
Photo Credits: Mikhail Nilov
NONO CAPITOLO – Prove di sopravvivenza
I bambini sanno essere molto cattivi, sono istintivi, non hanno ancora capito la differenza fra il bene e il male, che è più un costrutto sociale frutto dell’educazione. I piccoli sadici, infatti, non si limitavano a torturare vittime del regno vegetale e animale. Dopo aver misurato la propria forza con esseri indifesi come le piante o dotati di un’intelligenza inferiore come gli animali, lo step successivo non poteva che coinvolgere i propri simili. Per codardia, ovviamente la scelta ricadeva sempre fra i più deboli, gli indifesi e quelli meno forniti di doti cognitive.
Venivano formate le bande dei più forti ognuna con i propri bersagli. Per fortuna io non lo fui mai, ero orgogliosa e mi battevo ignorando una di quelle verità innegabili che ogni donna, se vuole salvarsi, deve sempre avere a mente: il genere maschile è fisicamente più forte. Punto. Io questo non l’avevo ancora capito, mi faceva incazzare essere più debole per cui portai a casa molte botte, ma anche una sorta di rispetto che mi salvò il culo.
Purtroppo l’infanzia è una giungla che diventa sempre più pericolosa più ci si avvicina all’adolescenza e i cui pericoli si placano solo in fase adulta, e manco per tutti.
Tutti i bambini sono stati picchiati da consimili, sono stati insultati, solo che alcuni lo sono stati di più, molto di più. In alcuni casi troppo di più.
La scuola, per ovvie ragioni, era uno dei luoghi che più ospitava questi pestaggi ricorrenti. L’ora della ricreazione era quella più pericolosa. Un po’ come i carcerati che rissano durante l’ora d’aria, i bambini cercavano di appartarsi coi loro bersagli che venivano in alcuni casi solo beffeggiati, in altri accerchiati e pestati, frustati coi rami, spinti su cespugli spinosi e altre carinerie del genere. Attorno alla scuola elementare, infatti, c’era una piccola pineta che fiancheggiava il campo sportivo. Luoghi per nascondersi, nonostante le maestre proibissero di allontanarsi, ce n’erano parecchi e in quella pausa di pochi minuti poteva succedere di tutto. E succedeva.
Nessun bambino denunciò mai lividi o escoriazioni oltre quelli di ordinaria routine infantile. Non erano episodi di vero e proprio bullismo. Anche se… vi si avvicinavano molto. L’unico elemento che tamponava la situazione era l’uso subdolo del gioco che, in qualche modo, scaricava di gravità la violenza del branco e scoraggiava la vittima a denunciare l’accaduto.
Tutto era trasformato in gioco e, per sopravvivere, era consigliabile impersonare il più forte. I deboli soccombevano senza pietà.
Photo Credits: Mikhail Nilov
INDICE:
- 1. L’atterraggio dei Venusiani
- 2. Contrasti socio-antropologici – Il Paese
- 3. Contrasti socio-antropologici – La Campagna
- 4. Prime crisi mistiche
- 5. Giochi illeciti
- 6. Scoperte proibite
- 7. Rivelazioni esistenziali: la morte
- 8. La rivincita della Natura
- 9. Prove di sopravvivenza (tu sei qui)
- 10. Il diverso
- 11. Gerarchie
- 12. Cuori infranti
- 13. Miti e leggende: Maria Barranca
- 14. Nonne ninja e altre supereroine
- 15. Il dialetto perduto
[Raccolgo e rielaboro storie di vita e/o episodi tortuosi/virtuosi. Qualsiasi cosa ecciti la mia vena narrativa.]
Categories: PsaicoDrammi, Psicologia da cazzeggio, Racconti, Schizzi saltuari, Scleri personali
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