OperArt [work 221] – Fotografia di Brittany Wright (Stati Uniti)

Scatto della fotografa statunitense Brittany Wright

Scatto della fotografa statunitense Brittany Wright
Scatto della fotografa statunitense Brittany Wright

LINK UTILI:
Brittany Wright – Website
Brittany Wright – Instagram
Wright Kitchen – Facebook fan page

Sarebbe interessante far nascere una discussione sull’opera: vi piace? vi ha toccato? volete raccontarla? avete delle perplessità? vi ha lasciati indifferenti? vi ha cambiati? e se sì, come?

28 commenti

      • Lo dice il fatto che sia acerba 😉
        Figurati, nessuna difesa della frutta (anche se ribatto ai vegan che anche le piante soffrono), è che mi sembra uno spreco. L’idea che l’arte debba costruirsi sugli sprechi non mi entra, come neppure che debba costruirsi sulla sofferenza (non parlo dei carciofi, ma delle sofferenze delle persone fotografate. E’ accaduto di recente un caso simile, ma in questo momento non riesco a ricordare l’episodio preciso)

      • Bah sarà, io ad esempio la mangio acerba però eh?! Ah ah ah 😉
        Comunque capisco il tuo punto di vista e la questione dello spreco ma è un discorso, se ci pensi, estendibile a troppi campi. Alla fine, secondo i punti di vista, tutto può diventare spreco e si farebbe ben poco, non solo nell’arte. La sofferenza è un altro discorso e ovviamente mi trovi d’accordo, anche se, per come la vedo io, la frutta non soffre. A parte gli scherzi raccontare la sofferenza attraverso l’arte aiuta a comprenderla in modo più profondo. Usare invece la sofferenza per far arte non mi piace, a meno che essa non sia consensuale. Esistono anche forme di arte estrema, è vero che non sono le mie preferite ma esistono e hanno un loro perché.

      • Raccontare la sofferenza, sì, usarla, no. Però stiamo parlando di un campo – l’arte – in cui, per definizione, l’artista dev’essere libero. Se non ricordo male, l’episodio di cui avevo sentito parlare era di un tale che aveva inflitto torture a qualche animale o, più probabilmente uomo, per documentarlo. Dire che sia discutibile è poco.
        Tornando alla sequenza di foto del tuo post, invece, lo spreco è la prima cosa che mi suggerisce. Magari a qualcun altro può affascinare a livello cromatico, chissà. Volevi sapere cose ne pensavano i tuoi lettori e io te l’ho detto 🙂
        E comunque mozzare la testa a un carciofo o a un agnello è lo stesso: una volta ho sentito un carciofo piangere 😛

      • Ah ah ah ma infatti non ho nulla da dire, anche se la sofferenza della frutta proprio non la capisco. Magari, per punizione, rinascerò carciofo e ti saprò dire 😉
        Comunque sono assolutamente d’accordo sulla faccenda violenza e del suo uso in qualsiasi campo, resta solo il carciofo piangente 🙂

      • Adorabile? Rotonda? Dimentichi le spine… credo che il carciofo abbia più fatto male a me che io a lui nella vita, anzi, adesso che mi ci fai pensare, credo che lo denuncerò alla protezione degli umani 😉

      • ahahaha, ecco, il cerchio si chiude! Sei capitata male, con un carciofo spinoso. Io invece pensavo alle mammole 🙂 Comunque, non credo che ci sia un carciofo che ti abbia mangiata …

      • Per ora no ma non si sa mai…
        Comunque, a parte gli scherzi, amo i carciofi ma non le mammole, non sai che i carciofi spinosi sono decisamente più saporiti? Ti devo insegnare tutto?
        Adesso mi hai fatto venir fame, stasera carciofi e bottarga. Se senti un carciofo urlare sappi che, per salvarlo, devi vedertela con la sottoscritta 😉

  1. Dev’essere l’ora tarda, ma leggendo di sprechi e di sofferenza e morte della frutta, mi è venuta in mente “…di quella pera l’orrendo foco…”
    Che Verdi mi perdoni!
    Già … Verdi… 😉

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