Venezia – “The Tyranny of Consciousness” di Charles Atlas (USA) alla Biennale Arte 2017

"The Tyranny of Consciousness" di Charles Atlas (USA)

“The Tyranny of Consciousness” di Charles Atlas (USA)

Luogo: Venezia >> Arsenale >> Padiglione della Terra
Titolo opera: The Tyranny of Consciousness
Artista: Charles Atlas
Curatore: Christine Macel
Dal 13 maggio al 26 novembre 2017

Opera che ha ricevuto una menzione speciale alla Biennale è “The Tyranny of Consciousness” dello statunitense Charles Atlas (1949). La motivazione è molto chiara: “per due video di grande splendore Biennale Arte 2017 – Arsenale -"The Tyranny of Consciousness" di Charles Atlas (USA)visuale e sofisticato editing in cui immagini di bellezza naturale e artificiale sono unite a parole che affrontano questioni di austerità e frustrazione, sessualità e classe“.
In effetti, durante la mia visita all’Arsenale, erano tante le persone ferme, quasi incantate, a osservare lo scorrere a mosaico dei 44 tramonti catturati dall’artista appositamente per questa mostra. Per non parlare dell’impatto fascinoso del grande orologio digitale riflesso sul pavimento che fa una specie di conto alla rovescia continuo dai 18 minuti allo zero (il numero di minuti impiegati dal sole per tramontare).

In realtà io penso che ciò che portava quelle persone a stare lì imbambolate non fossero solo le immagini ma anche la voce suadente che sembrava carezzarle lievemente e che, a posteriori, "The Tyranny of Consciousness" di Charles Atlas (USA)ho scoperto appartenere a un personaggio leggendario di New York, la drag queen Lady Bunny. L’opera combina infatti due video: quello dei tramonti (dal titolo “Kiss the Day Goodbye“) e quello della famosa drag queen (dal titolo “Here she is… v1“). In quest’ultimo, essa rivela come ha trovato il coraggio di parlare di politica e parla di pace, vita, pianeta, avidità e dei tempi confusi e complessi in cui viviamo.
Ecco alcuni stralci delle sue parole:

Non capisco da dove viene l’avidità che sta causando la guerra, l’avidità che sta uccidendo il pianeta (l’unico pianeta che ci è dato da vivere)
(…)
Non capisco da dove deriva il desiderio di oppressione, ma succede a ogni livello della nostra società
(…)
C’è davvero qualcosa che ci impedisce di essere pacifici e prosperi, perché la pace non ha un tornaconto economico per le persone al potere
(…)
a meno che non ci mobilitiamo
(…)
a meno che non ci alziamo e diciamo: “No, non dovete opprimerci – No, non prenderete i nostri soldi per andare a combattere una guerra – No, non ci profilerete in modo razziale – No, non ci stuprerete – No, non ci detterete cosa va nella nostra vagina. Finché staremo in piedi, ci potranno tenere lontani solo ammazzandoci
(…)
È veramente folle e nessuno sta parlando di pace. Non voglio vivere in un mondo senza pace.

L’opera di Charles Atlas è dunque un’installazione di video combinati che si intersecano straripando in un’intensa poetica tesa a spronare verso la pace. Le parole di Lady Bunny sono una "The Tyranny of Consciousness" di Charles Atlas (USA)sentita riflessione sulle contraddizioni dell’uomo nella sua eterna corsa verso il potere e la sopraffazione.
Uno spunto che, oltre a emozionare con la sua molteplicità di stimoli visivi e sonori, è capace di far riflettere sull’inutilità della guerra e di incitare a una ribellione che porti al cambiamento.

Menzione quindi, a mio parere, più che meritata per l’artista statunitense che ha lavorato per circa quarant’anni creando installazioni visive e collaborando nei primi anni ’70 con la ballerina e coreografa Merce Cunningham (insieme hanno prodotto 12 film). Dopo la morte di questa, nel 2009, Atlas ha iniziato a sperimentare una nuova estetica, eliminando la figura umana, favorendo i numeri e sperimentando ritmi ripetitivi.
Ecco immagini e video. Buona visione e ascolto, fatevi contagiare!

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Link utili / Useful links:
Wikipedia

Via irenebrination.typepad.com

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8 commenti

  1. […] ARTE 2017 – ARSENALE – “The Tyranny of Consciousness” di Charles Atlas (USA) – “The Mending Project” di Lee Mingwei […]

  2. Per quanto trovi molto interessanti e meno superficiali di come sembrano queste installazioni mi domando, da profano, quanto già si deve essere famosi per potersele permettere? Il tempo che ci fagocita, l’immagine che ci perseguita mentre la vita scorre, sono temi che ricorrono nei pensieri di tutti ma cosa sarebbe successo se avessi proiettato io un ologramma di alcuni count-down sovrapposti?
    Come sempre scatti azzeccati. Tnks!

    1. Nonostante capisca le tue perplessità, sono molto felice che, chi ha la possibilità di fare clamore, lo faccia parlando di argomenti come questo… In effetti, questo lavoro è stato selezionato proprio per il suo contenuto!
      Per le foto grazie… solo alcune sono state realizzate da me, mi son dovuta far aiutare dal web 😉

      1. Comunque il risultato è riuscito. Sì quello che affermi sul clamore è giusto (vabe’ dirai, in fondo mica devo dirtelo io che dici cose giuste!!) e considero gli artisti come tamburi. Chi saprebbe oggi dell’ingiustizia di alcuni popoli non fosse stato per pittori o musicisti? Idem con i pensieri più profondi.

      2. Ciò che dice Atlas 😉

    1. Ma grazie Glencoe 🙂

      1. grazie a te con le tue nuove ed interessanti proposte

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