Appunti di viaggio

Venezia – Contrapposto studies, la mostra di Bruce Nauman a Punta della Dogana

Contrapposto studies, la mostra di Bruce Nauman a Punta della Dogana

Contrapposto studies, la mostra di Bruce Nauman a Punta della Dogana

L’unica cosa che mi son portata indietro da Venezia è il quadernetto di esercizi relativo alla mostra “Contrapposto studies” di Bruce Nauman alla Fondazione Pinault di Punta della Dogana. C’è scritto che è una guida per famiglie, credo intendano si rivolga ai bambini, ma è un dettaglio irrilevante.
In effetti devo ammettere che la mostra dell’artista americano è stato uno dei momenti più interessanti e stimolanti della mia visita alla città lagunare. Nonostante avessi letto a proposito, infatti, non avrei mai immaginato di venir coinvolta totalmente dalla potenza della ripetizione gestuale delle opere di Nauman. Nella serie del Contrapposto, in particolare, questo gesto non solo viene ripetuto ma anche scomposto e ricomposto più volte, rivoluzionando del tutto il suo senso originario. L’atto performativo, attraverso questo espediente, trasforma il gesto in concetto. Emergono vita e morte, bene e male. Ne deriva dunque un forte disorientamento nello spettatore, una destabilizzazione che lo porta inevitabilmente ad esplorare la sua profondità più intima. Il corpo diventa, dunque, un mezzo per ricercare la propria identità e per lo sviluppo di un linguaggio che vada oltre l’esperienza comune.
Ecco perché ho portato via il quaderno degli esercizi e, sala per sala, ho cercato di riflettere sulle questioni sollevate, di rispondere alle domande e di provare a usare il corpo come Nauman. Non è affatto facile, ci vuole allenamento, ma seguendo le sue indicazioni, ci si può lavorare. Anche perché è liberatorio. Provateci anche voi!

Oltre a questo breve sunto esperienziale relativo alla mostra, da menzionare la ricerca di Nauman sullo studio d’artista come spazio di creazione. Egli si è sempre interrogato, infatti, sul sapere cosa fa realmente un artista quando è solo nel suo studio. Attraverso l’uso di nuove tecnologie, l’artista ci fa entrare nel suo studio digitalizzato in 3D, e lo usa anche come sfondo per nuovi video della serie Contrapposto visionabili con occhiali tridimensionali.

Inoltre, da non dimenticare, la ricerca sul suono con opere dai contorni destabilizzanti come: “Sound Breakingn Wall” (1969), due intere pareti che celano altoparlanti con registrazioni di suoni (quali il respiro, il calpestio e le risate) la cui provenienza appare indefinita, tanto da spiazzare lo spettatore; “Acoustic Wedge” (2020), un’opera site specific realizzata per la mostra, in cui l’artista fa sparire il riverbero acustico; “Diagonal sound wall” (1970) in cui un grande muro fatto di materiali fonoassorbenti divide in due l’ambiente attraverso una diagonale che costringe lo spettatore a un piccolo spazio per passare dall’altra parte; “Soundtrack from first violin film” (1970) in cui suoni strumentali estratti da azioni precedentemente filmate sono ricomposti in una sola traccia.

E’ difficile spiegare a parole le opere dell’artista americano. Per comprendere appieno la sua poetica, potete visitare questa mostra che, non solo vede esposte numerose sue opere performative sotto forma di video, ma vi permette anche di vederle dal vivo grazie a dei performer (vedi video). E’ il caso, nello specifico, dell’opera “Bouncing in the corner” (1968), in cui il corpo rimbalza ripetutamente nell’angolo fra due pareti.
Mi pare di aver toccato tutti gli elementi più salienti di Bruce Nauman e di questa mostra. A questo punto non vi resta che visitarla! Avete tempo fino al 9 gennaio 2022.

SPECIALE VENEZIA 2021

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