Praga day-by-day – Hradčany: Castello, Cattedrale, Vicolo d’oro, Alchimisti e Night Club (Day 5)

Sapevate che i sorrisi vanno abbinati alla giornata? Mai avere il broncio quando brilla il sole, né rinunciare ad un po’ di sana malinconia quando piove. Qui oggi é una giornata meravigliosa e io ho dovuto indossare un sorriso solare. Mi sta bene, é in pandane coi calzoncini bianchi e la magliettina rosa che ho portato da casa per un’occasione del genere. D’altronde le mie nuove ballerine sono una prova lampante del mio incontestabile lato trendy.

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Day 5

Dopo aver sbrigato le solite cose, mi butto per le strade di Praga cosí agghindata. Ho deciso finalmente di visitare la zona alta del castello, sono giorni che vedo gli spuntoni della cattedrale e tutte le altre guglie attorno. Inoltre voglio togliermi la curiositá della famosa Bilá Paní, la Signora Bianca. Narra la leggenda che il castello sia abitato dall’anima di una dama trattata crudelmente in vita. Essa è tornata dopo la morte per fare del bene e proteggere le mura e gli abitanti del castello. Non mi é chiaro come mai non tenti di vendicarsi, ma si sa quanto il buonismo sia fashion, per cui, per stavolta, gliela lascio passare. Un fantasma buono, ma dai… Quando mai si é visto? Comunque se la incrocio la informo sulle recenti statistiche che hanno dimostrato che il DentePerDente ha superato in classifica il PorgiL’AltraGuancia e che pertanto le conviene adeguarsi.
Attraverso il ponte Carlo mischiandomi coi soliti turisti. C’é una quantitá incredibile di italiani. Io tendo al silenzio per non farmi riconoscere o per non farmi prendere per una di loro. Ne vedo e frequento giá tanti in patria, ogni tanto ci vuole una pausa. E poi li trovo spesso sguaiati, quasi inopportuni, per cui li evito.

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Ponte Carlo

Percorro tutto il quartiere di Malá Strana e salgo alla volta di piazza Hradčany. Detto cosí vi sembrerá una passeggiata, in realtá é un bel salitone, di quelli che ne faresti volentieri a meno.

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Palazzi nella via Nerudova

Tuttavia lo spettacolo che mi trovo davanti mi fa scordare velocemente la fatica. Nell’ampia (ma ampia davvero) superficie della piazza si affacciano diversi edifici dalla grande imponenza, fra cui l’ingresso del castello. Inoltre dalle mura che la cingono si gode una vista fantastica della cittá.

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Piazza Hradčany

Faccio qualche foto poi entro nel castello. Lo scenario é più o meno identico a quello visto nei castelli che ho avuto modo di visitare in passato. Quello che non mi aspetto, invece, é l’improvviso sussulto di fronte alla meravigliosa Cattedrale di San Vito. Essa é unita alla prima parte del castello da due porticati, per cui la sua apparizione non é graduale, non la vedi da lontano per cui non hai il tempo di abituarti. No, ti appare maestosa all’improvviso tanto da lasciarti senza fiato. Mi fermo a contemplarla fra la folla. Sembra che tutti abbiano la stessa sensazione perché sento sospiri di stupore e altre persone, come la sottoscritta, fermi a bocca aperta e con l’espressione ebete. Quando mi riprendo, mi spingo all’interno e ne ammiro la bellezza, anche se… fuori non la batti! Ci credo che ci hanno messo 600 anni a costruirla. É assolutamente meravigliosa, forse la più bella cattedrale gotica che io abbia mai visto.

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Cattedrale di San Vito

Mi riprendo per lo shock e la oltrepasso trovandomi in un grande piazzale in cui fa capolino il primo convento della Boemia, il Convento di San Giorgio, in cui sono custodite le collezioni ceche della Galleria Nazionale. Gli do uno sguardo veloce da fuori e proseguo verso ció che, oltre la Cattedrale, sono ansiosa di vedere oggi. Si tratta del Vicolo d’Oro. E infatti dopo un centinaio di metri trovo l’entrata. Il biglietto per entrare é di 250 corone (10 euro circa). In realtá il biglietto complessivo per vedere tutto credo costi 350 o piú a seconda delle combinazioni ma io opto per la short visit.

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Casetta nel Vicolo d'Oro

Passo i tornelli e vengo catapultata fra le casette multicolori che avevo visto nelle foto. Esse sono poste in schiera una dopo l’altra e rimangono molto basse. La cosa curisa é che son basse anche le porte, tanto che talvolta devo abbassarmi per non sbattere la capoccia. Che fossero abitate dai nani di Biancaneve? Inoltre i loro interni sono davvero striminziti. Non esagero a dire che alcune di loro potevano essere ad occhio e croce meno di 20 mq in cui ci stava il letto, la cucina e un mini catino.

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Ricostruzione degli interni delle case del Vicolo d'Oro

Dietro le teche si possono vedere le ricostruzioni degli interni ai tempi dell’imperatore Rodolfo che ci aveva piazzato i suoi alchimisti. Questo Rodolfo era un fissato sulle questioni esoteriche e magiche. Ieri ho scordato di dirvelo ma, anche nella faccenda Golem, lui svolgeva un ruolo da dietro le quinte. Il periodo é lo stesso. Senza togliere nulla all’alchimia, io credo che lui fosse fuori di testa. Non lo credo solo io perché ho letto dei pettegolezzi storici che lo riguardano ed affermano lo stesso, seppure con altre parole. Si era messo in testa di trovare l’elisir di lunga vita e di trasformare i metalli grezzi in oro. Per farlo si circondò di studiosi di questa materia che effettuavano per lui gli esperimenti. Alcuni erano solo dei ciarlatani o dei maghetti da quattro soldi, altri prendevano sul serio la cosa approndendo gli studi in maniera seria, altri ancora erano probabilmente dei folli esaltati come lui. Fatto sta che stavano tutti in quelle piccole casine che adesso sono occupate in parte da ricostruzioni, in parte sono negozietti di souvenir. In veritá il nome Vicolo d’Oro non deriva dagli alchimisti ma dagli orefici che lo abitarono alla fine del XVII secolo, quando l’imperatrice Maria Teresa ordinò che le casette fossero ricostruite con materiali piú solidi rispetto al legno. E si passó ai mattoni. Alla fine del 1800 esse divennero poi casine fighette per artisti, tanto che anche Kafka, nel 1917, ci abitó per un periodo con la sorella. Al numero 22. Che anche Kafka fosse nano? Mah…

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Vicolo d'Oro, casetta dove visse Kafka nel 1917

Ai due fianchi del vicolo stanno due torri che venivano usate come prigioni. Salgo dalla stretta scala a chiocciola. Oltre alle solite armature ed armi in tutte le salse, vengo attratta dalla stanza delle torture. Appese alle pareti diverse maschere in metallo con bocche allungate o altre caratteristiche poco simpatiche. Ma ció che mi ha colpito di più é stata la poltrona coperta di punte, chiodi giganti, chiamatele come volete, ma vi auguro di non dovervici mai sedere.

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Sala delle torture

Esco cosí dalla zona del castello e scendo a valle ancora inpensierita dalla questione alchimia, quando mi viene in mente che, salendo, ho intravisto l’insegna del museo degli alchimisti. La curiositá é forte, tanto da farmi ripercorrere la salita del castello per farci una visitina. Ma prima mi fermo in un piccolo café molto carino e poco popolato. É una sorta di sala da the. Mi fermo a bere un frappé di caffé seguito da un espresso e ad aggiornare il diario. É solo quando vado a pagare l’onesto conto di 85 corone che scorgo sulla parete un piccolo quadro con l’autografo del regista Milos Forman, giá citato ieri, che fra queste pareti ci ha ambientato il suo famoso film Amadeus.

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Cafè dove è ambientato il film Amadeus di Milos Forman

Continuo la salita e raggiungo il famoso museo degli alchimisti. Il biglietto costa 190 corone. La signorina mi dice che ho poco tempo perché stanno per chiudere, ma entro lo stesso. Salgo sulla torre che ospita l’esposizione per una vecchia scala a chiocciola in legno. Proprio in quel momento ne discedono due ragazzi. Sono talmente assorta che il vederli all’improvviso mi fa prendere il primo colpo. La vecchia torre è buia e al suo interno trovo un gruppo di ragazzine (credo) inglesi. Nessuno mi chiede il biglietto e inizio a muovermi estasiata in un’ambientazione da film. Oltre a grossi tomi antichi stipati in vecchi scafali, la stanza è satura di ampolle, ampolline ed ampollette usate per gli esperimenti. L’aria è rarefatta e riesco a stento a respirare, mi sento strana.

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Museo degli alchimisti

Mi si materializza di fronte un ragazzo con gli occhiali e i capelli radi e lunghetti, il classico topo da biblioteca. Ed ecco il secondo colpo. Mi chiede il biglietto e scopro che è il custode di quel posto, ci avrei giurato. Gli mostro il biglietto sorridendo ma il suo viso rimane impassibile. E fallo un sorriso ogni tanto, vorrei dirgli, ma preferisco tacere. Vado avanti nella sala successiva. Alcune ampolle contengono cervelli (spero) finti e uomini in miniatura (spero) finti anch’essi. L’atmosfera è sul lugubre ma molto affascinante. Ci immagino Faust che, con le sue formule magiche, riesce a dialogare col demonio e a farci il famoso patto. Ebbene sì, anche Faust visse a Praga, ma non qui come pensavo inizialmente. Il suo laboratorio si trova in una via che non sono riuscita a trovare. Che sia scomparsa magicamente?

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Museo degli alchimisti

Esco dal museo e ripercorro la strada a ritroso. Sul ponte Carlo acquisto il cd di un gruppo jazz  che si sta esibendo per strada. Non ne posso fare a meno, mi hanno fatto tornare l’allegria. Alchimia o no, questa città è davvero magica.
Riposo qualche ora in albergo e mi preparo ad incontrare Antonio, il ragazzo conosciuto ieri notte. Per chi non lo avesse capito, egli rapprssenta l’ennesima coincidenza del viaggio perché è originario del luogo dove io abito: Quartu Sant’Elena, una piccola “cittadina” attaccata a Cagliari. Come vi ho anticipato, lui abita e lavora qui. Di professione fa il cuoco, ma qui a Praga la sua occupazione è un’altra.
“Sai com’è…”, mi ha detto, “io amo la Sardegna, ma è impossibile viverci per la questione lavoro. Per questa ragione sono qui. Ho iniziato a lavorare per il night club, guagagno bene, faccio il pr. In poche parole procuro i clienti. Non mi posso lamentare, alcuni di noi, fra cui molti italiani, vengono pagati in base ai clienti che portano. Io ho un fisso e mi danno anche la percentuale sulle “vendite”. Se vuoi ti posso fare vedere il night…”
Chi mi conosce può anche smettere di leggere perché sa benissimo quale può essere stata l’unica mia reazione possibile.
“Certo che mi interessa, l’importante è che non mi fai impollare coi soldi, ma voglio, anzi a questo punto, devo venire a visitare il “tuo” night.”
Questo succedeva ieri notte.

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Mi muovo dalla pensione verso le 22 e raggiungo a piedi il locale dove lavora Antonio. Nella strada incontro l’uomo sax, un povero ragazzo che fa l’uomo strumento per pubblicizzare un locale jazz. Gli chiedo dove si trova il locale per cui lavora. È proprio lì a due passi, ne vedo l’insegna gialla. Buono a sapersi, magari dopo ci faccio un salto.
Proseguo verso Antonio, che mi accoglie dicendomi:
“Ma sai che ho appena accompagnato dentro un gruppo di sardi? Di Cagliari. Qualcuno era di un paesino vicino a Pula…”
“Ma dai, va a finire che conosco qualcuno!”
“Beh sei pronta?”, mi dice.
“A dire la verità sono un po’ emozionata, ma facciamolo dai. Però prima spiegami un po’ come funziona”, gli dico.
“Nulla tu ti siedi lì e guardi. Io ti faccio entrare gratis, poi tu dentro ricordati: da bere solo ninety-nine beer. Niente acqua, coca cola, liquori. Un cocktail ti può costare anche 500 corone, cioè 20 euro.”
“Ok, solo ninety-nine beer. Invece dimmi, che spettacoli ci sono stasera?”
“Beh è presto, per ora solo roba standard: lap dance e qualche spettacolino da cabaret. Verso le 2 c’è il lesbo show e domani c’è porno avanzato. Potresti andare al locale jazz adesso e venire più tardi, così ti becchi almeno il lesbo show.”
Lo guardo ridendo:
“Ora non esageriamo dai. Mi accontento di vedere lo standard, è già troppo.”
Intanto Antonio mi ha accompagnato dentro il locale. Dice al tizio alla sicurezza di farmi entrare gratis. Il buttafuori mi controlla la borsa per vedere che non ci sia niente di strano, poi mi fa il timbro in una mano.

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Antonio mi spiega che ci sono due sale, la prima entrando che è una sorta di bar con tre pali da lap dance sul bancone e in cui non si paga, la seconda in basso col palco al centro e i tavoli e le poltrone tutt’attorno dove si paga per entrare.
“Ma tu entri gratis. Mi raccomando niente foto!”
“Come niente foto? Come faccio? Qualcuna mi serve…”
“Beh se le fai stai molto attenta a non farti beccare, ti sbattono fuori.”
Mi accompagna nella prima sala e mi dice:
“Adesso trovati un posto. Io sono là in strada a lavorare, se hai bisogno di qualsiasi cosa chiamami.”
“Ok”, dico timida. Mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua ma mi faccio forza e scendo le scale. Appena entro, sulla sinistra, alcune ragazze sedute nei tavolini osservano impassibili una ragazza che si esibisce sul palco. Più avanti ci sono invece diversi clienti. Occupo un tavolino in penombra. Il palco è posto al centro del locale e, subito sotto, c’è una prima serie di tavolini più in vista, poi il secondo ed ultimo anello, quello in cui sono io. Cerco di rilassarmi sul divano e ordino una ninety-nine beer da una delle cameriere che vedo passare di continuo fra i tavoli. Esse si differenziano dalle ballerine per le loro divise rosa, che poi sono un vestito, mentre le altre portano reggiseno e mutandine o similari.
La signorina mi porta la birra e qualche nocciolina da sgranocchiare. Mi guardo attorno. Il locale non è ancora pieno, ma ciò mi permette di osservare con più attenzione. Le ragazze al palo intanto si alternano con le loro performance che si concludono col nudo integrale. Devo dire la verità, alcune di loro sono molto brave e i loro corpi davvero perfetti. Inoltre non vedo la cosa volgare. Forse perché si tratta ancora dello standard, non c’è ancora nulla di sessuale, se non l’ancheggiamento tipico dei loro balli.
Cerco di rilassarmi ed ordino un’altra birra. Sulla sinistra in lontananza c’è il gruppo che credo essere quello dei sardi. Così sembrerebbe dal classico monociglio. Avranno sì e no una ventina d’anni, hanno al tavolo la classica bottiglia da sboroni in discoteca allo Skybeach. Ogni tanto gli si avvicina qualche ragazza e si ferma a parlarci. Qualcuna si siede pure in braccio a qualcuno di loro e si trattiene. Antonio mi ha spiegato che le ragazze hanno un fisso minimo dal locale, poi guadagnano in percentuale in base a quanto si fanno offrire da bere. Per questo motivo le vedi aggirarsi fra i tavoli con sorrisi amiccanti e proporsi per la compagnia. Offrono anche il servizio di strip privato volendo, anzi pagando…
Intanto sul palco compare anche una presentatrice e, agli spettacoli di danza al palo, se ne alterna anche qualcuno di cabaret. Le ragazze sono certo molto sportive, ma anche molto brave.

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Certo che i gestori ci tengono a far le cose per bene ed accontentare tutti. Ce n’é per tutti i gusti: bionde, more, rosse, bianche, africane, cinesi, mulatte, giovani, adulte, vecchie, magre in canna, magre, robuste, grassocce, grassone, disinvolte, rigide, sofisticate, grossolane, rifatte, come mamma le ha fatte. E per concludere, ovviamente, la cameriera nana…
Una menzione particolare ad una tardona rifatta con vestito celeste attillato con lo spacco. Solo che, invece di averlo nei soliti posti, lei ce l’ha orizzontale proprio sulle natiche. In poche parole ha il culo fuori. Poi, incredibile sorpresone, a fine serata lo spacco compare anche davanti alla stessa altezza. Lascio alla vostra (fervida) immaginazione…
Prendo il tablet e faccio finta di scrivere, invece faccio qualche foto. Non aspettatevi niente di che, non potevo fare meglio di così. Avevo un certo terrore che mi beccassero.
Intanto la sala inizia a riempirsi. Fra i clienti, oltre qualche evidente curioso, tipo una coppia di turisti a due tavoli dal mio, per lo più vedo ragazzini, oppure adulti di diversi tipi: la prima tipologia è quella dello sfigato (uomo bruttino e poco sicuro di sé che là dentro ha l’attenzione che fuori non otterrebbe mai), lo sborone esaltato (uomo a cui piace ostentare ricchezza per acquisire sicurezza) e l’uomo orso (uomo impenetrabile ed impassibile che non elemosina attenzioni e non ostenta ma a cui piace comunque farsi coccolare).
La sala inizia a riempirsi di fumo. Nella Repubblica ceca, infatti, si fuma ancora dentro i locali. Io inizio ad annoiarmi, la ripetitività degli spettacoli e delle scene che mi circondano finisce col privarmi dell’iniziale eccitazione per la “cosa” nuova.

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Mi alzo e raggiungo Antonio fuori. Lui e i suoi colleghi sono tutti schierati all’incrocio con la via principale per accalappiare clienti. Fra qualche minuto ha la pausa di mezzora, decido di aspettarlo e bere una birra con lui. Per farlo, andiamo nel primo locale, quello gratis con i pali sul bancone. Mi parla della sua vita a Praga. Gli chiedo come mai non faccia il cuoco. Mi risponde che appena è arrivato ha lavorato per un anno in un ristorante di lusso. Poi il gestore ha chiuso e qualcuno gli ha prospettato questo lavoro. Mi spiega che a fare il cuoco si fa la fame, a differenza di questo lavoro che, se ci sai fare, guadagni bene. L’unica controindicazione sono gli orari. Antonio lavora fino a tardi la notte, nei week end anche fino alle 7 del mattino, per cui mi spiega che per lui notte e giorno sono rovesciati. Però a lui questa vita piace. Un periodo é tornato in Sardegna a fare un lavoro standard ma non ha resistito. Mi dice che sente l’esigenza di stare all’estero o perlomeno in contesti che lo aprano maggiormente al mondo. Gli chiedo come vive qui, se ha amici cechi o una donna. Mi risponde che per 4 anni ne ha avuta una ceca, ma poi le cose son finite e la gente lì a Praga ha solo un unico difetto: é fredda, e le donne un po’ troppo facili. Aggiunge anche che non tutti i cechi sono così. Gli é capitato di spostarsi dalla capitale e di conoscere persone più ospitali, che gli chiedevano di condividere una birra. Un praghese te la lancerebbe addosso la birra, altroché. Secondo lui ciò è imputabile al fatto che Praga è invasa dai turisti e gli abitanti hanno finito un po’ per odiarli, e con loro lo straniero in generale, anche se ci abita. Invece di amici ne ha tanti, soprattutto fra italiani o stranieri che fanno il suo stesso lavoro. Mi fa conoscere qualcuno di loro. Oltre ad alcuni italiani che mi son sembrati in gamba, anche un greco che si lamenta anch’esso della freddezza dei boemi.
La mezzora di pausa finisce. Antonio deve tornare per strada. Ed io me ne vado a dormire, oggi é stata una giornata faticosa, ma anche molto ricca di idee ed emozioni.
L’appuntamento è per domani.
Stay Pragued!

I video di oggi:

Artista di strada sul Ponte Carlo

8 commenti

  1. 20 mq è un lusso a Parigi!
    forse gli architetti erano di lì hehehheheh
    Cercherò il caffè da te citato, io conobbi Milos Forman quando lavoraro al Napoli Film Festival un simpaticone 😉

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