Appunti di viaggio

Venezia – Biennale Architettura 2021 – Giardini (Fotogallery)

Biennale Architettura 2021 - Giardini dell'Arsenale

Biennale Architettura 2021 – Giardini dell’Arsenale

Ecco alcuni spunti visivi dalla Biennale di Architettura 2021 che, come sapete, ho visitato di recente. Dopo l’Arsenale, dunque, ecco la seconda tappa ai Giardini.


“The Anthropocene Museum: Exhibit 3.0 Obsidian Rain” di Kabage Karanja e Stella Mutegi (Cave_bureau)
Ad aprire la mostra al Padiglione centrale dei Giardini Della Biennale, l’installazione degli artisti keniani Kabage Karanja e Stella Mugeti, che formano lo studio di architettura Cave_Bureau. Realizzata con pietre nere di ossidiana appese a una corda di canapa, ricorda un soffitto galleggiante e simboleggia parte della grotta Mbai in Kenya, abitata a metà del XX secolo da combattenti anticoloniali.


Padiglione Spagna curato da Domingo Jacobo González Galván, Sofía Piñero Rivero, Andrzej Gwizdala, Fernando Herrera Pérez
Primo padiglione visitato quello della Spagna che intitola la sua mostra “Uncertainty“. Si tratta di un’installazione aerea fatta di fogli sospesi che non sono altro che veri e propri CV di chi cerca lavoro. Direi che si spiega da sola…


“Museo Aero Solar For an Aerocene Era” di Tomas Saraceno
Come non citare il mio amato Tomas Saraceno che, come da (buona) abitudine, parla di riciclo ed energie alternative. In sostanza propone delle pratiche per affrontare le contraddizioni della nuova era chiamata dagli scienziati Antropocene, era purtroppo segnata dall’impatto umano sulla biodiversità e sul clima, che parte nel 1945 a White Sands (USA) con la detonazione della prima bomba atomica. In particolare, alla Biennale, l’artista argentino ha realizzato un video del progetto del collettivo argentino Areocene Backpack, un kit portatile realizzato con palloncini e bottiglie di plastica riciclata che possono volare grazie al sole. Dopo 70 anni, dunque, la comunità di Aerocene ha condotto un volo umano, utilizzando solo l’energia solare.


Padiglione USA curato da Paul Andersen e Paul Preissner
Entro fattivamente in American Framing, il padiglione USA alla Biennale Architettura 2021, una mostra dedicata al sistema costruttivo basato sui telai in legno, una delle tecnologie più conosciute e diffuse negli Stati Uniti.


Padiglione Danimarca curato da Marianne Krogh
Esperienza liquida al Padiglione Danimarca attraversato da un corso d’acqua. Intitolata Con-nect-ed-ness e progettata dallo studio Lundgaard & Tranberg Architects, ospita una grande installazione acquatica percorribile che ci invita a riflettere sulla centralità di questo elemento nella vita del pianeta e di tutti gli esseri che la popolano. L’acqua piovana raccolta dal tetto viene convogliata al suo interno e infine fatta scorrere fuori, nella terra, per ricominciare un nuovo ciclo.

Ps dalle 12 alle 16 vi servono pure il tè che potete sorseggiare sui comodi divani nella grande sala finale.


Padiglione Gran Bretagna curato da Manijeh Verghese, Madeleine Kessler e Unscene Architecture
Ho sempre storto il naso rispetto al pragmatismo inglese, prediligendo un approccio alla vita più passionale ed istintivo. Tuttavia negli ultimi anni, soprattutto dopo aver sentito le testimonianze di chi ci vive, ho gradualmente cambiato idea, trovando il loro problem solving piuttosto interessante e, in alcuni casi pioneristicamente originale. Il Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale ha rafforzato questa sensazione. Ispirato al Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch, propone un punto di vista che rivoluziona lo spazio privato a uso pubblico in UK. Ciò che porto a casa è la consapevolezza che cambiare punto di vista in modo dinamico può portare a un progresso della vita sociale, e anche personale ovviamente.
Nonostante dello sport non abbiano ancora capito manco lo spirito di base, sull’organizzazione della vita sociale gli inglesi possono darci degli spunti da non trascurare. Attingiamo e Sfossilizziamoci!


Padiglione Israele curato da Dan Hasson, Iddo Ginat, Rachel Gottesman, Yonatan Cohen e Tamar Novick
Il Padiglione Israele, invece, ha sempre l’indubbio potere di spiazzarmi. E non è facile… L’ho trovato a dir poco inquietante.
Intitolata “Land Of Milk And Honey“, la mostra esamina le relazioni tra umani, animali e ambiente sperimentati in Palestina-Israele durante il XX secolo. Attraverso iniziative in agronomia, ingegneria, architettura e legislazione, la frase Land Of Milk And Honey si è trasformata da ispirazione religiosa (il punto di partenza è l’immagine biblica del latte e del miele come metafora di abbondanza) a piano d’azione: l’ambiente è stato rimodellato dall’urbanizzazione, dai progetti infrastrutturali, dall’agricoltura meccanizzata, dall’imboschimento intensivo e dalla manipolazione degli animali in macchine per la produzione di cibo.
Ecco le immagini…


Padiglione Austria curato da Peter Mörtenböck e Helge Mooshammer
L’Austria si concentra invece su un altro aspetto della nostra vita attuale: il rapporto fra l’uomo e il digitale. “PLATFORMAUSTRIA” è il titolo della mostra, che, in risposta alla crescente influenza del mondo digitale sulle nostre vite reali e come abitiamo, vuole creare una piattaforma di dibattito in merito a come immaginiamo l’architettura e l’urbanistica del futuro.


Padiglione Giappone curato da Kozo Kadowaki
Una casa giapponese di legno destinata alla demolizione sarà trasportata a Venezia per la mostra. Tuttavia, la casa qui rappresentata non sarà nella sua forma originaria. Smontata per il trasporto, riapparirà in nuove configurazioni create in situ da architetti e artigiani dal Giappone, che aggiungeranno materiali nuovi o locali durante il processo. In altre parole…continua


“Grancey-le-Château, A World at the Edge” di Le Consortium – Land
“The Birds’ Pavilion” (acciaio, legno, rami di alberi) di Le Consortium – Land parla di dialogo fra la specie umana e quella animale. Nello specifico la domanda che si pone è: come si può creare una relazione uomo-animale che sfugga ai principi di consumo e segmentazione che hanno governato a lungo la maggior parte delle relazioni inter-specie?


“Stone Statement Editions” di Mabe Bethônico
Stone Statement Editions” di Mabe Bethônico alla mostra centrale dei Giardini della Biennale assume la forma di un concept editoriale e consiste nell’annuncio di cinque titoli di libri. Si tratta di volumi immaginati, desiderati e suggeriti, che contengono rilevanti importanti domande in merito al rapporto degli esseri umani con le pietre, viste come elementi della vita della Terra, parte di un complesso sistema vivente malgrado appaiano inanimate e disponibili all’estrazione


A seguire la galleria delle altre installazioni presenti che hanno destato la mia curiosità.

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