FotoStorie [shot 9] – Uno scorcio di oceano di Hunter S. Thompson

L’ufficio di Hunter S. Thompson, Big Sur
L’ufficio di Hunter S. Thompson, Big Sur

Ufficio di Hunter S. Thompson, Big Sur

Tutto nasce da questa foto. Mi ci sono imbattuta un anno fa mentre cercavo materiali per la rubrica fotostorica della domenica. Riconosco che la foto in sé non è eccezionale. Se non avesse avuto la didascalia, probabilmente non le avrei dato particolarmente peso. Si tratta di uno scorcio di mare, una scrivania e una macchina da scrivere. La foto è in bianco e nero, i colori del mare non risaltano ma si intravede il riflesso del sole sulla sua superficie che dà profonda enfasi allo scenario. Forse mi sarei chiesta di chi fosse quella macchina da scrivere posta sulla scogliera, avrei goduto di quel riflesso, ma non mi ci sarei soffermata più di tanto. Invece no, la didascalia c’era e ha fatto morbosa presa nella mia immaginazione tanto che son qui, dopo mesi di adorazione, a parlarne con voi. L’immaginazione è una brutta bestia, se entra in fissa è difficile distoglierla. Ecco perché son finita di botto nella vita di “Dr. Gonzo“, uno dei giornalisti / scrittori più controversi degli anni ’60: Hunter Stockton Thompson, colui che ha partorito il gonzo journalism e che, fra le altre opere, annovera “Paura e disgusto a Las Vegas“. Giusto per capirci.
Non sto qui a ripassarvi la sua vita visto che son certa che tanti di voi già la conoscono. In caso contrario, attraverso le fonti a fine articolo, potrete porre rimedio alla lacuna.

Seguendo invece il filo conduttore di questa rubrica che si basa sullo studio di una foto, la concentrazione torna a quello scorcio. Nel momento in cui viene associato a Hunter S. Thompson, esso cambia, trasformandosi da semplice sguardo sull’oceano, in fonte di intensa ispirazione. All’improvviso soggiungono il dolce canto del silenzio rotto solo dal ticchettare sui tasti, la fresca brezza carezzevole, il profumo salmastro delle onde, il blu profondo del mare che si scontra con l’orizzonte infinito e, per essere coerenti, una valangata di allucinazioni.
Su quella scrivania dell’ufficio di Hunter presumibilmente c’era ben altro oltre quello che si vede. I voli presenti nei suoi scritti, la sua denuncia ironica e diretta, il suo stile giornalistico innovativo e mai più replicato, erano anche il risultato dei suoi eccessi. Alcol, droghe di ogni tipo erano all’ordine del giorno.

Avevamo due buste di erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di acido superpotente, una saliera mezza piena di cocaina, un’intera galassia multicolore di eccitanti, calmanti, scoppianti, esilaranti. E anche un litro di tequila, un litro di rum, una cassa di birra, mezzo litro di etere puro e due dozzine di fialette di popper. Non che per il viaggio ci servisse tutta quella roba, ma quando ti ritrovi invischiato in una seria raccolta di droghe, la tendenza è di spingerla più in là che puoi.

La crisi iniziò quando crollarono le basi della controcultura di cui Hunter si era sentito portavoce negli anni Sessanta. Si candidò come sceriffo ad Aspen con una manica di hippie decadenti e un programma assurdo che comprendeva la legalizzazione delle droghe e la distruzione di tutte le strade. Ovviamente perse la battaglia (che fu ribattezzata “The Battle of Aspen“). E non la prese molto bene visto che, quando gli comunicarono la sconfitta, abbracciò il fucile e sparò a tutti quelli che cercavano di salire il vialetto di casa sua. Hunter e le armi… una delle sue grandi passioni.

Fu dopo questo episodio che il nostro (anti) eroe scrisse “Paura e disgusto a Las Vegas“, opera in cui vomitò la sua crisi criticando la retorica della generazione americana ribelle e anticonformista, quel movimento hippie che avrebbe voluto rivoluzionare il mondo con la non-violenza. Cosa era rimasto di tutto quel clamore? E quali erano i motivi del fallimento?

Eccolo dunque Hunter, incazzato e deluso di fronte alla sua scogliera a tempestare di battiti la macchina da scrivere: “Tic tic tic tic tic tic…”

“… Lascia che ti spieghi. Vediamo se sono capace di rendere l’idea, in breve. Noi stiamo cercando il Sogno Americano e ci hanno detto che sta da queste parti… Lo stiamo cercando qui perché qui ci hanno mandato da San Francisco, a cercarlo. Ecco perché ci hanno dato quella Cadillac; pensano che, se lo troviamo, potremmo rinchiudercelo dentro…

L’ufficio di Hunter S. Thompson, Big Sur

Approfondimenti:
Restituire le palle a Dio. Breve storia del Dottor Hunter S. Thompson | Hunter Thompson, gonzo journalism e morte del sogno americano – Storia di un genio contemporaneo | Hunter S. Thompson:
Sull’orlo di una vita in delirio
| Hunter S. Thompson inedito:
Il manuale di una vita (im)perfetta
| Ora come ieri Hunter S. Thompson

LINK UTILI:
Hunter Stockton Thompson – Wikipedia

14 commenti

    • Sai che anch’io l’ho scoperto relativamente da poco? E mi ha subito intrigato ma non per il suo essere ribelle e esagerato, che di quelli ce ne son talmente tanti che finiscono per rientrare paradossalmente in una certa omologazione, quanto per ciò che riuscì a inventare a livello giornalistico. Il gonzo journalism è del tutto soggettivo e beffeggia ironicamente la società, uno stile che poi nessun altro riuscì a replicare col suo stesso successo. Lui riuscì a trovare un equilibrio nonostante il suo accentuato egocentrismo e la sua eccentricità. Era uno che ha sempre esagerato: droghe, alcol, donne, armi. Eppure i suoi testi facevano male, disturbavano e son rimasti nella storia. Un personaggio singolare, non trovi? Forse ha ragione chi dice che fosse un genio, illuminato lo era ma dalla mescalina ahahhaha 😉

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      • Sto metabolizzando questo post, mi piacerà sicuramente questo scrittore, sicuramente! l’unica cosa che non mi piace è l’uso delle armi, per il resto posso condividere tutto. Ho letto che si è sparato alla testa! 😦 azz… Mescalina, mai provata, ma neanche il peiote come Castaneda!

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      • Mi trovi totalmente d’accordo sulla faccenda armi. Per quanto riguarda la sua morte, l’aveva già rimandata di diversi anni. Hai letto cosa scrisse nel messaggio che lasciò?
        “Mi sembra già di essermi concesso di vivere abbastanza. Mi sembra già piuttosto tardi per restituire i coglioni a dio”
        E poi si fece cremare e fece sparare le sue ceneri con un cannone alto quanto la Statua della Libertà. Il tutto venne a costare 2 milioni di dollari che pagò Johnny Depp, uno dei suoi migliori amici. Insomma leggero eh?!

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      • Si veramente un personaggio fuori misura, ho letto che Johnny Depp ha fatto il film “Paura e delirio a Las Vegas” lo sto già cercando. Mi ricorda per similitudine Mishima! Due personaggi con le palle! O_o

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      • Sei pazzo? Non hai mai visto “Paura e delirio a Las Vegas”? Ehmm… io lo davo per scontato, è un cult!!!
        Comunque forse è meglio, te lo gusterai con cognizione di causa. Ora che ci penso forse lo dovrei rivedere anch’io 😉

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      • Oooohhh! sono contento di non averlo visto, pensavo di aver visto tutti quelli che valesse la pena di vedere e oggi ho fatto grazie a tè questa bella scoperta! amo i Film Cult! Hai visto “La montagna Sacra” di Jodorowsky?

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