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I grandi dell’arte – Andy Warhol – Parte 3: Cenni biografici [Tentato omicidio, Napoli, Basquiat e anni ’80]

Andy Warhol, Fate Presto, 1981 – acrylic and silkscreen ink on canvas, three panels. Palazzo Reale di Caserta – Collezione Terrae Motus

Andy Warhol, Fate Presto, 1981 – acrylic and silkscreen ink on canvas, three panels. Palazzo Reale di Caserta – Collezione Terrae Motus

Di scrittrici femministe col grilletto facile e la schizofrenia galoppante, cicatrici d’autore immortalate in set fotografici super-trendy, città italiche recettive a gemellaggi transoceanici, graffitisti eroinomani promotori in incontri di boxe dai risvolti artistici & more…

Nei capitoli precedenti vi ho parlato dell’arrivo a New York di Andy Warhol, della nascita della Pop Art e della creazione, nel 1963, della Factory, una sorta di fabbrica della creatività in cui artisti (o aspiranti tali) e Artisti a New York City, 23 April 1985 al Mr. Chow restaurant. Da sinistra: Michael Heizer, David Hockney, Leroy Nieman, Dennis Oppenheim, Stefano, Bill Wegman, John Chamberlain, Andy Warhol, Julian Schnabel, Armand Arman, Alex Katz, Keith Haring, Kenny Scharf, Tony Shafrazi, Red Grooms, Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Robert MappleThorpe, Ronnie Cutrone, Sandro Chia. Plus: Nam June Paik, Jennifer Barlett, Jack Goldstein, Jenny Holzer, Barbara Kruger, Les Levine, Sol Lewitt, Marisol, Peter Max, Meredith Monk, Larry Rivers, Survival Research Labs (Mark Pauline, Mat Heckert, Eric Berner), Mark van den Broek, Tom Wesselman and Greer Langton. © Michael Halsband /Landovpersonaggi d’ogni genere, alla stregua di operai dell’arte, collaborano attivamente alla creazione delle opere del “padrone“. In realtà, dalle numerose testimonianze, la figura di Warhol non è per nulla accentratrice, egli lascia piena libertà ai suoi adepti. Ovviamente la decisione ultima spetta sempre a lui, ma il rapporto è armonico e collaborativo. Ad eccezione di un caso. Non vi è sembrato strano che, all’improvviso, Warhol abbia deciso di spostare la sede della Factory? La sua scelta non è stata dettata da motivazioni logistiche, o almeno non solo, bensì da un evento traumatico capitato proprio alla Factory. Di cosa parlo? Del suo tentato omicidio ovviamente.

Valerie Solanas e il tentato omicidio di Warhol

Prima che mi sparassero, ho sempre avuto il sospetto che, invece di vivere un’esistenza reale, stessi guardando la televisione. Nel preciso istante in cui mi sparavano seppi che stavo guardando la televisione.

Il New York Post riporta la notizia del tentato omicidio di Andy WarholIl quadro clinico di Valerie Solanas non è affatto incoraggiante. Al processo le viene riconosciuta una schizofrenia paranoide e successivamente la sua vita è un alternarsi di ricoveri in cliniche psichiatriche. Di certo prova un forte risentimento nei confronti di Warhol. Cerchiamo di capirne i motivi analizzando il personaggio.
Chi è Valerie Solanas? Classe 1936, la ragazza proviene dal New Jersey e da una storia di abusi sessuali in famiglia. Si trasferisce a Washington per studiare ma rimane incinta a soli 15 anni e rinuncia al figlio dandolo in adozione. Poi, nonostante riesca a finire gli studi di psicologia all’Università del Maryland, decide di vivere prostituendosi e chiedendo l’elemosina. Nel 1966 si trova a New York e ha scritto due libri. Il primo, e più importante, è un manifesto femminista, lo “SCUM Manifesto“, acronimo di Society for Cutting Up Men (Società per l’eliminazione dell’uomo), anche se dichiara più tardi di rifiutare questo significato. Si tratta di un feroce e rivoluzionario attacco alla cultura patriarcale, che la donna vendeva per strada a 25 cent alle donne e a 50 cent agli uomini.

Valerie Solanas, SCUM ManifestoIn questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione globale e distruggere il sesso maschile.
(Valerie Solanas, SCUM Manifesto)

L’altro è un dramma teatrale (e licenzioso) dal titolo “Up Your Ass“, che parla di una prostituta e un vagabondo. Valerie sente della Factory, del fatto che Warhol sia anche produttore e regista, del contenuto non convenzionale dei suoi film. Quale migliore opportunità per il suo prezioso pezzo teatrale? Nel 1967 riesce a incontrare Warhol e gli dà il manoscritto. Purtroppo per lei capita però nel momento sbagliato visto che pochi mesi prima, durante le riprese di Lonesome Cowboy (1968), in Arizona, l’FBI fa un blitz sul set e la cosa preoccupa Warhol non poco. Egli ritiene giustamente di essere sotto sorveglianza e non può certo permettersi di produrre un film tanto eversivo. Pensando che sia una trappola dell’FBI, rifiuta dunque di produrlo. In tutto questo baccano, però, commette anche l’infausto errore di perdere il manoscritto. Valerie non la prende molto bene, vorrebbe un risarcimento e Warhol le offre solo una particina nei film “I, A Man” (1967) e “Bike Boy” (1967). Detective Frederick Stepat and policewoman McCarthy escort VTutto ciò, unito al fatto che Valerie viene più volte allontanata dalla Factory per il suo comportamento non proprio amichevole, fanno crescere nella donna un forte odio nei confronti del guru indiscusso. Ella crede che Warhol voglia impossessarsi del suo scritto e, come dichiarerà dopo il fattaccio, che lui abbia troppo controllo su di lei. Fatto sta che il 3 giugno 1968 Valerie si procura una pistola e si dirige alla Factory. In realtà qualcuno asserisce che fece una tappa intermedia al Chelsea Hotel alla ricerca di Maurice Girodias, il suo editore dello SCUM Manifesto. Quest’ultimo, infatti, fa pressione sulla donna per il manoscritto di Up Your Ass e, nella mente di questa, l’editore e Warhol sono d’accordo e complottano contro di lei. Per sua fortuna, però, Girodias non si trova in albergo per cui Valerie passa alla seconda vittima dirigendosi alla Factory. Ad attenderla ci sono i collaboratori di Warhol che, non presagendo nulla di buono vista le continue molestie della donna, cercano di fermarla. 1968 - Mario Amaya poco dopo che Valerie Solanas sparò a lui e a Andy WarholFino a quando, però, all’ingresso compaiono Warhol con due uomini. Si tratta di Mario Amaya, critico d’arte e compagno di vita di Warhol, e Fred Hughes, il suo manager. Valerie tira fuori la pistola e spara tre colpi al suo acerrimo nemico e al suo amante. Poi la pistola si inceppa risparmiando Hughes. Mario Amaya si procurerà solo delle lievi ferite. La stessa fortuna non tocca a Warhol che finisce in ospedale in fin di vita. I chirurghi gli aprono il petto per praticargli diversi massaggi cardiaci prima di riuscire a riattivargli il cuore. La vicenda scuote profondamente Warhol che non si riprende mai, né fisicamente, né moralmente, dall’accaduto. Da quel momento la Factory, oltre a cambiare sede, diventa più selettiva e Warhol soffre di postumi permanenti che saranno decisivi in occasione della sua morte precoce e inattesa.
Andy Warhol mostra le sue cicatriciValerie scappa dal luogo del delitto ma il giorno dopo si costituisce. Al processo, a cui Warhol rifiuta di testimoniare, vengono riconosciuti i suoi disturbi psichici ed è condannata a tre anni di reclusione. Anche in futuro la donna continua il suo stalking, sia di persona che per telefono, contro l’artista che vive temendo un nuovo attacco.

Era la sagoma di Andy, non l’Andy che si potesse amare. Fu tanto scosso da quell’evento che non gli si poteva mettere la mano sulla sua senza che saltasse.
(Billy Name)

Ciò che pare strano è che una donna come Valerie, che ha dimostrato intelligenza e spirito nella scrittura di uno dei più incendiari e parodistici manifesti femministi, abbia perso la testa covando un’ossessione così violenta nei confronti di Warhol. Questi disturbi non la abbandonano mai fino alla sua morte nel 1988, a 52 anni, per un enfisema e polmonite al Bristol Hotel di San Francisco.
Il famoso movimento P.I.G. (acronimo di Politically Involved Girlies) del film “Women in Revolt” (1971) di cui vi ho parlato nella seconda parte di questo studio, è un chiaro riferimento, in chiave satirica, a Valerie Solanas e allo SCUM Manifesto.

Warhol e Napoli

Warhol a NapoliWarhol amava Napoli, il fuoco creativo che ha nelle viscere, il convivere fatalistico con la morte. Non c’è una Parigi, una Londra di Warhol, c’è la Napoli Warhol, col suo sterminator Vesuvio, la cui immagine replica ossessivamente in colori diversi.
Mario Franco

Nel 1975 il gallerista Lucio Amelio invita Warhol a Napoli. L’artista è già passato per l’Italia, sia a Venezia, sia nei salotti romani della collezionista e mecenate Graziella Lonardi Buontempo. Amelio era passato per New York un anno prima in cerca di stimoli per la sua città nel tentativo di rilanciarla nel circuito internazionale della cultura. Egli è convinto che fra Napoli e la Grande Mela esistano delle similitudini, le definisce “due grandi caldaie, due ribollitori di energia pronti ad esplodere“. Warhol a NapoliLa Factory attira immediatamente la sua attenzione, Warhol realizza addirittura un suo ritratto in 4 serigrafie con coloriture diverse. A Napoli, comunque, il re della Pop Art è già conosciuto grazie ai suoi film sperimentali che vengono proiettati nel cineclub Cinema Altro, fondato da Mario Franco.
Amelio e Warhol si piacciono e nasce un rapporto che porta l’artista a passare più volte per la città campana e a immortalare nei suoi ritratti vip napoletani come la Lonardi, Ernesto Esposito e Peppino di Bernardo.
VesuviusNel 1980, dopo il terremoto in Irpinia, Amelio coinvolge Warhol nel progetto “Terrae Motus” che sfocerà, da parte dell’artista di Pittsburgh, in Fate presto, la gigantografia della prima pagina del Mattino che esprime drammaticamente la tragedia attraverso il titolo di Roberto Ciuni.
Ma l’opera che rimane come icona e testimonianza del legame di Warhol con Napoli è di certo il Vesuvius, realizzato e riprodotto in serie per l’esposizione di Capodimonte del 1985.

Fino agli anni 80
Warhol abbandona quindi la sede storica della Factory e la trasferisce al sesto piano del Decker Building (33 Union Square West). Intanto, nel 1969, fonda la rivista “Interview” insieme a John Wilcock e Gerard Malanga. The Philosophy of Andy Warhol, copertina della prima edizioneLe intenzioni sono quelle di aprire delle riflessioni sul cinema, ma poi le tematiche si ampliano verso moda, arte, cultura e vita mondana. Alcune interviste a personaggi famosi sono apparse poi su The Philosophy of Andy Warhol: From A to B and Back Again (1975), libro il cui autore è lo stesso Warhol. Numerosi fotografi hanno incominciato la loro carriera grazie a Interview tra cui i noti Herb Ritts, Matthew Rolston, Bruce Weber e David LaChapelle.

Warhol continua anche la sua attività più specificatamente artistica, eseguendo ritratti su commissione e non. Pubblica il romanzo “A, A Novel” (1968) e produce “Flesh” (1968) in collaborazione con Paul Morissey, cui seguiranno “Trash – I rifiuti di New York” (1970) e “Heat” (1972).
Diciamo pure che Warhol è un fiume in piena. La sua vita sociale, fatta di frequenti incursioni al mitico Studio 54, locale frequentato dai personaggi più cool del tempo, come Elizabeth Taylor, Liza Minnelli, Truman Capote, Michael Jackson, Elton John, Michail Baryšnikov, Madonna, Jerry Hall e Mick Jagger, Andy Warhol's - 15 Minutes of Painsi intreccia a quella artistica con numerose collaborazioni e progetti che spaziano in discipline anche molto diverse. Dall’arte alla musica, dal cinema all’editoria. Nel 1980 fonda addirittura una televisione, la Andy Warhol’s TV (vd. video a fine articolo) e mette su il talk show “Andy Warhol’s Fifteen Minutes” in cui realizza interviste ad artisti e musicisti.
Nel 1982 partecipa alla Documenta 5 a Kassel, nel 1983 espone al Cleveland Museum of Natural History e realizza un poster commemorativo per il centenario del Ponte di Brooklyn.

Jean-Michel Basquiat
Warhol, Basquiat e ClementeCome abbiamo visto, Warhol è particolarmente attento e recettivo verso nuovi (e vecchi) talenti. Il suo mecenatismo ha portato interessanti risultati già in passato, ricordiamo la produzione di The Velvet Underground & Nico. Uno dei rapporti più fruttuosi (e celebri) in questo senso è stato quello con l’artista Jean-Michel Basquiat, colui che ha avuto il merito (o la responsabilità), insieme a Keith Haring, di portare il mondo della Graffiti Art nelle gallerie. Il proficuo incontro avviene alla fine degli anni ’70, periodo in cui Basquiat è conosciuto, assieme al graffitista Al Diaz, come SAMO (acronimo di SAMe Old shit). Il connubio artistico fra i due graffitisti, però, ha termine nel 1978, dopo un solo anno dalla sua nascita, e Basquiat inizia a produrre e vendere cartoline per procurarsi da vivere.
Warhol e Basquiat - The RingIn un ristorante di Soho incontra Warhol che intuisce immediatamente le sue potenzialità e decide di investire su di lui. Negli anni successivi Basquiat viene accolto nella Factory, coinvolto in diversi progetti e, fra il 1982 e il 1983, entra a far parte ufficialmente degli alti ranghi dell’arte. Oltre alle numerose collaborazioni e opere a 4 mani con Warhol, è da citare, nel 1984, la famosa mostra dei due artisti nel cui manifesto sono rappresentati loro stessi con indumenti e guantoni da boxe. Per Basquiat la boxe è un modo di vivere e ha più volte paragonato l’arte a un grande ring.
Nello stesso periodo si unisce ai due anche l’artista italiano Francesco Clemente con cui realizzano diversi lavori a 6 mani commissionati da Bruno Bischofberger.
Negli anni successivi Warhol e Basquiat sviluppano un rapporto quasi morboso. Il secondo, da sempre utilizzatore di eroina e similari, spesso sembra quasi dipenda dal suo protettore, altre se ne allontana anche in modo brusco (e paranoico). Alla morte di Warhol, però, Basquiat non riesce a farsene una ragione e, per superare il trauma, si imbottisce di droghe fino a morire di overdose nel 1988 a soli 28 anni.

Tardi anni ’80 fino alla morte
Nel 1986 Warhol si dedica ai ritratti di Lenin e realizza altre versioni dei suoi famosi autoritratti. Negli ultimi anni della sua vita si lancia nella rivisitazione di opere dei grandi Andy Warhol - The Last Supper, 1986maestri del Rinascimento come Paolo Uccello, Piero della Francesca e Leonardo. A proposito di quest’ultimo, è certamente da menzionare “The Last Supper“, la serie dedicata a “L’ultima cena“.
Nel 1987 Warhol viene operato alla cistifellea ma si verificano delle complicazioni. Il suo corpo porta ancora le cicatrici (non solo visibili) delle pallottole di Solanas e non regge, portandolo alla morte.
Un anno dopo Sotheby’s vende all’asta 10.000 oggetti di proprietà di Warhol per finanziare la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grande retrospettiva.

Con questo capitolo si conclude la sezione biografica di questo studio attorno a Warhol. Per esigenze di sintesi, alcune sezioni sono state trattate in modo semplificato ma spero di avervi fornito una buona visione d’insieme e gli stimoli per approfondire questo autore eclettico e di grande rilevanza per la storia dell’arte americana e mondiale.

Fonti:
Curiosità artistiche: l’attentato ad Andy Warhol | Warhol, Madonna, Basquiat: le foto mai viste della New York anni ’80 | (Just Shot) Andy Warhol | Basquiat, tra Warhol, arte contemporanea ed eroina | L’asse Andy Warhol-Napoli | Andy Warhol la biografia e la vita del pioniere della pop art | Andy Warhol – Treccani | Andy Warhol – Wikipedia

I GRANDI DELL’ARTE – Andy Warhol:

  1. Parte 1: Cenni biografici [Pop Art e primi anni 60]
  2. Parte 2: Cenni biografici [La Factory: personaggi e cinema sperimentale]
  3. Parte 3: Cenni biografici [Tentato omicidio, Napoli, Basquiat e anni ’80] (tu sei qui)

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