Confessioni d’autore – Intervista a Peter Waters

Al principio era il nome… Peter… Peter Waters… Chi è Peter Waters? Chi può portare con tanta disinvoltura le acque nel suo nome?  Peter WatersRuscelli di montagna che, scendendo a valle, percorrono impetuosi i sentieri della mia mente. Peter Waters… la musicalità del suo nome acquoso si fissa nelle mie antennine curiose. Ma certo… proprio come il suo nome, scolpito fra le note della mia coscienza, così sarà lui: immerso nel suono celestiale della sua anima…

Niente capita per caso. Così pure il nostro incontro. La prima volta che successe passeggiavamo entrambi Peter Watersnei percorsi tortuosi delle nostre menti. Io riflettevo attendendo l’ispirazione, Peter era immerso nella meditazione liberando il suo Io e lasciandolo elevare all’altare della sua più intima spiritualità. Ciò che permise il nostro incontro fu il sottofondo musicale. Lo stesso. La nostra passione: il jazz…

Mi vide e sorrise, non disse una parola e mi fece accomodare in un cantuccio della sua anima. Peter WatersIo mi accoccolai in silenzio e chiusi gli occhi, lasciandomi avvolgere dal flusso dei suoi pensieri, alla ricerca del mio Zen. Fu così che sentii la dea venir fuori dalle acque. La mia musa incantata, di bianco vestita e di luce avvolta, mi prese per mano dolcemente e mi condusse per le vie della mente di Peter, facendomi esplorare le sue emozioni ed il suo animo.

Mi mostrò la musica… Lo vidi sedersi scomposto sullo sgabello di fronte al pianoforte e accarezzarne i tasti. Peter WatersLo vidi attendere che le note avessero voglia di esprimersi, che si impossessassero delle sue mani. La testa inclinata, il suo orecchio sfiorava la bianca tastiera. Attese che l’impeto lo investisse, che quelle minuscole particelle di pura sonorità lo percuotessero, proprio come una febbre furente, che all’improvviso arrivò…

Le sue mani iniziarono a correre, rallentarono, galleggiarono, Peter Waterssi fermarono, ripresero e danzarono nell’aria ad accompagnare le note. Il confine fra il piano e Peter scomparve. Non si capiva più dove iniziava l’uno e finiva l’altro, fusi a formare uno stesso essere: il demiurgo della musica, plasmatore ed artefice della sua stessa essenza.

Peter WatersChiusi gli occhi per farmi trasportare nei suoi mondi lontani, nel suo “Teatro della mente”. Alla dolcezza pacata dei suoi gorgheggi ritmati, si alternarono improvvise impennate di tensione sonora. E, così come le sue note imbizzarrite, le mie emozioni vennero sballottate fra le montagne russe del suo impeto, fino a quando, così come era iniziato,  all’improvviso tutto si placò, tacque… E, in silenzio, vidi allontanarsi esauste anche le note, spossate dall’averlo servito e dall’aver accompagnato quell’animo estroso e originale nei suoi armonici seppur sinuosi sentieri della musica.

Ed è così che, ogni volta che desidero partecipare ancora un po’ della sua arte, Peter Watersmi basta avvicinarmi al suo tempietto personale e farmi invadere dalla sua luce: inspirare ed espirare il ritmo della sua musica interiore. Se fosse per la mia anima, sarei già sazia di conoscenza, piena del suo essere poetico e sfavillante, ma qualcosa mi spinge a saperne di più, a conoscere le origini della sua arte, a rispondere a 360 gradi alla domanda: “Chi è Peter Waters?”…


Parlaci del tuo rapporto con la musica e della sua evoluzione dalle origini fino ad oggi.

Mi piace la tua parola” origine “. Mi ricorda il termine l’australiano” aborigeno” e risponde alla tua domanda in parte.
Nato nel deserto australiano, nei miei vagabondaggi in meandri…. nei miei viaggi, non sono mai riuscito a comprendere il mio stupore e il culto della Natura. Il tipo di canto degli aborigeni come ho WLK su questa terra benedetta diventa la mia canzone dell’anima, il Grande Sogno.
Noi in Sardegna siamo Tutti danzatore delle stelle, quindi qui sono a Casa Mia.

Jazz e musica classica. Ci sono, per te, dei reali confini fra questi due generi che ti appartengono?

Jazz e musica classica si intrecciano nel cammino della mia mente.
E ‘una questione di stili, su cui si puà discutere per ogni pezzo di musica.
Ogni pezzo, sia jazz, classica, flamenco o rock, è una nascita unica, un figlio del compositore.
Così Mozart fluisce liberamente in Pat Metheny, Gabriel Fauré in Paolo Fresu, Stravinsky in Miles Davis. Questi dipinti magici colorati si alimentano a vicenda. Ogni Preludio e altre opere di Bach possono (e lo fanno) confluire in una ballata Diana Krall, un altro funky bach preludio (oggi JSBach sarebbe utilizzando stack di Michael Jackson ‘s di suoni di basso e sintetizzatori) diventa Jeff Beck, non meno funky.
È la danza magica della vita che si manifesta in forme di varia qualità di brillantezza, chiarezza e perfezione. Il Cuore verifica questo Amore Divino in tutte le sue miriadi di forme, senza separazione.

La meditazione è centrale nella tua vita quotidiana. Di cosa si tratta ed in che modo essa partecipa ed influisce sulla tua ispirazione?

La spiritualità si trova al centro di tutto il mio mondo musicale e anche di tutta la mia vita. Dal mio primo contatto con lo Zen e Tai Ji, che sono stati entrambi le mie guide più pazienti, gentili e leali negli gli ultimi 40 anni e che mi accompagnano fino ad oggi. Durante l’esecuzione mi innervosivo come uno studente di 17-20 anni. Ho notato che non ero in grado di raggiungere il mio pieno potenziale sotto a causa della tensione nervosa.Il mio contatto prima di tutto era un cantante che ha parlato “Lo Zen nell’arte di Archery “di Eugen Herrigel, considerandolo come una finestra nel miglioramento della mente attraverso la meditazione.Sono stato catturato fin dall’inizio. Che bello avere coscienza pratica di aggirare la EGO (la “fonte di ogni nervosismo”) e andare direttamente al centro del contenuto spirituale / musicale.Le mie prestazioni sono migliorate rapidamente e sopratutto per il Tai Chi ci sono volute miolte lezioni e molti passi ulteriori. Ora c’era un metodo di concentrarsi sulla respirazione attraverso movimenti belli e attraverso una meditazione che, se seguita, sembra che il tempo si fermi e tutti i problemi sembrino davvero relativi. Possono semplicemente volare via, mentre noi siamo concentrati nella scoperta del dono più prezioso per noi, respiro e vita e IO.
Ero un autentico, insegnante autorizzato di stile ta Chi Chu’an Yang. All’età di 28 anni ho ricevuto i certificati ufficiali in Seremban, Malesia, nel 1981, dal meraviglioso Wong Chook Choi, 5 ª generazione discendente diretto della famiglia Yang, che hanno chiamato “stile Yang”1984-1989. Ho insegnato più Tai Chi della musica, i miei corsi con molti seguaci nei dintorni della bellissima Stadttheater St. Gallen (San Gallo), la mattina presto. E’ diventato un appuntamento fisso della vita di tutti i giorni in quel teatro meraviglioso.
Dopo aver praticato il Tai Ji riesco ad entrare in uno spazio concerto e sono in grado di generare una tranquilla e bella energia che sento espandersidal mio morbido centro Tai Ji in uno spazio sacro contenente tutta la meditazione e l’amore.

Il tuo percorso è segnato da parecchie collaborazioni con altri artisti sia musicali che non. In che modo e quanto esse incidono nel prodotto finale dei tuoi parti artistici?

Il mio sviluppo musicale non esisterebbe senza queste collaborazioni, che sono nutrimento per il cuore, l’arte e la creatività.
In particolare le arti visive hanno sempre giocato un ruolo enorme. Ho lavorato spesso con i pittori e in modo ogni composizione è un dipinto. Dance Theater è stato anche sempre più forte di me (alimentato dall’energia interna del t’ai chi) e ho avuto una collaborazione meravigliosa qui a Cagliari con la compagnia di danza LiberaMente, la ballerina Manuela Piga ed elettronica di magia Meloni. E in aggiunta a questo, proprio di recente, una collaborazione più proficua promette di fluire nell’area letteraria, con la mia amicizia con una scrittrice meravigliosa di Pula che vive a Quartu…

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai in mente nuove idee e/o collaborazioni?

Brabs ho appena completato un grande progetto che è una sorta di segnale per me, per il futuro. Con i più grandi musicisti jazz svizzeri e il favoloso Chorproject. Ho arrangiato il Requiem di Fauré per il jazz performance. E’ stata un’esperienza profondamente spirituale per me e continuerò in questo genere, lasciando spazio per l’improvvisazione pur rimanendo fedele alla storia di belle armonie jazz e Avel / Debussy / Faurè.
In più, la mia collaborazione con la fantastica vocalist Simona Bandino cresce e cresce e si trova un nuovo territorio musicale. Presto realizzzerò molti progetti strumentali a Cagliari con cantanti (Francesca Corrias, “Ballads”, Chiara Figus “Brasil”, Alessio Meloni e Stefania Deluigi ) e così con formazioni lacustiche / elettroniche come “Cats spazio” con Roberto Boi e Mario Massa, e la nuova Joni Mitchell Indicazioni con Matteo Marongiu, semopre Simona e Roberto Migoni.
Lo spazio è aperto e dopo il successo del progetto Fauré il linguaggio musicale assunto è chiaro e forte. Ascolto ciò che sta accadendo nella mente e in aria e bevo molto tè verde alla Lanterna Rossa in Poetto.

Foto e video dal concerto “Love” di Peter Waters & Simona Bandino al Palazzo Siotto, 06.11.2012

Link utili:
Peter Waters Website

Credits:
Foto e video (C)2012 Marilena Riello – Blog | Flickr
Traduzione delle domande in italiano a cura di Angela Sidoni.

2 commenti

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