Paris day-by-day – Aerei persi, cittadine francesi sperdute e rientro a casa (Day 10 & more)

Aeroporto di Parigi Charles de Gaulle
Aeroporto di Parigi Charles de Gaulle

14-15-16-17 agosto 2019

La sveglia suona, sono le 8: quattro ore esatte prima della partenza dell’aereo che ci riporterà nella calda Sardegna. I giorni a Parigi sono stati intensi e proficui ma, come in ogni viaggio che si rispetti, superata una certa soglia, soggiunge il desiderio incontenibile di riadagiarsi sulle dolci e carezzevoli lenzuola di casa, di ritrovare il soddisfacimento incomparabile delle proprie prelibatezze culinarie e, non diciamoci bugie, di riequilibrare il proprio zen attraverso un rinnovato rapporto col proprio (perdonate il termine) cesso, in particolar modo col proprio bidet. Che poi mi chiedo perché gli sia dato un nome francese se gli stessi francesi sembrino ignorarne l’esistenza (e l’importanza).
Inoltre in questi giorni è soggiunto un altro problema. Come vi ho accennato, piove di continuo e la temperatura non é amica. Ciò che non vi ho detto, invece, è che la sottoscritta, come una novellina di primo pelo, ha sbagliato abbigliamento e ha portato tutto tranne qualcosa atta a proteggerla in queste evenienze. Ciò ricorda assai uno dei miei primi viaggi in solitaria a Praga, ma questa è un’altra storia (che vi racconto qui).
Fatto sta che voliamo felici a prendere il famoso shuttle che collega Parigi a Beauvais, l’unico trasporto pubblico disponibile che collega l’aeroporto, gestito quasi interamente da Ryanair, alla capitale. Abbiamo già acquistato i biglietti al nostro arrivo e ci è stato detto di essere alla stazione tre ore prima della partenza. Arriviamo con una quindicina di minuti in anticipo sulla tabella di marcia ma ciò che ci troviamo di fronte ci lascia di sasso. La fila per prendere i pulman è talmente lunga da fuoriuscire dalla stazione e arrivare fino alla strada. Ci diciamo: sanno quel che fanno, d’altronde c’è scritto dappertutto tre ore prima e noi tre ore prima siamo qui. Metteranno tanti pullman, sarà una delle tipiche file francesi a scorrimento veloce. Ma poi il tempo passa e lo scorrimento non è affatto veloce, anzi è inesistente. Iniziamo a preoccuparci e chiedere spiegazioni e ogni volta ci rassicurano che ci faranno salire fra 10 minuti. Intanto passano a chiamare Bologna e la cosa un po’ ci dà sollievo. Quindi conoscono gli orari e chiamano selettivamente in base alla partenza dei voli. A un’ora e mezza dalla partenza, dopo aver avanzato di 10 metri, iniziamo a essere sul disperato andante. Mi avvicino più volte, la prima non mi degnano d’attenzione e mi danno i soliti dieci minuti d’attesa, la seconda inizio a incazzarmi, gli mostro per l’ennesima volta la carta d’imbarco e stavolta li obbligo a guardarla. “Ah Cagliari? L’abbiamo già chiamata insieme a Bologna. Come mai non avete risposto? Comunque vi facciamo salire sul prossimo”. Adesso sono incazzata davvero, Cagliari non è stata chiamata se non fra le persone all’inizio della fila forse, siamo in estremo ritardo e il rischio di perdere l’aereo, a questo punto, è sempre più probabile, se non confermato. Inoltre il tizio si stizzisce dicendomi che è stanco e di rispettare il suo lavoro. Sì, e tu, il mio diritto a tornare a casa non lo devi rispettare?
Arrivano due pulman e non ci chiamano, entriamo in sfondamento e saliamo con la forza. Arrivando ovviamente a gate chiuso da 10 minuti. Corriamo trafelati, arriviamo al Terminal 1, imploro di farmi passare: niente. Inflessibili. Del fatto che sia stato un problema del loro partner che gestisce i trasporti poco gliene frega. Gliene frega solo di proporci una penale con cui poter salire sul prossimo aereo. Che è dopo due giorni e, per giunta, pieno. Vien da pensare che questo modo di agire sia in qualche modo tollerato, se non incoraggiato, dalla stessa Ryanair per rimpinzare le sue tasche coi cambi di volo. Anche perché racconto l’episodio a degli amici che mi confermano di aver avuto la stessa esperienza alla stazione dello Shuttle e di aver dovuto litigare per salire sul pullman perché in ritardo sulla partenza dell’aereo. Inoltre l’aeroporto di Beauvais si trova a un centinaio di km da Parigi, cosa che non incoraggia a tornare in città, bensì a cambiare volo (pagando) e a trovare una sistemazione (sicuramente più economica della capitale) in zona. Cosa che facciamo. Ci mettono in stand-by list per venerdì 16.

Morale della favola 1
Siamo rimasti due giorni, compreso ferragosto, in un motel ad Allonne, una frazione della cittadina di Beauvais: un luogo triste in cui la maggior attrattiva è una gremita serie di centri commerciali, senza peraltro la grazia di poter godere di belle giornate, bensì gravati dalla pioggia e dal freddo. Inoltre la lista d’attesa non si è liberata per cui ieri mattina ci è stato nuovamente negato il ritorno a casa. Ma consigliato (stranamente) di salire sull’aereo per Bari o su altri voli Ryanair per poi pagare un’altra (onerosa) coincidenza preferibilmente della stessa compagnia da un’altra città. Ci è stato però assicurato di poter tornare a casa con certezza lunedì, quindi dopo altri tre giorni (pagati) in quell’inferno.

Morale della favola 2
In questo momento ci troviamo all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi in procinto di tornare a casa con un volo Air France. Dopo aver chiesto il risarcimento della penale a Ryanair, ci siamo armati di buona pazienza e siamo tornati a Parigi, abbiamo passato qualche ora in città. Sul finire della sera, abbiamo preso un treno che ci ha portati in questo aeroporto enorme e ultra moderno e abbiamo scelto di passare la notte sulle poltroncine ultra accessoriate (ma scomode) offerte gratutamente dallo stesso aeroporto. Poltrone da cui in questo momento scrivo con tre ore di sonno, un freddo boia e un torcicollo da urlo. Yeah!

Conclusioni
Ho voluto scrivere questo spiacevole episodio perché spero che possa servire ad altri viaggiatori perché non si facciano prendere in giro, come è successo a noi, nella stazione degli Shuttle vicino a Porte Maillot a Parigi. Inoltre l’esperienza mi fa sempre più convincere che sia meglio pagare un po’ in più ma evitare di usare il (deprecabile) servizio Ryanair, anche considerando le nuove politiche relative al bagaglio a mano che contemplano costi aggiuntivi (e non dichiarati al momento dell’acquisto) di 25 euro a tratta per un bagaglio da stiva di 10 kili. Per non parlare dei costi di spostamento da aeroporti sempre fuori portata rispetto alla città che si vuole raggiungere.

Scusate lo sfogo ma, nonostante sia estremamente felice della vacanza che ho vissuto, ritengo che non sia corretto mettere il consumatore di fronte a tali disagi.

Alla prossima. In quel di casa però…

9 commenti

  1. So che un like suona fuori luogo visto il tono del post, ma oh, almeno che la comunicazione di massa serva a qualcosa (a difenderci). Bella manica di stronzi, comunque.

  2. Rayan è così… non si può dire che siano trabocchetti preordinati, niente affatto (anche perché magari qualche denuncia arriva) ma ecco, ci sono delle ordinate disorganizzazioni in generale..

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