa di più, entrambi guardano dalla parte contrapposta e i loro sguardi sono un misto fra il sorpreso, come se quell’acquazzone fosse piombato all’improvviso, il rassegnato e il deluso. Se fossero sorpresi per l’arrivo della pioggia, però, si darebbero da fare per sgomberare la poca roba sul banchetto. I due ombrelloni speculari che li riparano non servono a tanto, e poi che senso ha restare là sotto se non passerà nessun cliente visto l’assoluto deserto che regna attorno?

E’ curioso l’incrocio di piedi della donna che appare comunque elegante e ben vestita nonostante stia vendendo in una bancarella. Quel gesto è anch’esso in contrasto col resto, è quasi sbarazzino, si allontana nettamente dalla fredda atmosfera circostante. Inoltre si tiene le mani in una posa nervosa. Che si senta a disagio perché ha visto il fotografo e si sente un po’ stupida a star lì nonostante la pioggia? No, il suo sguardo e quello del bambino sono troppo casuali escludendo la consapevolezza di essere fotografati. Piuttosto sembra rassegnata, come se pensasse: “Accidenti, anche oggi dovrò stare qui per ore senza che si fermi un cane…”. Ma poi mi dico, anche se passasse qualcuno, comprerebbe un fiore in quella situazione? Forse guardando la signora sì, penserebbe: “Poveretta questa, se ne sta qui nonostante la pioggia, dai le prendo un fiore…”.

Dove siamo? Bella domanda… Dai cappelli di entrambi e dalle scarpe della donna direi in Francia, forse Parigi intorno agli anni 60. Lei non sembra la madre del ragazzo, il linguaggio dei corpi sembrerebbe escludere un rapporto materno. Anche il modo di vestire del bambino sembra discordante da quello della donna, forse è il suo aiutante.

Usciamo dalla foto in sé per analizzare cosa l’innalza ad uno status di “Fotostoria“. La donna e il bambino non sono sorpresi dalla pioggia, sono sereni, seppure i loro sguardi svelino un certo smarrimento, forse imbarazzo. Non gliene può fregare di meno se attorno a loro si sta scatenando il diluvio universale. Questo paradosso è una sorta di anima della fotografia, ne definisce il concetto fermo in quell’attimo irripetibile.
La questione non mi fa dormire, forse dovrei tornare alla conta delle pecorelle ora che ci penso. Continuo a chiedermi il perché la donna e il bambino non siano preoccupati per la pioggia. Anzi lo chiedo a voi. Perché?

Come al solito non vi dico luogo, anno e titolo della foto. Vi dico solo l’autore: Izis Bidermanas. Anche stavolta ho sbarellato su tutto e mi sento anche un po’ “aidiot”, ma fa parte del gioco.
Se volete potete scoprire la verità cliccando qui. Se intendete rispondere alla mia domanda, la semplice regoletta è cliccare dopo averlo fatto.
Beh allora perché?

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2 commenti

  1. Con un po’ di fantasia: vivono nel paese della pioggia, dove l’anormalità è una giornata di Sole (in pratica vivono a Genova, a pochi passi da me eheh). Con una vena più drammatica: per quanto vestiti bene, i due sono vittime di un commercio nero e il loro ‘capo’ li costringe a portare a casa del denaro pena una terribile punizione (e pensare che ieri non ho visto né thriller o horror eheh). Ci ho provato 🙂

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