Il caso Brancusi: lo scultore contro il governo degli Stati Uniti [Parte 2: Il processo]

A sinistra: Brancusi, vue d'atelier, 1955; A destra: Atelier Brancusi, 11 Impasse Ronsin 15e, 1955. Immagini © Successione Brancusi - Tutti i diritti riservati ADAGP, Paris / Artist Rights Society (ARS), New York. Foto per gentile concessione di Paul Kasmin Galleria

A sinistra: Brancusi, vue d’atelier, 1955; A destra: Atelier Brancusi, 11 Impasse Ronsin 15e, 1955. Immagini © Successione Brancusi – Tutti i diritti riservati ADAGP, Paris / Artist Rights Society (ARS), New York. Foto per gentile concessione di Paul Kasmin Galleria

Cosa troverete: Constantin Brancusi che non vuol “pagare dazio” e intenta una causa contro il governo degli Stati uniti, eminenti personalità della scena artistica newyorkese che difendono lo scultore rumeno, processi giudiziari dai verdetti inaspettati, doganieri indispettiti che rilasciano dichiarazioni adolescenziali, difensori della legge che si fregiano di poter definire che cos’è l’arte & more…

New York, 1926-1928
Eccoci giunti dunque al processo che vede lo scultore rumeno Constantin Brancusi contro il Governo degli Stati Uniti.
Constantin Brancusi - bird in spaceCome vi ho spiegato nella prima parte riguardante questa singolare vicenda, l’oggetto della discordia è “Bird in space” (Uccello nello spazio), la scultura che Brancusi porta da Parigi per una mostra alla Brummer Gallery di New York. Alla dogana degli Stati Uniti, infatti, questa non viene considerata un’opera d’arte, quindi non soggetta agli sgravi fiscali previsti dalla Tariff act, la legge in vigore al tempo. Il rifiuto del rigido doganiere nasce dal fatto che l’opera astratta di Brancusi non riproduce il soggetto in modo “letterale”, ma ne è un’interpretazione personale.
Fino ad allora la definizione di un’opera d’arte si basava sul fatto che fosse fatta a mano, direttamente dall’artista e che fosse un esemplare originale e unico. Non ci si era posti ancora il problema, a livello giuridico almeno, sul come l’artista dovesse esprimersi. In effetti un tribunale non pare il luogo più adatto per sancire una questione di tale portata, ammesso che esista luogo o persona che possa farlo, ma il suo ricorso divenne indispensabile per regolamentare l’attuazione della legge stessa.
Ad ogni modo il fattaccio accaduto a Brancusi, e al suo accompagnatore Marchel Duchamp curatore della mostra, offre l’occasione per discutere sull’ardua questione del neonato astrattismo nella sua contrapposizione al realismo imperante.

Supreme Court Justice - Fonte WikipediaBrancusi fa dunque causa al governo degli Stati Uniti e il processo, che durerà due anni, inizia qualche mese dopo. Egli decide di non seguirlo personalmente ma chiama come testimoni sei fra artisti, mercanti d’arte, giornalisti e direttori di musei, tutti nomi noti della scena artistica newyorkese. Si tratta del fotografo Edward Steichen, lo scultore Jacob Epstein, l’editore della rivista The Arts Forbes Watson, l’editore di Vanity Fair Frank Crowninshield, il direttore del Brooklyn Museum of Art William Henry Fox ed il critico d’arte Henry McBride.
Dalla parte della Dogana troviamo invece Marcus Higginbotham come avvocato e, come testimoni, gli scultori Robert Aitken e Thomas Jones.
A far da giudici sono George Young e Byron Waite.

Constantin Brancusi, Le Coq, 1935 MoreL’atmosfera viene immediatamente scaldata dall’avvocato della Dogana che, per difendere il suo funzionario, si appella a un precedente giudiziario, il caso Olivotti contro Stati Uniti (1916), in cui si era riconosciuta la qualifica di opera d’arte solo a quei manufatti che sono “imitations of natural objects“, cioè imitazioni di oggetti della natura.
I testimoni di Brancusi rispondono all’attacco parlando di libertà dell’artista, di astrazione e citando dalla storia tendenze precedenti, come la stilizzazione dell’arte egizia.
Gli animi si scaldano e i verbali registrano ogni fase del processo.
Riporto due dei dialoghi più celebri del dibattimento che vi fanno ben capire il tipo di argomentazioni e il modo in cui vengono trattate. Il primo vede il giudice Waite interrogare un testimone dell’accusa, il fotografo Steichen.

Waite: “Lei come lo chiama questo?
Steichen: “Lo chiamo come lo chiama lo scultore, oiseau, cioè uccello.
Waite: “Come fa a dire che si tratti di un uccello se non gli somiglia?
Steichen: “Non dico che è un uccello, dico che mi sembra un uccello, così come lo ha stilizzato e chiamato l’artista.
Edward Steichen - Fonte WikipediaWaite: “E solo perché egli lo ha chiamato uccello, questo le fa dire che è un uccello?
Steichen: “Sì, vostro Onore.
Waite: “Se lei lo avesse visto per strada, lo avrebbe chiamato uccello? Se lo avesse visto nella foresta, gli avrebbe sparato?
Steichen: “No, vostro Onore.

Nel controinterrogatorio, invece, è Maurice Speiser, avvocato di Brancusi, a fare domande allo scultore Aitken esibendo la scultura.

Speiser: “Mr. Aitken, mi direbbe perché questa non è un’opera d’arte?
Aitken: “Prima di tutto perché non è bella e poi non mi piace.

Sì, lo so, sono dialoghi surreali ma mica tanto se considerate che l’astrattismo è arrivato dall’Europa di recente e rappresenta un totale sconvolgimento del modo in cui si era sempre concepita un’opera d’arte.
Il processo prosegue, vengono sentiti tutti i testimoni e le due parti definiscono le loro arringhe finali. Da una parte l’avvocato dell’accusa riassume la tesi dei testimoni che non è importante tanto il nome che si dà a un’opera, quanto le sue proporzioni armoniose e la bella manifattura. Constantin Brancusi Mostra a New York. 1957,MoMA di New York, opere dello scultore rumeno Constantin BRANCUSI. Visitatori osservano le sue sculture astratteDall’altra la Dogana che storce il naso definendo la scultura “too abstract” (troppo astratta) e un abuso delle forme.

Il 26 novembre 1928 i giudici annunciano il loro verdetto assolvendo Brancusi. Non ve l’aspettavate eh?! Eppure è così, ecco cosa dichiarano:

L’oggetto considerato […] è bello e dal profilo simmetrico, e se qualche difficoltà può esserci ad associarlo ad un uccello, tuttavia è piacevole da guardare e molto decorativo, ed è inoltre evidente che si tratti di una produzione originale di uno scultore professionale […] Accogliamo il reclamo e stabiliamo che l’oggetto sia duty free.

Così commentano la vicenda con la stampa:

Che abbiamo o no simpatia per le idee nuove o quelli che le rappresentano, pensiamo che la loro Constantin Brancusi, 1933-34esistenza e la loro influenza nel mondo […] vada presa in considerazione.

La decisione dei giudici riflette l’atteggiamento, tipico della cultura americana, di apertura e messa in discussione del passato, atteggiamento che non sorprende se si considerano i movimenti artistici che seguiranno, uno fra tutti l’Action Painting di Pollok, ad esempio.

F.J.H. Kracke, il doganiere della discordia, tuttavia, non è dello stesso avviso. Questo dichiara in un’intervista all’Evening Post:

Se quello dice di essere un artista, io sono un muratore!

L’opinione del funzionario ferito e indispettito dalla decisione della corte, tuttavia, riflette anche quella dell’opinione pubblica che crede che le sculture di Brancusi lascino troppo spazio all’immaginazione.

Edward Steichen. Brancusi_s Bird in Space. 1957–58. Gelatin silver printEcco cosa dichiara il fotografo Steichen, che successivamente acquistò l’opera:

Bird in Space è stato il miglior testimone di se stesso. È stata l’unica cosa che fosse chiara alla Corte: splendeva come un gioiello.

A questo punto non si può più tornare indietro, l’astrattismo è stato riconosciuto dalla legge che, assecondando il tipico pragmatismo americano, pensa di poter definire che cos’è l’arte. Una sentenza storica che aprirà le porte a tutta una serie di correnti che si svilupperanno negli Stati Uniti e che lasceranno un importante segno nella storia dell’arte stessa.

Il caso Brancusi:

Fonti: “But Is It Art?” Constantin Brancusi vs. the United States | Lo scultore e il doganiere: il caso Brancusi | Il caso Brancusi | Constantin Brâncuși e “L’uccello nello spazio”: un curioso caso giudiziario | Caso Brancusi – Wikipedia

 

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10 commenti

  1. E alla fine é l’Arte a vincere 😉

    1. Sìììììì! E la libertà di esprimersi in modi diversi, la possibilità di cambiare le cose, rivoluzionare lo scontato e così via… 😉

  2. Questa vicenda di Brancusi mi ha sempre affascinato (un po’ come l’altra che vide coinvolto l’artista Whistler con il critico Ruskin – che seppure su basi diverse disputava in tribunale il valore dell’arte moderna). È uno spaccato della realtà poliedrica che ci circonda dove la cultura è sempre relazionata alla realtà. Non solo, questo episodio è quasi paradossale se pensiamo che di lì a qualche anno l’America divenne patria del nuovo linguaggio artistico.

    1. Assolutamente d’accordo, son le stesse considerazioni che mi hanno spinto ad approfondire 😉

  3. Ciao Brab, direi un finale bello e vagamente prevedibile ahahah! l’arte trionfa sempre!
    Brancusi alla fine venne accettato, inglobato e vezzeggiato dalla cultura americana come tanti gli altri artisti europei.
    Premesso che l’astrattismo americano, avrebbe sfondato comunque perché i tempi erano maturi, si dice che l’arte astratta fu l’arma segreta degli americani durante la guerra fredda.
    Il fine era promuovere l’idea che gli Stati Uniti fosse patria della libertà, peccato che molti pittori che la Cia promuoveva, erano più o meno apertamente comunista e anti-americani.
    Nello stesso periodo il Partito Comunista Sovietico e anche i nostri locali, come era già successo anche con i nazisti, scatenavano una campagna brutale contro la pittura moderna, bollata come arte degenerata decadente e borghese…
    Tuttavia, anche in patria, i pittori astratti erano sbeffeggiati, ma stranamente promossi all’estero e chissà come si trovava sempre un magnate miliardario che pagava le trasferte.
    Gli americani stessi, trattavano con disprezzo le composizioni astratte chiamandole: Drip drop and splash.
    La Cia si comportava davvero come un mecenate illuminato in aperto conflitto con le tendenze più reazionarie negli Stati uniti.
    Anche in Italia questa politica ebbe effetto: permise infatti a molti artisti di sinistra di fregarsene delle reazioni della stampa di partito, protetti dalle riviste artistiche europee finanziate dalla Cia.
    Ciò permise a personaggi come Lucio Fontana e Alberto Burri di sganciarsi dal realismo, lanciandosi verso azioni più creative e sperimentali che conosciamo tutti!
    Insomma alla fine nonostante gli intenti non proprio pacifici fu tutto di guadagnato per noi e per il progresso delle arti in generale…
    🙂

    1. Beh che dire? Grazie per le preziose info ulteriori 🙂
      La bagarre realismo-astrattismo è già saltata fuori a più riprese parlando del 900 ovviamente. In particolare con Peggy Guggenheim che, non solo sostenne artisti, come Pollock, in patria, ma li portò a Venezia contribuendo alla vivacità del confronto. Come andò poi è storia, no? 😉

  4. Come andò? direi bene, l’espressionismo astratto è stato un punto di svolta nella nostra cultura, un qualcosa di veramente nuovo, Peggy ha speso bene i suoi soldi, poi prendere casa a Venezia è stato un colpo da maestro, sempre che non ci sia stato sotto ancora il solito zampino…
    ps. in un primo momento pensavo che il palazzo fosse stato fatto costruire dalla famiglia Guggenheim, poi ho scoperto che in realtà era un palazzo incompiuto del 1750, fiuuu!!! menomale!
    🙂

    1. Guarda lascia perdere… per me la questione è davvero interessante e non vedo l’ora di andare a visitare la sua casa-museo… e la sua collezione che contiene anche, giustappunto, il famoso uccello della discordia di Brancusi…
      ps biglietto fatto 😉

      1. Brava brava, ma come ti capisco! 🙂

      2. Eheh lo so 😉

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