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Memorie critiche – Rivelazioni esistenziali: la morte [7]

Photo by Wild0ne

Photo Credits: Wild0ne

SETTIMO CAPITOLO – Rivelazioni esistenziali: la morte

Un altro antro oscuro del canale, stavolta molto meno figurato, era la presenza di cadaveri di animali. Poteva capitare. Una volta una povera pecora nera ci stramazzò dentro. Giorno dopo giorno osservammo i cambiamenti nel cadavere. Nonostante il forte aroma di carne marcia elevato all’ennesima potenza e le continue raccomandazioni degli adulti di non avvicinarci, ci armavamo di bastone per andare a verificare che vermi e insetti facessero il loro dovere quotidiano mangiando le saporite carni di quell’animale disgraziato. Alla fine gli adulti, stanchi di legnarci, pensarono bene di liberarsene bruciandolo. Il nostro studio sulla decomposizione del corpo non si concluse, ma ci consolò trovare altri animali da osservare, magari più piccoli che non dessero troppo nell’occhio.

In realtà ciò che più ci incuriosiva e per cui sentivamo molto timore era la questione connessa alla morte. Quando non hai ancora capito bene cos’è la vita, ammesso che mai lo si possa capire davvero, il concetto della sua perdita non è facile da comprendere. È salito in cielo, gli angeli l’hanno portato via, ci ha lasciati. Ma dove è andato? In paradiso come dicevano i più, oppure, come sosteneva mio padre, si è solo trasformato in mera carne putrefatta proprio come quegli animali?
Quello che vedevamo, inoltre, erano animali che approfittavano della morte di un loro simile e si cibavano voracemente delle sue carni. Ancora non sapevamo che quella rappresentava una triste metafora della vita e ciò che ci attendeva più tardi dai nostri consimili.

Non era un bello spettacolo ma toccava quelle corde oscure che appartengono a ogni essere umano, quella parte inconscia che ti fa sentire attrazione per le cose più torbide, oscene e inquietanti. Laddove nascono perversioni e feticismi di ogni genere, soprattutto quando quell’attrazione diventa troppo forte. Ciò successe ad alcuni bambini del circondario che, secondo alcune testimonianze, avevano la simpatica abitudine di appendere per il collo cani e gatti. Non so se fosse vero o solo una leggenda metropolitana, se l’impiccagione avvenisse con un rito o se fosse solo un freddo ed efferato omicidio, né se godessero nel vederli morire, so solo che l’immagine di quei poveri animali appesi agli eucalipti di confine dei poderi mi tormenta ancor oggi. Non li vidi mai ma li immaginai e conservo ancora nella memoria quell’immagine immutata.

Continua…

Photo Credits: Wild0ne

INDICE:

[Raccolgo e rielaboro storie di vita e/o episodi tortuosi/virtuosi. Qualsiasi cosa ecciti la mia vena narrativa.]

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