Arte & curiosità dal mondo

Curiosity killed the blogger – L’ambiguità sessuale di Dora Ratjen alle Olimpiadi naziste del 1936

Dora RatjenChe Dora Ratjen fosse un uomo, dai diciamocelo, era piuttosto evidente. Il problema è che Dora non lo sapeva, anzi lo sapeva ma era confusa, come lo furono i suoi genitori e il medico quando videro i suoi genitali per la prima volta. Un sesso si doveva pur scegliere e il padre decise che quel figliolo “genitalmente ambiguo” avrebbe fatto parte del genere femminile. In seguito gli ormoni gli daranno torto vista la barba, i peli, il fisico, probabilmente anche la voce, ma non ebbe mai il coraggio (o la voglia) di sconfessare la sua scelta, né Dora pensò mai di uscire dal “ruolo” che il severo genitore le aveva assegnato. Mi chiedo come mai il mondo ci abbia messo tanto ad accorgersene. Tra l’altro di mezzo ci sono competizioni sportive di un certo livello come le Olimpiadi di Berlino del 1936 in cui Dora, purosangue ariana, entrò in squadra al posto di Gretel Bergmann, l’allora migliore atleta tedesca di salto in alto, che fu allontanata da Hitler in quanto ebrea e poi riammessa per scongiurare il boicottaggio da parte degli americani. Questi avevano infatti minacciato di non partecipare ai giochi se gli atleti ebrei non fossero stati reintegrati nella squadra tedesca. Il salto della vittoria da 1,63 m di Ratjen ai campionati tedeschi del 1937Ma Hitler riuscì comunque nel suo intento, non poteva permettersi che un’ebrea vincesse un oro mettendo in imbarazzo la gloriosa razza ariana. Dopo essersi assicurato che la squadra statunitense fosse in viaggio e che quindi non potesse più ritirarsi, allontanò nuovamente Gretel Bergmann in virtù di presunti scarsi risultati, sostituendola con la compagna di squadra e di stanza, la famigerata Dora Ratjen.

Come avrete capito, Dora era ermafrodita. Ciò che rende la sua storia particolarmente curiosa è che gareggiò nella squadra tedesca di atletica leggera sia per le Olimpiadi di Berlino del 1936, sia per i Campionati europei di Vienna del 1938. Non stupisce che abbia ottenuto ottimi risultati. Alle Olimpiadi arrivò quarta e agli Europei prima con tanto di record del mondo di salto in alto “sforbiciando” l’asticella a 1,70 m.  Dora Ratjen al centro sul podio degli Europei di Vienna 1938 prima di essere squalificataPeccato che il trofeo fosse femminile e che lei, invece, fosse a tutti gli effetti un uomo.
Vi chiederete come sia potuto accadere. Ebbene, la colpa non è della povera Dora. Lei venne cresciuta, vestita ed educata come una donna. Credo che in un primo momento fosse convinta di esserlo. Poi, ovviamente, si accorse della sua diversità. Ecco cosa dichiarò alla polizia:

Ho indossato vestiti da ragazza dalla mia infanzia in poi. A partire da 11-12 anni, ho cominciato a essere consapevole che non ero una donna ma un uomo. Ma non ho mai chiesto ai miei genitori perché, pur essendo un uomo, dovessi indossare abiti femminili.”

Lo accettava e basta. Dall’età di 18 anni iniziò a radersi ogni giorno. L’unico in cui non lo fece fu scoperta e arrestata. Per Dora fu una liberazione, finalmente poteva esprimere la sessualità in cui si identificava e diventare Heinrich, un uomo.
Cosa intendesse esattamente per “gatto” non è chiaro, ma ecco cosa dichiarò il poliziotto che la arrestò:

Ratjen ammise apertamente di essere contento che ‘il gatto fosse uscito dalla borsa’

Dora RatjenAccadde sul treno che la riportava dai campionati di Vienna. Dora indossava un tailleurino grigio con calze color carne e scarpe chiare. Guardate la foto, provate a immaginare la voce, in più spunta pure la barba. Figurarsi se al genere femminile può sfuggire un dettaglio del genere. Alla stazione di Magdeburgo, infatti, alcune donne si accorsero della sua barba e la denunciarono pensando che potesse trattarsi di un transessuale, categoria bandita dal nazismo. Non valse a nulla mostrare la medaglia, Dora fu portata in questura e, appurato il sesso maschile (nonostante le riserve del caso), fu denunciata per frode.
Se vi state chiedendo in che cosa consistessero queste riserve, credo di aver capito che Dora-Heinrich possedesse il pene ma che questo, alla sua base, nascondesse una fenditura molto simile a una vagina. Senza molto simile.
Aveva entrambi gli apparati genitali, può succedere. Oggi si procede con un intervento chirurgico che asporta uno dei due, ma ai tempi una soluzione del genere era pura fantascienza soprattutto in una famiglia con numerosi figli e due genitori bigotti e non particolarmente acuti. Seppure ariani sia chiaro.

Dora Ratjen come mamma l'ha fatta/oOvviamente il record e le varie partecipazioni furono annullati e Heinrich fu condannato a passare qualche mese in una clinica psichiatrica. Il Reich fu informato della questione ed egli fu sottoposto a una serie di analisi i cui risultati non sono mai stati resi pubblici.
Dopodiché Heinrich si dileguò per poi ricomparire nel 1957 in cui ammise pubblicamente di aver partecipato alle Olimpiadi come Dora e di averlo fatto “per amore dell’onore e la gloria della Germania“.
Si tratta del primo caso accertato di frode sessuale olimpionica, il primo di una lunga serie viste le polemiche recenti sulla necessità di controllare il livello di testosterone delle atlete.
A parte questa comparsa sporadica per pulirsi la coscienza e lodare la sua impeccabile nazione, Heinrich non ricomparve alle cronache se non per la sua morte, a 90 anni, il 22 aprile 2008.

Nota a margine:
Vorrei chiarire che la mia decisione di pubblicare questa storia deriva da un mero interesse per la storia in sé. Infatti, dopo un breve esame delle foto e delle Dora Ratjen nel 1937informazioni sulla/sul protagonista, si è resa evidente fra noi una pesante divergenza di punti di vista. Il quadro psicologico di Dora appare caratterizzato da un’inettitudine di base gravata dal peggiore nazionalismo. Il classico burattino nelle mani del potente Hitler. Ciò che mi fa sorridere, seppure a denti stretti, è la figuraccia mondiale che fece quest’ultimo quando Dora fu scoperta. Pur di non far vincere un’ebrea meritevole, aveva infiltrato un’ariana di sesso dubbio.

Ad ogni modo la storia di Dora fa riflettere sulla sessualità e sulla necessità di esprimere una propria identità. Questo vale per un caso limite come il suo ma anche per qualsiasi altro orientamento che si discosti dall’eterosessualità imperante. Insomma vi auguro una piena libertà sessuale, vi lascio alle foto e, se siete davvero curiosi quanto dite, un video a fine articolo vi porterà sulla pedana della famosa gara di salto in alto di Berlin ’36. A voi la voglia!

Fonti:
Donne che devono dimostrare di esserlo | Dora Ratjen, a German Olympic athlete, who was arrested at a train station on suspicion of being a man in a dress, 1938 | Dora Ratjen – Wikipedia

4 risposte »

  1. Sottoscrivo in pieno la tua analisi finale. Inoltre sembra quasi dalle interviste rilasciate alla fine degli anni ’50 che l’orrore del nazismo e il suo imprigionamento (di fatto lo è stato) in una clinica psichiatrica non fossero mai esistiti… Ogni volta che leggo storie della Germania nazista, non faccio a meno di pensare a quale enorme lavaggio del cervello fosse stata sottoposta la popolazione, peraltro volontariamente…

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