Appunti di viaggio

Vienna day-by-day – Cattedrale di Stephansdom e Graben (Day 3)

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Così come si provocano o si esagerano i dolori dando loro importanza, nello stesso modo questi scompaiono quando se ne distoglie l’attenzione.
Sigmund Freud

Vienna, 19 agosto 2015

Stanotte lo StreGatto è apparso in sogno a Brabs e le ha rivelato la sua missione in WonderWien. La nostra scaltra (?) eroina ha vinto la Lotteria del dopo Lavoro Ferroviario del Paese dei Balocchi aggiudicandosi il ruolo di (pseudo)spia del Reame.
Il misterioso StreGatto, prima di dileguarsi nuovamente nella sua pedante invisibilità, le ha dato una prima traccia: dovrà recarsi alla Cattedrale di Santo Stefano e lì capirà.

Appunto (facoltativo)
Freud, da buon padrino, ha capito quanto odi la calura asfissiante delle notti in albergo. In effetti i problemi si ingigantiscono se si dà loro peso e spariscono se si fa finta che non esistano.
Stanotte ho quindi attutito la voglia di lanciarmi dalla finestra grazie al condizionamento mentale: quando entro in camera vedo aitanti eunuchi che sventolano grandi foglie sul mio corpo bollente ed eccitato. In effetti funziona. Peccato solo siano eunuchi…

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13:05 Localino a Graben
Mi attardo a far colazione per pubblicare l’articolo di ieri e scrivere di dame accaldate ed eunuchi asessuati. Nel frattempo cerco di delineare un programma per questa lunga vacanza in WonderWien. Dato che ieri mi son fatta una bella scorpacciata d’arte, oggi non sarebbe male dedicarmi alla storia visto che l’Austria, come di certo saprete, è un paese che ci ha fatto a cazzotti più volte. Nell’ultima rissa ci ha pure rimesso la faccia e sta ancora pagando la sottomissione al nazismo, il famoso Anschluss (1938), che l’ha resa complice, seppure in maniera forzata, del delirio nazista. Ciò che più mi ha colpito in questa questione è stata la recente presa di coscienza e ammissione di colpa degli austriaci che, dopo la dichiarazione di Mosca (1943) che li ha riconosciuti vittime e non complici dei tedeschi, si sono sì risparmiati eventuali ripercussioni politiche ma hanno quasi perso la loro identità. Nelle scuole la storia di quegli anni non veniva trattata se non sommariamente, in poche parole si vergognavano come ladri per il coinvolgimento nei crimini nazisti. Finalmente, alla fine degli anni sessanta, la pressione studentesca risvegliò i vili animi e l’Austria si assunse la responsabilità storica nei confronti dell’Olocausto in un processo di “superamento del passato” che gli austriaci chiamano vergangenheitsbewältigung.
Tanto di cappello dunque agli austriaci che hanno intrapreso con onestà e coraggio la dura via dell’espiazione. Chissà se ne usciranno mai. E non solo loro!

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Sto giusto ripensando a questo lato oscuro dell’anima storica austriaca, quando la metropolitana mi sputa fuori in Stephansplatz, nel quartiere di Stephandom che occupa due terzi dell’Innere Stadt, il centro di Vienna, e su cui anticamente sorgeva l’antico insediamento romano di Vindobona. Mentre salgo le scale che mi porteranno a destinazione vedo comparire pian piano le mattonelline variopinte del tetto della cattedrale e rimango incantata. Tiro un sospiro di sollievo, mi faccio coraggio e continuo a salire. In un primo momento vengo sopraffatta dal consueto pugno allo stomaco del Gotico, finisco a tappeto, l’arbitro sta per dare il KO, ma mi rialzo e continuo a combattere. Intanto passa una sfilata militare con tanto di berretti rossi e armi in spalla. In realtà mi dà un po’ i brividi, soprattutto viste le considerazioni di cui sopra. Per esorcizzare filmo il loro passaggio.

Poi finalmente mi inoltro nella famosa cattedrale di Santo Stefano, simbolo di Vienna, di cui ho tanto sentito parlare. Posto che le chiese, per diverse ragioni, non sono mai state la mia attrazione preferita, credo che sia interessante conoscerne la storia, almeno quella delle più importanti.

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Per quanto riguarda la Cattedrale di Stephansdom (o “Steffl” come viene affettuosamente chiamata dagli austriaci), quella che si vede oggi non è l’originale che venne costruita nel 1160, ma solo una ricostruzione del XIV sec. voluta da Rodolfo IV d’Asburgo che gli valse l’epiteto di “fondatore”. La costruzione si fermò nel XVI sec. prima che la torre settentrionale fosse completata.

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Tuttavia di questa costruzione rimangono intatti solo il Portale dei Giganti (Riesentor) e le Torri dei Pagani (Heidentürme), alte 65 metri, che si trovano nell’estremità occidentale. Infatti essa fu gravemente danneggiata in un incendio che coinvolse l’intero quartiere durante la presa della città da parte dei sovietici nel 1945. Comunque gli austriaci in questi anni ci hanno dato dentro coi lavori di ricostruzione e ristrutturazione riportandola al suo aspetto originario. A fianco alla Cattedrale (come potete vedere nella foto dalla torre) esiste un cantiere di restauro sempre in funzione.

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Vi dico la verità: a differenza della sua vivace esteriorità che mi ha colpito immediatamente, il suo interno non mi sorprende per nulla. Essa non si differenzia da tante altre cattedrali sul genere che ho potuto visitare in altre città. Ciò che ha fatto rizzare le mie antennine è stata la storia della sua povera campana, la famosa Pummerin, le cui singolari vicissitudini sono la prova di quanto la storia proponga esempi di ridicole ingenuità ingegneristiche. Tutte umane ovviamente.

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Dovete sapere che la campana fu costruita nel 1711 fondendo il metallo dei cannoni abbandonati dagli Ottomani dopo l’assedio fallimentare del 1683. Essa pesava 22 tonnellate e, quando fu appesa nella torre meridionale, 16 uomini dovettero tirare le corde per un quarto d’ora per farla oscillare abbastanza per azionare il batacchio e creare un minimo suono. Il problema fu che le forze generate da quell’enorme peso dondolante rischiarono di far crollare la Cattedrale per cui si decise di abbandonare la sua normale funzionalità ondeggiante e di usare un martello per farla suonare. Ma non finisce qui. Durante un incendio la Pummerin cadde per 70 metri sfracellandosi al suolo. Solo nel 1951 fu fusa un’altra campana coi resti della vecchia e con nuovi cannoni Ottomani della collezione del Museo di Vienna.

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Essa era ancora più pesante della precedente, fu appesa nella torre meridionale dentro una gabbia d’acciaio e (ragionevolmente) non utilizzata.
Ovviamente, dopo aver appreso questa storia, non posso fare a meno di salire a vedere la campana. La fila non è lunga e vengo derubata di 5 euro e 50 per venir trasportata in un ascensore dell’anteguerra dove un giovane autoctono, addetto all’accompagnamento degli ospiti, ha installato una sorta di casetta in stile trincea con tanto di radioline (sì, plurale) degli anni 20 e altri effetti personali da far impallidire i gloriosi soprammobili di mia bisnonna. Certo non dev’essere facile passare la giornata lì al buio a trasportar turisti, lo osservo di nascosto, un po’ mi intristisce.

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La sensazione si trasforma tuttavia in rabbia profonda quando, una volta sulla torre e dopo aver beato dello spettacolo della città dall’alto e della misera Pummerin ingabbiata, vengo derubata nuovamente da un Phonomat, un aggeggio del demonio che, per 1 euro, dovrebbe darmi informazioni sulla campana. Se fossi scaltra avrei notato l’assenza delle cornette da cui fruire del servizio ma Madre Natura era in vacanza quando distribuivano l’acume dalle mie parti. Al contrario era in piena forma quando toccò alla rozzezza per cui inizio a schiaffeggiare l’apparecchio che non batte ciglio e si tiene i miei soldi.

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18:00 Albergo
Non capisco, Brabs sta prendendo a botte uno strano apparecchio. I turisti intorno non riescono a capacitarsene e la osservano divertiti. Poi succede qualcosa, la vedo correre via. Dall’alta guglia della cattedrale, posta proprio di fronte alla torre meridionale, vedo uno scintillio. Che ci sia relazione fra le due cose?

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La seguo mentre entra in quell’assurdo trabiccolo travestito d’ascensore e la vedo correre per la piazza guardandosi attorno. Poi mi vede.
“Un tizio con una maglia verde a pois gialli mi ha fotografata da quella guglia. Lo Stregatto mi aveva detto che sarebbe successo qualcosa alla Cattedrale, secondo me è questo il segno. Devo trovare quell’uomo!”
Lo dice trafelata, poi prende a correre per la Stephanplatz e si infila nel grande viale del Graben, l’antico fossato romano divenuto l’arteria simbolo di Vienna all’inizio del XIX sec.

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La seguo cercando di tenere un certo contegno vista l’eleganza degli alti edifici borghesi e dei negozi e caffè eleganti che riversano i loro servizi nel selciato.
Si ferma all’altezza della gigantesca colonna votiva in stile barocco della peste (Pestsäule, 1693).

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Si guarda intorno ed evidentemente individua il suo fotografo perché la vedo rallentare e dirigersi con sicurezza verso la fine del Graben. A questo punto faccio fatica a starle dietro perché vengo rallentata da diverse carrozze a cavalli che attraversano la strada e mi impediscono la visuale. Sapete quelle robe per turisti di cui son piene le città dell’Est? Quelle.

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Quando finalmente riesco ad attraversare, la vedo ferma a osservare una scultura. Si tratta di un cavallo smembrato e del suo cavaliere (forse) disarcionato. Diversi turisti posano abbracciati al maldestro cavaliere e al riottoso cavallo.

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“Che è successo? Perché ti sei fermata?”
“Il tizio ha visto che lo seguivo e ha lasciato qualcosa qui, l’ha infilata nella pancia del cavallo ma ho guardato dappertutto, non c’è nulla. E lui è sparito. Ho una strana sensazione, questo animale mi ricorda Troia e l’inganno dei greci. Forse c’è un legame con le parole dello StreGatto, tu che ne pensi?”
“Penso che ti sei bevuta il cervello! Non vedi che il tizio è lì, con famiglia a seguito, che si beve una birra? Vieni che ce ne facciamo una ventina anche noi, secondo me da neonata ti hanno scambiata con la figlia di Collodi!”

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Who is Collodi?

Ora… Capisco che il mio tentativo di indorarvi la pillola rendendo meno noiosa la questione storica sulla cattedrale mi metta in (decisa) cattiva luce ai vostri occhi. Tuttavia ho diverse attenuanti: la prima è che mi annoiavo anch’io e ho deciso di movimentare un po’ la questione. La seconda, e più interessante, riguarda una curiosità riguardo Vienna. Sapete che, nonostante la guerra fredda sia finita più di 20 anni fa, Vienna è rimasta uno dei più importanti centri di spionaggio internazionale? Alcune fonti affermano che tuttora ci siano in città fino a 3000 spie in attività (fonte: “Vienna – National Greographic traveller”). Si pensa che la maggior parte delle spie scelgano questa città perché luogo piacevole dove vivere con una rete eccellente di trasporti che la collega all’Europa orientale e centrale. Insomma un luogo strategico da cui spostarsi con facilità e in modo tempestivo. Da parte sua il governo austriaco tollera questi (ambigui) “ospiti” a meno che non compiano crimini violenti o che non rivolgano sullo stesso Governo il loro interesse.
Certo ho circumnavigato l’Africa per fare Sardegna-WonderWien ma almeno mi sono (e vi ho) risparmiato il pippone storico.
Adesso mi sdoccio e mi dedico la serata. Cosa ci riserverà domani? Seguitemi e lo scoprirete!

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Riflessioni
Vi ho già detto che viaggiare mi fa stare in pace col mondo? Ah sì, l’anno scorso nella bocca del vulcano di Santorini o a Praga imbucata in un night club. Beh oggi è ricomparsa quella sensazione, mi sento leggera, cammino per strada a tre metri da terra e sorrido. E gli austriaci lo percepiscono perché mi guardano e rispondono. Non mi aspettavo tanta affinità e sono felicemente sorpresa. Ed entusiasta. E me la godo. Fino alla fine del viaggio (e oltre).

Stay Vienned!

22 risposte »

  1. Ti sento in ottima forma, ma quante ne sai!
    Ottimo racconto, mi è piaciuto molto, peccato gli eunuchi, piaciuto anche il finale stile Dan Brown… con inseguimento mozzafiato!
    un abbraccio, buona continuazione. 🙂

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  2. 😉
    Riguardo gli eunuchi e il resto, senti ma che danno di preciso in quel tuo hotel 🙂 🙂
    Bell’articolo, mi fa riflettere su questo (che io penso essere un) gigante decaduto di città.

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