Curiosity killed the blogger – Gli Ovitz, i sette nani dell’Angelo della Morte

La famiglia Ovitz
La famiglia Ovitz

27 gennaio 1945
Aushwitz era già stato abbandonato dai tedeschi in fuga quando i russi arrivarono e trovarono quel che era rimasto di centinaia di migliaia di esseri umani. Fra questi disperati c’erano i “lillipuziani“, la Banda Lilliput: i sette nani sopravvissuti grazie al loro singolare gene. Auschwitz
In realtà gli Ovitz, una famiglia di 10 fratelli composta da 7 individui affetti da pseudoacondoplasia, e per questo nani, e 3 di statura normale, sarebbero stati bersaglio immediato del programma nazista di eutanasia (forzata) chiamato Aktion T4. Le loro vite erano già tacciate di essere “indegne di essere vissute” (Lebensunwertes Leben) sia per la loro malattia sia perché contaminate dal gene ebreo.
Fu solo la famosa mania dei gemelli che ossessionava uno dei più importanti medici del campo di concentramento più efferato della storia, a decretarne la sopravvivenza. Non parlo di in medico qualunque, anzi parlo di un uomo che medico non poteva definirsi secondo la definizione classica di professionista dedito alla preservazione della vita del prossimo. Sempre che questo prossimo non appartenga a una società stratificata, rigidamente divisa in razze superiori e detestabili scarti da eliminare. Perla Ovitz
Gli Ovits furono fortunati a essere risparmiati ma pagarono caro il loro riscatto con la vita. Dopo Auschwitz tornarono nel loro paese d’origine in Romania trovando la loro casa distrutta, così dopo qualche anno andarono a Israele e comprarono un cinema. È la più giovane dei fratelli e l’ultima a morire nel 2001, Perla Ovitz, a raccontare cosa successe in quel luogo sciagurato.
Il medico di cui parlo è il famoso Josef Mengele, colui che fu prima chiamato l’Angelo Bianco perché la mattina, appena sveglio, soleva andare all’arrivo dei treni a selezionare i condannati a morte del giorno con un sinistro impermeabile bianco. Poi il suo nome variò in Angelo della Morte quando espresse il suo lato più oscuro torturando e uccidendo senza pietà un numero inverosimile di esseri umani.
Ma gli Ovitz, la Banda Lilliput che girava l’Est Europa col suo sound jazzato, i singolari Ovitz - Lilliput Troupe7 fratelli nani che cantavano e suonavano da dio, loro no… Loro erano troppo appetibili per gli esperimenti di genetica, peraltro di scarso valore scientifico, che Mengele era solito effettuare. Non appena li vide decretò il loro futuro affermando che con loro sarebbe stato a posto finché campava. Quello di cui vi parlo era un individuo dalla psiche instabile: era capace di comportarsi con simpatia e calore prima e dopo gli esperimenti-torture, per poi trasformarsi in un sadico assetato di dolore (altrui). Purtroppo gli Ovitz furono grandi protagonisti del laboratorio di morte di Mengele. Nella loro disgrazia furono risparmiati e non bolliti, ad esempio, come capitò a un padre e figlio affetti da nanismo le cui ossa furono destinate a un’esposizione a Berlino. Ovitz - Lilliput TroupeO cuciti insieme, come successe a due gemelli poi abbandonati a se stessi senza cure e uccisi dai genitori per risparmiare loro una lunga e dolorosa agonia. Un mondo di morte e disperazione, uno svilimento e calpestamento della dignità umana, del diritto inviolabile di vivere.
Ho pensato a lungo prima di pubblicare questo post. All’inizio la storia singolare degli Ovits mi ha incuriosita, quando ho approfondito ho scoperto l’inferno in terra. Io ad Auschwitz ci sono stata e sono entrata nel capannone dove stavano gli ambulatori e, mentre la guida parlava, ricordo che ognuno di noi 5 che eravamo partiti per quel viaggio nella parte più oscura della storia, era immobile, con lo sguardo atterrito e la pelle sollevata. Ovitz - Lilliput TroupeBeh vi giuro che quello era niente rispetto a quello che ho letto nel dettaglio su ciò che successe agli Ovitz e agli altri gemelli in quei laboratori. Ho deciso che preferisco citare le fonti e, se interessati, sarete voi ad approfondire la questione, parlarne mi provoca dolore e profonda tristezza.
Ciò che mi ha spinto a pubblicare questa storia è la personalità di questi fratelli che rimasero uniti fino all’ultimo sopportando atroci dolori per 7 lunghi mesi e riuscirono a salvarsi e a salvare molte altre persone che fecero passare per loro parenti evitandogli la morte sicura.
Dei 10 fratelli si salvarono tutti tranne uno dei tre ad altezza normale che venne ucciso mentre tentava la fuga, gli altri furono trovati dai russi in condizioni disperate, loro che erano arrivati distribuendo i biglietti da visita della loro banda di lillipuziani…
Josef MengeleÈ una storia dark, ecco cos’è. Un incubo surreale creato da un mondo delirante trasformato nel peggiore inferno.
Io credo che Mengele fosse uno spietato serial killer con licenza di uccidere, uno che non aveva più ben presenti i confini fra l’uomo e la divinità. La razza, il führer, il controllo del mondo e della vita degli esseri umani. La morte. Un dio non trascendente, né immanente ma reale. Se stesso.
Mengele non possedeva una coscienza, se no non sarebbe scappato mischiandosi agli altri soldati tedeschi non rivelando la sua identità. Quando fu rilasciato senza conseguenze al termine della guerra, egli poté scappare in Sudamerica dove morì nel 1979 di infarto dopo l’ultimo spensierato bagno nell’oceano. Mengele non possedeva la capacità di capire, di pentirsi. L’ideale aveva offuscato completamente la sua mente facendogli perdere il rispetto per gli assunti base dell’esistenza umana.
Auschwitz - sopravvissutiCon questo post vi invito dunque a riflettere sulla pericolosità delle derive razziste, sull’ignoranza insita in qualsivoglia differenziazione umana in base alla razza, al credo religioso o politico, al colore della pelle, alla malattia e così via fino ad arrivare per assurdo al credo calcistico.
L’essere umano, da qualsiasi di questi mondi provenga, tende di default a porsi al centro del mondo in una visione etno (ed ego) centrica. Capire la vita e viverla rispettosamente implica un rifiuto di questa prospettiva e un rimettersi in gioco nel grande girotondo del mondo. Presi per mano e nessuno al centro.

Fonti: Sette nani ad Auschwitz: come gli Ovitz sopravvissero all’Olocausto | Mengele: l’angelo della morte | Gli Ovitz, i sette nani di Mengele | Il Diavolo e i Sette Nani

LINK UTILI:
Giants: The Dwarfs of Auschwitz (Koren&Negev, 2013) – studio sulla famiglia Ovitz basato sulla testimonianza di Perla Ovitz e altri superstiti | Josef Mengele – Wikipedia | Ovitz family – Wikipedia

10 commenti

  1. Grande Barbara, un post da Oscar, non ho altro da aggiungere, sono rimasto paralizzato nella lettura e continuo ad essere sgomento dalla cattiveria di alcuni esseri detti “umani”!

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