L’artista del mese – Pittura, illustrazione & street art – Kiki Skipi

Aprile 2016

Per diversi motivi, da qualche tempo la mia attenzione si è catalizzata su Sassari e inevitabilmente sull’Accademia di Belle Arti. Ciò è avvenuto col tramite della street art che ha fatto da piacevole esca e mi ha spinto a scoprire il resto. Ne ho parlato nella puntata dedicata alla street art, Kiki Skipiappunto, di “Di arte in arte“, rubrica della trasmissione “I 5 sensi dell’arte” con la quale collaboro. Fra gli artisti citati in questa occasione c’è anche lei, Kiki Skipi, giovane artista uscita anch’essa dall’Accademia. Kiki Skipi disegna, dipinge e illustra il suo mondo con dei toni surreali che non potevano passare inosservati a una patita del genere come me. Inoltre, tema ricorrente della sua arte, è il versante erotico-sessuale che, sommato all’onirico, crea un connubio piuttosto interessante.
Tutti questi elementi mi hanno spinta ad approfondire la personalità di questa artista facendole qualche domanda che ho il piacere di condividere con voi.

Partiamo dal passato con la tua avventura milanese e la fotografia. Come è andata e cosa ne è stato di questa passione?
Quando sono partita per Milano ero fresca fresca di diploma, era un periodo in cui avevo voglia di allontanarmi dal mondo in cui sono cresciuta, volevo fare nuove esperienze, vedere persone nuove, crescere, come la maggior parte delle ragazze di quell’età. Avevo bisogno di prendere aria, non volevo rinchiudermi in una università e studiare qualcosa che in fin dei conti non mi interessava, così, siccome ero in un periodo in cui scoprivo la fotografia, decisi di iscrivermi in una scuola a Milano che mi Kiki Skipipermettesse di studiare questo strumento.
La fotografia, soprattutto l’autoritratto, ha dato il via all’indagine su me stessa, mi dava la possibilità di guardarmi sia al di fuori e sia al di dentro, giocando con le luci, le pose, le inquadrature e i movimenti del corpo. Ogni foto era un divertimento, e piano piano sentivo che mi faceva bene, che miglioravo, e sentivo la necessità di scattare anche se il giorno non ero particolarmente di buon umore. Dopo tre anni a Milano però sono rientrata in Sardegna, non so, forse perché ero demoralizzata dalla vita milanese, o forse perché finita quella scuola non mi sentivo soddisfatta, volevo di più, volevo studiare e studiarmi ancora, così decisi di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Sassari, in pittura, che ho terminato quest’anno. Durante gli anni di Accademia ho accantonato la fotografia, riprendere a disegnare e a dipingere mi ha consentito di esprimere liberamente le mie fantasie e i miei pensieri. Mi sento più io quando disegno, la fotografia però ancora oggi è presente, mi capita di unire entrambe le cose: prendere degli autoritratti fatti in passato e disegnarci sopra adesso. E’ molto interessante come funzionino bene queste due tecniche insieme.

Le tue opere sono introspettive e sembrano il riflesso di una ricerca interiore. Quanto c’è di autobiografico?
Kiki SkipiSì, sono sempre stata una persona introspettiva e sensibile. Rifletto molto sulle cose che sento e che vivo, e tutto ciò si materializza poi in un disegno. Quello che ho scoperto disegnando è che, molto spesso, quando sono incazzata o stressata o confusa, non tendo a rappresentare effettivamente la rabbia, ma mi accorgo che escono fuori sempre situazioni ironiche, leggere, come se alla fine, con il disegno terminato, abbia esorcizzato i pensieri di prima. Io sono una persona lunatica, i mondi che rappresento sono pezzettini di me, possono sembrare dei mondi surreali forse perché mi lascio prendere da ciò che vivo e provo, è come con un puzzle, cerco di costruire l’immagine che ho nella testa.

Parliamo di sessualità, tema ricorrente nelle tue opere che va di pari passo con tre Kiki Skipi: la bambina ingenua, la ragazza pulsionale e la donna matura. In che modo queste tre espressioni di te si legano al versante erotico delle tue opere?
Dal primo anno di Accademia la sessualità è stata una tematica che ho sempre affrontato nei miei lavori, ci sono stati dei momenti in Kiki Skipicui l’ho tralasciata, altre volte rispuntava fuori, e tutt’ora è così. Mi interessa parlare di sessualità perché è una questione intima legata all’identità della persona, al suo essere. Oggi secondo me è importante parlare di sessualità, soprattutto in questo periodo in cui si parla di unioni e diritti civili. Ancora oggi ci si vergogna di esprimere certi desideri, e con il sesso non abbiamo fatto tanti progressi, la storia del sesso è la storia della sua manipolazione culturale, l’eros è un prodotto culturale, siamo persone erotiche perché prima di tutto siamo persone sessuate. Quando parlo di sessualità nei miei lavori, capita anche a me di avere dei dubbi sul tema, delle curiosità, e siccome, come ho detto prima, sono una persona lunatica, (siamo in tante dentro kiki skipi), a volte succede che affronto questo discorso con imbarazzo e quindi esce fuori nei miei disegni la bambina ingenua, altre volte sono più sicura, ecc… Si legano come succede un po’ tutti i giorni nella vita, dove capita di affrontare delle cose in modo maturo, aktre volte si tende ad essere troppo impulsivi… Così, allo stesso modo, parlo di sessualità.

Poi, a un certo punto, arriva la street art. Cosa ti ha spinto e qual è il tuo rapporto con questa disciplina?
Il mondo della street art mi ha sempre incuriosito, e l’ho sempre seguita. Sin da ragazzina avevo amici che usavano bombole o facevano stencil, ma non ho mai preso la cosa sul serio, non mi ci sono mai messa di persona. Poi, una volta arrivata a Sassari mi ci sono buttata Kiki Skipidentro, grazie soprattutto al collettivo Aliment(e)azione (ora non esiste più) che organizzava l’evento annuale di street art portando artisti come Dem, Andreco, Ericalcane, Blu.
Io sono ancora alle prime armi, i muri sono pochi, e non mi sento di dire di essere una street artist.
Mi piace tantissimo andare a dipingere in posti abbandonati sia perché mi affascina l’idea di esplorare un posto che prima aveva una vita, capire cosa c’era, da chi era frequentato, la sua storia, e sia per l’atmosfera che si crea, mi è capitato di dipingere in posti immersi nella campagna, e il panorama, l’ambiente circostante, e il silenzio sono elementi che influiscono sul lavoro.
Trovo comunque affascinate l’idea che lì, da qualche parte, in una campagna, ci sia una parte di me, un mio pensiero, e rimarrà li per sempre, e chissà cosa penserà chi, per caso come me, si è ritrovato la.

Kiki Skipi @OristanoParliamo di Sassari, città viva dal punto di vista culturale e artistico. So che collabori con diversi artisti sassaresi (e non solo) e che hai messo su un laboratorio con Andrea D’Ascanio. Ci sono idee in cantiere?
Sì, Sassari è una città attiva, ci sono tante persone che organizzano eventi di ogni genere e la città potrebbe dare ancora tanto. Con Andrea abbiamo un mini laboratorio di incisione che si chiama PHANGO, è ancora un giovanotto ma ha grandi capacità, e se ci date il tempo lo dimostreremo presto, abbiamo un progetto per quest’estate e per dopo l’estate ma non svelo niente. Work in progress.

Veniamo al futuro. Stai seguendo dei progetti, mostre previste, muri in essere e similari?

Kiki SkipiNel futuro, ma anche nel presente, spero ci siano tanti altri muri, ora che mi sono tolta l’impegno dell’università posso lavorare di più su alcune idee, forse una piccola mostra a Sassari e a Bologna, ma non è ancora sicuro, mi piacerebbe andare un po’ in giro, farmi conoscere di più, e a proposito ti ringrazio per questa intervista, mi fa molto piacere, credo che sia importante dare spazio anche ai giovani artisti come me. Grazie.

Figurati, piacere mio. Spero di pubblicare presto i tuoi prossimi muri allora!

LINK UTILI:
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4 commenti

  1. Ho letto con attenzione l’intervista che ricalca influenze freudiane specialmente in Kikki Skippi. Le sue opere pero sono decisamente belle per me , un inno alla vita. L’intervistatrice meriterebbe invece di essere intervistata a sua volta, concetti come apatia sentimentale da sconfiggere e dissacrazione, origine e conseguenza del fare andrebbero sviluppate in maniera approfondita. Complimenti a … come si cjiama ? Ah si BARBARA PICCI !

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