I grandi dell’arte – Andy Warhol – Parte 1: Cenni biografici [Pop Art e primi anni 60]

Andy Warhol

Di figli di immigrati slovacchi anglo-ribattezzati alla scalata della Big City, correnti artistiche ammaliate da culture massmediatiche devote al consumismo, claim pubblicitari visivi che irrompono nel mondo dell’arte, zuppe e detersivi resi immortali da artisti barra serigrafi che le (ri)producono in serie & more…

Premessa
Immaginate un titano immane di fronte a un’umile ragazzetta di provincia che si ostina a conoscere il mondo attraverso l’arte. Avrete fatto la sottoscritta alle prese con uno dei più grandi miti del Novecento artistico: Andy Warhol by Richard AvedonAndy Warhol.
Ovviamente lo studio che segue, finalizzato a una maggiore comprensione della cultura americana con cui verrò a contatto a breve, non ha presunzione di esaustività. Diciamo che, sia per mancanza di tempo, sia per il desiderio di approfondire in loco, cercherò di tratteggiare la personalità del grande artista statunitense cercando di cogliere i tratti salienti, senza entrare troppo nel dettaglio.
Il motivo per cui ho scelto proprio Andy Warhol come tramite per aprire i miei orizzonti transatlantici è di certo scontato per chi già conosce lui e la Pop Art di cui è stato geniale pioniere. La corrente artistica in questione, infatti, rappresenta lo specchio della cultura americana. Certo parliamo della metà del secolo scorso, epoca in cui il consumismo dava vita alla cultura di massa, oggi consolidata e priva di grossi segreti e aspettative di sorta. Tuttavia ciò diviene ancora più interessante per cogliere gli sviluppi attuali, sia a livello artistico, sia sociale e antropologico.

La vita
A dare i natali, il 6 agosto 1928, ad Andrew Warhola, il vero nome dell’artista, è la città di Pittsburgh, in Pennsylvania. Andrej e Julia Warhola sono due immigrati Andy Warhol, a destra, mangia cereali guardando sua madre, Julia Warhola, molto probabilmente a casa. Julia si dice che abbia involontariamente ispirato una delle sue prime opere importanti in quanto gli dava da mangiare ciotole di zuppa Campbell. Credit: Ken Heyman / Woodfin Campo / Woodfin Campo / Time Life Pictures / Getty Images.slovacchi tutt’altro che benestanti che incoraggiano il loro ultimogenito Andrew assecondando le sue spiccate doti artistiche fin dall’infanzia. All’arrivo negli States, il padre decide di anglofonizzare il suo nome in Andrew Warhola. Non senza grossi sacrifici, essi riescono a iscriverlo al Carnegie Institute of Technology (l’attuale Carnegie Mellon University) nel 1945, data in cui egli si ribattezza in Andy Warhol. Qui egli studia arte pubblicitaria, si laurea nel 1949 e decide di trasferirsi a New York, città che accoglierà il suo estro elevandolo all’ennesima potenza.
Andy inizia subito a lavorare per prestigiose riviste come Vogue, Glamour e Harper’s Bazar. Inoltre viene chiamato ad allestire vetrine, realizzando le sue prime pubblicità per il calzaturificio I. Miller.
Andy Warhol, c. 1950s - Fotografo sconosciuto, dalla collezione del The Andy Warhol Museum, © AWFLa Hugo Gallery di New York ospita la sua prima personale nel 1952, a cui segue un’esposizione di disegni alla Bodley Gallery nel 1956 e la presentazione delle Golden Shoes in Madison Avenue lo stesso anno.

È solo negli anni Sessanta, dopo diversi viaggi in Asia ed Europa, che Warhol abbandona la pittura a olio e inizia a insinuarsi in lui il germe pop. I soggetti cambiano trovando derivazioni dal mondo dei fumetti e della pubblicità. Il consumismo e la cultura popolare diffusa dai mass media diventano il fulcro della sua ricerca artistica, egli si impossessa del loro linguaggio trasferendolo nel mondo dell’arte. Anche l’arte deve essere consumata e le sue riproduzioni serigrafiche in serie diventano il prodotto ideale, trasformando in icone i simboli quotidiani dell’immaginario comune.
In questo modo l’originalità della creazione, la sua unicità e il suo valore estetico perdono importanza, ciò che conta diviene la tecnica, che si trasforma da processo artistico a industriale, una produzione in serie ripetitiva e ossessiva di determinati soggetti. Questi ultimi non sono altro che le immagini che caratterizzano l’epoca moderna: banconote, DUANE MICHALS - Warhol with 200 Campbell’s Soup Cans and Campbell’s Soup Box, c.1962bottigliette di Coca Cola, detersivi e cibi in scatola, divi del cinema come Marilyn, Liz Taylor e James Dean, miti del rock come Elvis e Mick Jagger e, anche se ciò mi lascia assai perplessa, immagini catastrofiche di incidenti stradali (Car Crash) e sedie elettriche (Electric Chair).

Diversamente da ciò che verrebbe da pensare, il fine di Warhol, come dei suoi esimi colleghi appartenenti alla Pop Art, non è quello di critica o denuncia del sistema consumistico e dei mass media che lo veicolano, bensì una fedele rappresentazione di quella che viene definita come la società di immagine odierna. Egli, ad esempio, realizza “192 One Dollar Bills“, la famosa opera formata da una serie di banconote, dopo che una sua amica gli chiede di rappresentare ciò che più ama.
Ecco cosa dichiara a proposito:

Sono convinto di rappresentare gli Stati Uniti con la mia arte, ma non sono un critico sociale. Semplicemente, dipingo questi oggetti perché sono le cose che meglio conosco. Non mi provo a muovere una critica agli Stati Uniti, non cerco di mettere in risalto nessuna bruttura. L’idea dell’America è meravigliosa perché più una cosa è uguale più è americana.

Andy WarholPer realizzare i suoi lavori egli utilizza dapprima lo stencil e gli stampi di gomma su cui interviene applicando il colore direttamente sulla tela. Tuttavia il processo manuale si rivela laborioso per cui, nel 1962, Warhol opta per la serigrafia. Egli utilizza la tecnica del riporto fotografico su tela per poi ritoccare le immagini coi colori tipici delle tinte industriali della stampa in offset, colori volutamente forti e innaturali che privano l’opera della precisione dello scatto fotografico. Le colate successive di colore e i segni neri volutamente impressi, inoltre, impediscono che l’immagine sia fredda e impersonale, anzi sembrano consumarla, proprio come ogni altro bene sul mercato.

Questo è il periodo in cui si afferma la Pop Art col suo spirito POPular e apparentemente comune e la sua natura ripetitiva e volutamente banale. Eppure, nonostante questo concetto o forse proprio per questo, Warhol ha offerto un’enciclopedia delle immagini che caratterizzano la sua epoca. Egli le ha semplicemente riportate visivamente mutuando il suo linguaggio dalla pubblicità, il cinema e i fumetti.
Ovviamente Andy Warholtutto ciò non può prescindere da alcuni influssi che stimolarono Warhol, come i primi happening, l’avanguardia musicale minimalista, le ricerche dei Fluxus, il cinema underground, la cultura gay dell’epoca, The Theatre of Ridiculous di Ronald Tavel, le coreografie del Judson Dance Theater di Merce Cunningham. Quest’ultimo, in particolare, con la creazione di azioni sceniche non teatrali derivate dal quotidiano, influenza grandemente le sue produzioni cinematografiche di cui vi parlerò più avanti.
Sì, perché Warhol è quello che si può chiamare un artista a tutto tondo, egli non si dilettò solo nella pittura e nella scultura, ma toccò altre discipline quali la scenografia teatrale e, nel cinema, si cimentò come produttore, regista, sceneggiatore e montatore di film e lungometraggi. Oltre (chiaramente) alla pubblicità, alla scrittura, all’editoria e alla televisione.

Concludo con una frase che vi permette di capire l’estrema duttilità dell’approccio artistico di Warhol:

Andy Warhol, Self PortraitCome si può dire che uno stile è migliore di un altro? La settimana prossima potresti diventare un Espressionista astratto, o un artista Pop, o un realista, senza sentirti come se avessi perso qualcosa… Penso che sarebbe bello poter cambiare il proprio stile. E penso che sia quello che sta per accadere, che sta per diventare il nuovo scenario…

Nei prossimi capitoli vi parlerò della Factory, del tentato assassinio di Warhol da parte di una femminista psicotica, delle incursioni nel mondo del cinema e della musica, degli anni 80 fino alla morte prematura (e assurda).
STAY WARHOLED!

Fonti:
Andy Warhol la biografia e la vita del pioniere della pop art | Biografie online – Andy Warhol | L’arte di Andy Warhol: influenze, tecniche, media | Andy Warhol – Treccani | Vita dell’artista: Andy WARHOL | Andy Warhol – Wikipedia

I GRANDI DELL’ARTE – Andy Warhol:

  1. Parte 1: Cenni biografici [Pop Art e primi anni 60] (tu sei qui)
  2. Parte 2: Cenni biografici [La Factory: personaggi e cinema sperimentale]
  3. Parte 3: Cenni biografici [Tentato omicidio, Napoli, Basquiat e anni ’80]

6 commenti

  1. Un artista che ha saputo trasformare in arte il concetto di consumismo, per poi finire travolto in quello stesso meccanismo… Un’intuizione geniale, se vogliamo anche profonda nella sua analisi, ma rivelatasi poi vana poiché lui stesso è diventato una replica, un simbolo, un idolo, quindi parte integrante del sistema. Il tutto IMHO 😉

    • Sarei propensa a pensarla come te, tuttavia non ho ancora abbastanza strumenti per pronunciarmi. Voglio essere sincera: il concetto non mi piace, nonostante intuisca la sua genialità. Non ho mai amato la Pop Art, ho provato tante volte ad approfondire, degli amici mi hanno pure regalato dei libri ma non son mai riuscita manco a finire di sfogliarli. A Vienna l’estate scorsa ho visto diverse opere di Warhol senza che destassero in me nessun entusiasmo. La verità è che detesto il consumismo e le sue derivazioni capitalistiche per cui non riesco a concepire la sua esaltazione priva di una qualsivoglia critica. Nonostante ciò, sono convinta che sia indispensabile conoscere per poter avere un’opinione coerente e oggettiva sulle cose, al di là delle mie preferenze stilistiche e concettuali. Ragion per cui ho deciso di approfittare del viaggio a New York per capire davvero cosa abbia significato la Pop Art, al di là di Warhol intendo… Certo è che lui si pone come protagonista, innovatore e trascinatore carismatico. La sua Factory muoveva idee, riuniva cervelli, creava energia propulsiva… Questo mi piace molto, tanto che credo che cercherò di andare a visitare quei luoghi, che poi il Village sta proprio vicino a dove alloggerò. Insomma, mi sto preparando per il viaggio, sto cercando percorsi, stimoli e nuove storie da vivere e raccontare… E chissà che la Pop Art e Warhol non finiscano pure per piacermi 😉

      • Anche a me la Pop Art non ha mai fatto scattare quella scintilla… Tuttavia è proprio il concetto alla sua base che mi ha sempre affascinato e finito per approfondire (se pur solo sui libri) il lavoro di Wahrol. Eppure il mio scetticismo di fondo è dettato dal rifiuto del consumismo (quindi condivido il tuo punto di vista) e da ciò che si è trasformato più o meno consapevolmente da “arte” a “fenomeno di massa”.. Personalmente ritengo che per noi, aver conosciuto la Pop Art e Wahrol postumi o comunque già consacrati da tempo sia stato un problema non di poco conto nel formare un giudizio sul suo lavoro… Credo che sia difficile poter apprezzare e capire fino in fondo la genialità (prima ancora dell’arte come riconoscimento del proprio intuito), quando non si è vissuti nello stesso periodo in cui un importante artista ha iniziato a dare un contributo così importante alla storia recente. Questo è un grande rammarico.

      • Sono d’accordo ed è infatti un’osservazione che ho fatto a inizio articolo: la pop art va inquadrata nel preciso momento storico in cui il fenomeno del consumismo si stava diffondendo. Oggi come oggi, ai nostri occhi allenati ed emancipati (forse) dall’assuefazione, risulta essere poco incisiva e per niente rivoluzionaria. Anzi… comunque vedremo, io credo che Warhol fosse una grande mente e che la sua visione fosse più complessa di quello che sembra. Non riesco a immaginare un movimento di questo tipo privo di una componente ironica e provocatoria. Devo solo trovare gli agganci giusti, se non li troverò tenterò di immaginarli, son fatta così ahahah
        Comunque è sempre un piacere discuterne con te 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.