Appunti di viaggio

Grecia day-by-day – Atene – Piazza Monastiraki e Acropoli [Day 2]

Atene, 20 agosto 2014

Piazza Duomo, ore 10:00
La situazione è migliorata, ho sempre la voce da trans e un po’ di tosse ma le vie respiratorie sembrano essersi liberate e gli starnuti sono quasi assenti. Mi alzo piena di propositi: oggi ho un sacco di cose da fare, ma decido di farle con calma uniformandomi a quello che mi è parso essere l’incedere (lento e pacato) dei greci. Alla mia sfilza di domande ieri alla reception, infatti, la tizia prima ha sgranato gli occhi atterrita, poi mi ha guardato con un sorriso bonario per la serie “Poverina”, infine mi ha detto:
“C(hi)alma e gesso!”
In effetti in inglese suonava in modo diverso ma quello era il senso. A proposito del mio “inglese porcellino”… Ehmmm… Lo so, ogni anno mi (e vi) riprometto di porre rimedio alle mie mancanze ma… lo ammetto, sono ancora una sega, anzi le difficoltà di comunicazione si stanno ingigantendo tanto che da semplice porcellino si è trasformato in un maialone grasso, sudicio e piuttosto lussurioso. Tuttavia credo che riuscirò a farmi capire anche stavolta coadiuvata dalla mia mimica incontestabilmente perfetta.

Siedo a un bar a far colazione: cappuccino, croissant e espresso finale che costano a peso d’oro ma devo prendere medicine e affrontare un lungo cammino sotto il sole, necessito di una buona dose di forza (e coraggio), un po’ come i grandi eroi greci di un tempo, quelli cantati da Omero, invincibili e protetti dagli dei. Che Achille sia con me!

Piazza Monastiraki, ore 12:00
La mia prima missione di oggi è scoprire l’ubicazione e la distanza dell’albergo dalla Piazza Monastiraki perché domattina mi ci dovrò recare all’alba per affrontare un nuovo viaggio di cui vi parlerò quando sarà il momento.

Inoltre Monastiraki è uno dei luoghi più caratteristici della città. La piazza in realtà si chiama Avissinias ed è la storica sede del mercato delle pulci di Monastiraki. Le sue origini derivano dall’insediamento turco che designò questa piazza a luogo dove si svolgeva il bazar. Ogni week end vi si tiene ancora il mercatino ma questa sua destinazione d’uso è evidente ogni giorno grazie alla grande abbondanza di negozietti di ogni tipo nelle vie limitrofe.

Abbigliamento, scarpe tradizionali e tanti souvenir fra cui spicca un portafortuna in legno assai singolare che non posso esimermi dal mostrarvi e che mi sembra il regalo perfetto per una persona che legge questo blog. Ehmmm…

L’influenza turca nella piazza è evidente anche grazie all’antica moschea Tzistaraki, risalente al 1750, con la sua bella cupola anche se stranamente priva di minareto.

Sui muretti che la delimitano siedono al sole cocente persone di ogni tipo: vi si mischiano donne all’apparenza islamiche che parlano chiassosamente al cellulare e fumano come turche (appunto), vecchietti del posto o turisti in pausa nel loro girovagare per la città.

In alto scorgo un graffito e mi emoziono. Si tratta di Alexandros Vasmoulakis, street artist che ho recensito poco tempo fa proprio in vista di questo viaggio, ragion per cui avevo già visto quest’opera il cui stile, come ho già avuto modo di evidenziare, a me ricorda il collage.

Proseguo nel mio cammino e scorgo delle rovine. Ieri all’Olympeios ho acquistato un biglietto (per la modica cifra di 12 euro) che mi consente di visitare 6 luoghi di questo tipo. L’unico limite sono i 4 giorni di utilizzo e io nei prossimi giorni non ci sarò per cui ne devo approfittare oggi. Entro così in quella che fu l’imponente biblioteca dell’imperatore Adriano.

Mi mischio fra i turisti muniti di cappello e/o ombrellino sotto il sole cocente rischiando l’insolazione e mi faccio fare la classica foto da turista che vi propongo a denti stretti così che possiate godere della faccia (ebetizzata) di una povera blogger mezzo influenzata e in procinto di un collasso da mazzata di sole.

Credo che metterò da parte le mie idiosincrasie verso le pagliette e ne comprerò una. Perdonatemi ma vorrei arrivare alla fine del viaggio.

Acropoli, ore 16:15
Non ho vinto le mie remore, la paglietta proprio no, mi rifiuto. Finirei per fare come con le ballerine a Praga l’anno scorso: le metterei solo una volta per poi sentirmi un’idiota e sarei costretta a portarmele appresso per tutto il viaggio. Non ho spazio in valigia, mettiamola così. E poi son donna sarda, ho affrontato ben altre fatiche in condizioni simili se non peggiori, il sole mi bacia.

Decido di fare a piedi la sca(l)lata verso l’Acropoli. Ho il famoso biglietto che vale anche per lì e ho solo oggi per usarlo. Abbandono la mappa e mi inerpico verso la città alta, che è poi ciò che significa Acropoli. Molte città greche ne avevano una.

La salita è ripida e il sole forte ma ho una strana (e stoica) forza dentro. Inizio a fischiettare e a sentire quell’incredibile sensazione di libertà tipica dei viaggi. Sto entrando nella città, sto iniziando a conoscerla e a sentirmici dentro. È come se le paure fossero dissolte, nessuna barriera o ostacolo mi possono fermare. Siamo io e la città e Atene inizia a piacermi. Ad acuire questa sensazione un graffito di Sonke, uno degli street artist che il mio cuore romantico ha più apprezzato nei mesi scorsi. Le sue donne innamorate e dal cuore infranto mi hanno incantata dal primo momento.
Ma Sonke non è il solo: scopro altri graffiti che documento in attesa di poter trovare informazioni al mio ritorno. Alcuni lavori sono davvero interessanti.


Poi faccio il primo passo falso della vacanza: nella mia strada si presenta il museo Kanellopoulos, l’ingresso è free e mi convinco a entrarci. Il museo fu fondato nel 1976 grazie alla donazione della collezione privata di Pavlos e Alexandra Kanellopoulos al governo greco. I reperti sono molto interessanti: vasi, gioielli e icone appartenenti a diversi periodi della storia greca. Il problema è che sono sudata per la salita e dentro c’è un’aria condizionata abbastanza invasiva. Sento il rimbombo della voce di mia madre: “evita di sudare e gli sbalzi di temperatura”. Ripenso al bagno di sudore di stanotte e mi prende il panico. Non faccio tutto il percorso e scappo a gambe levate. Che Zeus me la mandi buona.
Continuo la salita seguendo le indicazioni del vecchio sentiero verso l’Acropoli di cui ho letto da qualche parte. A dispetto di quanto dice qualcuno, il bello di partire preparati è il giubilo di scorgere dei particolari che se no passerebbero inosservati.

Sulla mia destra in basso compare la distesa enorme dell’Agorà antica (Archaia Agorà) risalente al VI sec. a.C.. Essa rappresentava il cuore della vita pubblica, sede dei commerci e degli edifici pubblici, religiosi e culturali.

La osservo a lungo e mi sembra di vedere Socrate e Platone passeggiare per i suoi selciati coi seguaci a seguito desiderosi di sentirne i pensieri e le (prime) riflessioni filosofiche (dell’intero genere umano). Che enorme patrimonio culturale si percepisce in questa città. Sono in estasi.
Finalmente raggiungo l’entrata dell’Acropoli, non prima di esser salita sull’enorme masso da cui si gode la vista di quella che scopro essere un’immensa città.

 

Colo sudore, mi sento sporca, puzzo e sono stanca ma ciò che mi si presenta innanzi é capace di cancellare ogni becera emozione umana e materiale. Lo spettacolo é sublime e contempla, per prima cosa, l’Odeon di Erode Attico (Odeio Irodiou Attikou), odeon romano voluto nel 161 dal mecenate e filosofo Erode Attico. Ogni anno gli avventori del festival di Atene siedono sui suoi sedili in marmo e godono della sua acustica perfetta.
Segue il teatro di Dioniso (Teatro Dionissou) che accolse a suo tempo i più importanti tragediografi greci come Eschilo, Sofocle e Euripide, nonché le commedie di Aristofane.

Sulla destra salendo appare il bellissimo (e integro) tempio di Atena Nike che significa Atena della Vittoria. Esso fu distrutto dai turchi nel 1686 e ricostruito due volte, nel 1936 e 1940.

Proseguo il percorso e finalmente vedo spuntare il simbolo dell’Acropoli e della stessa Atene. Sfido chiunque a dirmi che non è il Partenone la prima immagine che viene in mente pensando a questa meravigliosa città.

Purtroppo la visione é disturbata dalle gru indispensabili per i lavori di manutenzione ai marmi di cui é composto. Il Partenone é un tempio dorico dalle proporzioni perfette ordinato da Pericle e realizzato dal maestro scultore Fidia che ne fu il “direttore artistico”. Nonostante il suo aspetto, il Partenone non ha linee rette; l’apparente simmetria è data dalla lieve riduzione delle colonne e dei gradini. L’edificio é progettato con l’interazione del rapporto 9:4 per aspetti come lo spazio fra le colonne in relazione all’ampiezza di una singola colonna o la larghezza dell’edificio in rapporto alla sua altezza. Insomma un capolavoro di ingegneria, soprattutto visti i tempi, di cui ho capito ben poco ma mi fido ciecamente di Fidia, soprattutto considerando che l’edificio é ancora in piedi dal 438 a.C..

Di fronte a esso si trova invece l’Eretteo con le sue splendidi cariatidi. Il tempio ionico fu costruito fra il 421 e il 395 a.C.. Si narra che qui Atena toccò la terra con la sua lancia e così germogliò il primo ulivo. L’edificio comprende la Loggia delle cariatidi sul lato del Partenone. Le sei statue rappresentano delle figure femminili e sono in realtà delle copie. Cinque delle originali sono conservate al museo dell’Acropoli, l’altra fu messa in salvo, come parte dei marmi del Partenone, da Lord Elgin (che la vendette poi al British Museum) quando i turchi devastarono l’Acropoli.

L’ultimo step del percorso é il Propilei che sembrerebbe la parte più alta dell’Acropoli. La bandiera greca sventola in alto mentre i turisti si accalcano a far foto sulla vista mozzafiato della città e del Partenone.

Mi sorprendono i soliti giapponesi con la stecchetta auto-selfie, come ho pensato di battezzarla.

Ripercorro a ritroso la strada e mi fermo all’ombra sotto il tempio di Atena Nike.
Intanto cerco informazioni sull’Acropoli e scopro che l’altura fu occupata fin dall’età del Bronzo. Prima fu un’inespugnabile fortezza micenea per poi trasformarsi nell’Acropoli classica di Pericle (495-429 a.C.) dell’età d’Oro.

Il luogo é consacrato alla dea Atena, protettrice della città (oltre che di Ulisse ma questa é un’altra storia di cui vi parlerò in separata sede).
Mi trovo qui da ore e osservo la città in lontananza. Sì, Atene inizia a piacermi sul serio e mi dispiace lasciarla così presto, ma farò ritorno a breve per cercare di svelarne altre bellezze, magari più nascoste e particolari. Lo prometto.

Stay Greeced!

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11 risposte »

  1. Come stanno i greci? Non quelli del tempo di Pericle, dico, quelli che ora vivono la città. Sorridono? Non si riesce a ricavare molte notizie su di loro, ultimamente.

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