Appunti di viaggio

New York day-by-day – Rockfeller Center e MoMA (Day 9)

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Esco dal taxi ed è probabilmente l’unica città che in realtà sembra migliore rispetto alle cartoline: New York.
Milos Forman

New York, 25 agosto 2016

East Village, ore 21:05
Ultima giornata dedicata a questi diari. Stamattina mi sveglio molto presto perché ho un appuntamento a colazione col mio amico newyorkese, lo stesso del picnic a Central Park. Mi prendo un bel po’ di tempo in più, uscendo con molto anticipo, in caso sbagliassi percorso e mi trovassi a dover combattere la mia battaglia quotidiana con la metropolitana. Nel percorso verso la solita fermata, come al solito, aggiorno i miei amici in patria, fedeli compagni del mio viaggio.
Intanto colgo particolari nel mio percorso: la caserma dei vigili del fuoco, le scalette esterne degli edifici ravvivate da colori diversi, uno strano giardino pieno zeppo di feticci e infine lui: il coniglio appeso. Come e perché ci sia finito è un mistero però ogni giorno lo vedo ciondolare con aria tutt’altro che amichevole. A dispetto di tutto, a me è simpatico e lo considero un portafortuna per cui anche oggi sorrido vedendolo e passo oltre. Eccolo.

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Prendo la metro e arrivo con un certo anticipo a destinazione, il Rockfeller Center. In realtà il luogo rientra fra le possibili tappe elencate nella mia famosa lista in essere per cui, vista l’opportunità, decido di soffermarmici.
I sotterranei sono zeppi di negozi e l’atrio lussuosissimo. Il luogo, come il quartiere in generale, è frequentato soprattutto da uomini d’affari e il tenore di vita è molto alto. Ecco alcune immagini.

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Rockfeller Center

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Negozio di lustratori di scarpe al Rockfeller Center

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Rockfeller Center – Hall

Esco alla ricerca della piazza che è il luogo più conosciuto per il grande albero di Natale simbolo delle festività newyorkesi e per la pista di pattinaggio che d’inverno sostituisce il bar ristorante che adesso la occupa.
Mi fermo a parlarvene in un video e scatto qualche foto mentre attendo il mio amico. Eccoli.

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Rockfeller Plaza

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Rockfeller Plaza

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Rockfeller Plaza

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Rockfeller Center

Poi arriva Frank, il mio frizzante amico, e mi porta a far colazione in un luogo ricercato, una catena belga diffusa in tutto il mondo, dove ho l’opportunità di godere di una colazione davvero gustosa. E mentre lui ordina la classica colazione americana fatta di uova, pane e caffè lungo, io mi accontento del solito cappuccino ma ci aggiungo questa coppetta di yogurt arricchita da fragole, banane e frutta secca. Una vera bomba di gusto e pure di energia, mi assicura Frank.

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Poi ci separiamo. Frank mi accompagna a destinazione tre isolati oltre e si reca ad un appuntamento di lavoro nei paraggi. Io invece mi fermo di fronte al luogo che rappresenta uno dei motivi del mio viaggio in questa città, un luogo che non ha bisogno di presentazioni, il MoMA – Museum of Modern Art.

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Ingresso del MoMA – Museum of Modern Art

MoMA o non MoMA? M’oMA, M’oMA, m’ha pure regalato l’anello. Ci sposiamo adesso, a New York, sulla 53ima strada. Ad officiare la cerimonia Van Gogh e Picasso. Testimoni Duchamp, Chagall, Cézanne e Degas. Ospiti d’onore Modigliani, Rousseau, Boccioni, Klimt, Kandinsky, Boetti, Pollock, Degas, De Chirico, Basquiat, Warhol, Mondrian, Gauguin, Munch, Hopper, Jasper Johns, Seurat, Léger, Severini, Braque & more. I’m so happy!

Ovviamente parlo dell’arte, coniuge fedele le cui promesse non potranno mai venir disattese, da cui non potrei mai venir tradita e la cui vicinanza non potrebbe mai venirmi a noia. Finché morte non ci separi!

Entro nella grande hall con una certa emozione e mi inoltro nelle sue gallerie.

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MoMA – Ingresso

Colma di entusiasmo riesco a registrare il primo video prima di venir bloccata. “No videos!”, mi esorta una signorina nella prima sala.
La brutta notizia è dunque che non potrò fare i video, le foto sì però, dovrete accontentarvi.

Segue una gallery delle opere che più hanno destato il mio interesse.

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Man Ray – "L'Homme" e "La Femme" c. 1918-1920

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Marcel Duchamp – “Bride” (1912)

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Yves Klein – "Anthropometry: Princess Helena" (1960)


Anche il bagno del MoMA è di ispirazione. Ecco il mio mirror selfie infinito.

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Brabs – "Mirror selfie" (2016)

Salgo al secondo piano e mi accoglie questa grande tela dell’artista americano Faith Ringgold che rappresenta, attraverso una rivisitazione della Guernica picassiana, l’antagonismo razziale della società americana degli anni ’60.

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Faith Ringgold – "American People Series #20: Die" (1967)

Continuo il mio tour partire dagli anni ’60.

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Laddie John Dill – "Untitled" (installazione – 1969)

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Robert Smithson – Alogon #2 (installazione – 1966)

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Niki de Saint Phalle – "Shooting Painting American Embassy" (1961)

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Andy Warhol – "Water Heater" (1961)

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Richard Hamilton – "Pin-up" (1961)

Poi mi investe la manzoniana merda d’artista già ospite di questo blog in occasione della visita al Museo del Novecento a Milano.

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Piero Manzoni – "Artist's Shit No 014" (1961)

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Christo – "Package 1961" (1961)

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Robert Rauschenberg – "First Landing Jump" (1961)

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Jasper Johns – "Diver" (1962-1963)

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Yayoi Kusama – "Accumulation No 1" (1962)

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Andy Warhol – "Gold Marilyn Monroe" (1962)

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Alex Katz – "Passing" (1962-1963)

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Roger Tallon – "Helicoid Staircase" (1964-1965)

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MoMA – Scorcio della Gallery "Maja Oeri and Hans Bondenmann"

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Richard Avedon – "George Harrison – John Lennon – Paul McCartney – Ringo Starr" (1967)

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John Baldessari – "What Is Painting" (1966-1968)

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Alighiero Boetti – "Postal Voyages" (1969-1970)

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Robert Rauschenberg – "Sky Garden" (1969)

Salgo al piano successivo e vengo investita da un poderoso Basquiat.

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Jean-Michel Basquiat – "Glenn" (1985)

A seguire un enorme e meraviglioso Pollock.

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Jackson Pollock – "One: Number 31, 1950" (1950)

Senza dimenticare la celebre bandiera di Jasper Johns. Vi lascio alla domanda aperta “Is this a flag or a painting?

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Jasper Johns – "Flag" (1954-1955)

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Frank Stella – "Astoria" (1958)

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Louise Bourgeois – "Quarantania, I" (1947-1953)

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Max Ernst – "Napoleon in the Wilderness" (1941)

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Piet Mondrian (1921-1929)

La tensione sale e trova un primo picco nel prossimo dipinto, una delle opere che mi hanno accompagnata sin dalla tarda adolescenza. Ho visto tante opere di Picasso a Parigi e in giro per il mondo ma questa vale doppio per tutta una serie di ragioni personali. Sono incantata.

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Pablo Picasso – "Three Musicians" (1921)

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Giorgio de Chirico – "The serenity of the scholar" (1914)

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Giorgio de Chirico – “The song of love” (1914)

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Fernand Léger – "The Mirror" (1925)

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Fernand Léger – "Woman with a book" (1923)

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Amedeo Modigliani – "Reclining Nude" (circa 1929)

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Henri Matisse – "Dance (I)" (1909)

Non so voi ma io ma io sto iniziando a sentirmi male.

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Henri Matisse – "Music (Sketch)" (1907)

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Henri Matisse – "The Piano Lesson" (1916)

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Marcel Duchamp – "Network of Stoppages" (1914)

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Marcel Duchamp – "Bicycle Wheel" (1951)

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Francis Picabia – "It Has to Do with Me" (1914)

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Fernand Léger – "Exit the Ballet Russes" (1914)

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Oskar Kokoschka – "Hans Tietze and Erica Tietze-Conrat" (1909)

Con grande soddisfazione riesco quasi a completare la mia collezione di Gustav Klimt iniziata l’anno scorso a Vienna con due pezzi mancanti (e importanti) del grande artista. Eccoli.

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Gustav Klimt – "The Park" (1910)

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Gustav Klimt – "Hope, II" (1907-1908)

Ed eccovi una delle mie opere preferite di Chagall.

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Marc Chagall – "I and the village" (1911)

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Robert Delaunay – "Sun, Moon, Simultaneous 2" (1913)

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Gino Severini – Dynamic Heroglyphic of the Bal Tabarin" (1912)

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Giacomo Balla – "Street Light" (1910-1911)

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Umberto Boccioni – "The city Rises" (1910)

La sudorazione inizia ad aumentare soprattutto quando mi trovo sotto una delle più belle, a mio parere, opere di Picasso.

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Pablo Picasso – "Les Demoiselles d'Avignon" (1907)

Godetevela piena senza elementi di disturbo.

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Pablo Picasso – "Les Demoiselles d'Avignon" (1907)

Oggi è giornata…

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Pablo Picasso – "Bather" (1907-1908)

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Georges Braque – "Man with a Guitar" (1911-1912)

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Piet Mondrian – "Composition in Oval with color planes 1" (1914)

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Diego Rivera – "Young man in a Gray Sweater (Jaques Lipchitz)" (1914)

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Pablo Picasso – "Womain Plaiting her hair" (1906)

Poi mi giro e lo vedo, è proprio lui, “The Starry Night“, uno dei Van Gogh a me più cari. E non solo a me.

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Vincent Van Gogh – "The Starry Night" (1889)

Quasi mi vengono le lacrime agli occhi, non scherzo. Soprattutto perché mi giro e vedo un’altra opera per me di grande valore affettivo.

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Henri Rousseau – "The Dream" (1910)

È pieno, tempestato di grandi opere. La testa gira e il fiato è spezzato.

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Vincent Van Gogh – "The olive trees" (1889)

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Paul Gauguin – "The seed of the Areoi" (1892)

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Edvard Munch – "The Storm" (1893)

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Paul Cézanne – "Still life with apples" (1895-1898)

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Georges-Pierre Seurat – "Evening, Honfleur" (1886)

Esco dalla sala per riprendermi ma nel corridoio mi scontro con quest’ultima serie di opere.

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Andy Warhol – "Campbell's Soup Cans" (1962)

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Roy Lichtenstein – "Drowning girl" (1963)

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Roy Lichtenstein – "Girl with ball" (1961)

E per finire in bellezza lui, Edward Hopper.

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Edward Hopper – "House by the Railroad" (1925)

A questo punto sono sfinita, le forze mi mancano, credo di essere affetta da Sindrome di Stendhal se no non si spiegherebbe. Ma no, che stupida, non ci avevo pensato, è molto più semplice. Avete mai visto una sposa non emozionarsi il giorno più importante della sua vita?

Note a margine: qui si chiude la parte diari di questo viaggio ma non il viaggio stesso. Ci potranno essere aggiornamenti, sotto forma di video o foto, sui social o anche qui sotto forma di flash veloci in caso mi capiti qualcosa che ho il piacere di condividere ma non assicuro nulla e mi godo la città come un comune mortale. Direi che l’ho meritato. Vi ringrazio per l’attenzione e per la compagnia che quest’anno, come gli altri, mi avete concesso. Scusate ma adesso vado a azzannare la Mela, sono magrolina e la sua grandezza non mi fa certo paura, anzi devo giusto metter su qualche chiletto.

L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande.
Woody Allen daily pill

5 risposte »

  1. Ma Wow! Superba sequenza… il MoMa… le mille foto, wow.
    Inebriante.

    Una domanda: la tipa che legge la didascalia dell’istallazione di Yayoi Kusama era vera giusto? Perché nel contesto, per come era colorata ci stava benissimo!

    Piace a 1 persona

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