Psicologia da cazzeggio – Il pettegolo [chapter 1]

Psicologia da Cazzeggio - Il pettegolo

Le persone si dividono in quelle che sanno tenere un segreto e quelle che, nonostante se lo impongano e giurino su madri, padri, figli, fratelli, orsetti di peluche e via dicendo, proprio non resistono e finiscono per rivelare qualsiasi cosa (non li riguardi direttamente).
Per questi individui parlare, o meglio spifferare, è come una droga e genera assuefazione. Per uscire dalle inevitabili crisi di astinenza, il rimedio migliore è la classica telefonata all’amico con cui si condivide questa passione per ripassare tutti gli aneddoti più piccanti delle persone conosciute e non. Una sana sniffata di cazzi altrui e si riparte di slancio.

“Pronto Giulio? Hai visto il profilo facebook di Lara? è proprio come abbiamo pensato stamattina, quella se la sta facendo con Enrico e non con Mario come ci è sembrato all’ora di pranzo. Anche se, come ti ho detto di pomeriggio, io avrei scommesso su Riccardo. Comunque continuiamo a tenerla d’occhio, io faccio il primo turno, tu intanto riposati che oggi la notte tocca a te, l’ultima volta ti sei addormentato e hai beccato solo due amici online su Whatsapp in orari sospetti.”

Il termine sardo “saccu sciundau” (sacco sfondato), usato per indicare questo tipo di individui, rappresenta una realistica (e divertente) analogia fra questo spassosissimo vezzo e un sacco che si sfonda e da cui fuoriesce il contenuto. Così è la lingua del chiacchierone, non si ferma mai. Lui cerca di placarla ma non ci riesce, ne perde totalmente il controllo.
Tuttavia questo atteggiamento da vecchia comare è finanche comprensibile, seppur non giustificabile, se si considera il piacere puro e irrefrenabile che il pettegolo prova quando il sacco si rompe. Gli occhi degli spettatori sono sgranati e incollati su di lui, un silenzio irreale cala nella sala. Tutti fissano la sua bocca in attesa che le labbra si muovano, per assaporare le note delicate delle più vergognose (e perciò succulente) dicerie. Il rischio di venir etichettati come degli emeriti pettegoli è poca roba se paragonato all’estrema soddisfazione nel vedere le facce sorprese, quelle espressioni che lo ripagano di ogni eventuale conseguenza futura. Tutto il resto non è importante, ciò che conta è quell’impagabile momento di notorietà. Poi l’attenzione passa al prossimo pettegolezzo come da scaletta.

Tu cosa porti oggi?
La figlia del macellaio ha violentato il pronipote del verduraio.
Potevi fare di più. Tu?
Il nuovo toy boy della maestra d’asilo e le corna del postino con l’istruttore di judo.
Non è ancora abbastanza. E tu?
La liaison segreta fra il criceto del becchino e la tartaruga nana della parrucchiera.
Avete capito che non siamo al gioco dei mestieri vero?

È inutile cercare di spiegare a queste persone che certi segreti non dovrebbero essere barattabili col proprio desiderio di integrazione sociale. Per cui solitamente si finisce per aiutarli alla radice non dicendo loro nulla ed evitando così che possano cedere alla tentazione.
Tuttavia non tutti lo fanno per questo insano desiderio di essere finalmente considerati nella giungla sociale che li circonda. Ci sono anche casi di individui che, una volta terminati gli argomenti in loro possesso, pur di non incappare nel tanto temuto silenzio, frugano nei loro cervelli alla ricerca di qualcosa da dire. Raschiano dal fondo argomenti utilizzabili e finiscono per tirar fuori qualche aneddoto che avevate loro raccontato certamente da ubriachi, visto che solo in quello stato avreste potuto pensare che non avrebbe fatto quella pubblica fine.

“…”
“…”
“Ah sì, dimenticavo, ieri ho incontrato Marco. Mi ha raccontato una cosa ma mi ha detto di non dirla a nessuno. Se te la dico, prometti massima riservatezza?”
“Mi offendo se mi dici così. Lo sai che di me ti puoi fidare. Perché me lo ripeti ogni volta?”
“Scusa, hai ragione ma non si sa mai, magari credi di poterla dire e te la fai scappare come quella volta… Comunque dicevo, Marco è uscito con la moglie del postino che, da quando ha scoperto le inclinazioni poco etero del marito e ha finalmente capito il perché di anni e anni di dolorosa astinenza sessuale (ci voleva una laurea!), ha deciso di recuperare le scopate perdute e la sta dando un po’ a tutti.”
“Ma chi? Francesca? È la mia estetista, non ci credo che dicano queste malignità in giro. Scusa ma devo dirglielo, sono sicura che sono delle schifose bugie, io la conosco!”
“(Cazzo-proprio-l’estetista-Peggio-c’è-solo-il-prete-confessore-Son-fottuta-Marco-mi-ammazza!) Invece tu non glielo dirai o ti taglio la lingua!”
“…”
“…”

D’altro canto questo difetto può essere utilizzato anche a proprio favore, soprattutto quando si vuole immettere in giro una notizia. Perché spendere soldi in inserzioni pubblicitarie, campagne di marketing e tempo prezioso quando si può semplicemente azionare il programmino “Se te lo dico, mi prometti che non lo dici a nessuno?“.
Per confermare empiricamente la teoria secondo la quale questa breve formuletta magica porterebbe il pettegolo incallito a sfondare il suo sacco, abbiamo effettuato un esperimento immettendo nel cervello di Mario Rossi una notizia falsa e paradossale. Si sa che più il pettegolezzo sfiora l’assurdità, più acquista punteggio nella scala di gradimento sociale. La falsa confidenza è stata farcita dovutamente con le solite raccomandazioni di rito, stavolta ben enfatizzate. Il vero pettegolo, quello cronico, non verifica mai l’autenticità della notizia, la accetta senza farsi domande, soprattutto quando questa proviene da persone che ritiene fonti autorevoli.

“Certo che lo so che le civette sono animali Giulia. E so anche che la figlia del dottore non è zoofila e che, anche se lo fosse, sarebbe difficile per lei far l’amore coi tre (peraltro brutti) pennuti. Ma deve essere così, me l’ha detto Sabina e io mi fido.”
“Certo Elena… Scusa ma Sabina per caso ti ha anche detto del dottore che, dopo aver scoperto la torbida tresca della figlia sul comò con le civette, non ha retto il colpo e si è ammalato?”
“E tu come fai a saperlo?”
“Me l’ha detto Ambarabàciccìcoccò!”

STAY SCAZZED!

Psicologia da Cazzeggio:

1. Il Pettegolo (tu sei qui!)
2. Il Trombamico
3. il Natalizio
4. Il Molestatore virtuale – Part 1
4. Il Molestatore virtuale – Part 2
5. Il commercialista emotivo
6. L’opinionista tuttologo

18 commenti

  1. ahahahah pare una cosa assai simpatica :)….e sia benvenuta questa nuova rubrica di “crastulamenti” …..mah, non è che poi nel bel mezzo del divertimento ci molli per pubblicare tutto su un libro? …..oramai, credo, dovrò rinunciarci!! Sto ancora aspettando il manuale delle simpatiche canaglie…….
    Ciao Barbara e, che sia un successo 🙂 e….BuonaGiornata 😉

    • Ah ah ah grazie Roberto, son contenta che ti sia piaciuto, stavo un po’ attendendo la tua opinione. La cosa che più mi dispiace è che non abbia ancora letto il Manuale. Se passi per Cagliari fammi un fischio e ti do uno dei miei, mi sembra il minimo!
      Buona giornata anche a te e… Stay (always) Scazzed!

  2. ….ma che onore, acquistare il manuale direttamente dalle mani della Scrittrice, e poi, c’è sempre la buona stretta di mano in sospeso 😉

  3. “…D’altro canto questo difetto può essere utilizzato anche a proprio favore, soprattutto quando si vuole immettere in giro una notizia. Perché spendere soldi in inserzioni pubblicitarie, campagne di marketing e tempo prezioso quando si può semplicemente azionare il programmino “Se te lo dico, mi prometti che non lo dici a nessuno?“…”

    Conosco un paio di amiche-relative che hanno la capacità di propagare le notizie come neanche i DNS di internet: dopo 60 secondi lo sa la città dopo 5 minuti l’intera regione, in un’oretta la voce si è diffusa sul suolo italiano… In cinque giorni viene raggiunta la sonda Voyager che ormai ha abbandonato il Sistema Solare…

      • Sinceramente non ci ho ancora pensato. Diciamo che ogni anno in questo periodo mi invento qualcosa di nuovo per non annoiarmi e non fare annoiare i lettori. Alcuni di questi raccontini li avevo in bozza ancora dai tempi del mio primo libro e son spuntati dal cassetto, volevano uscire, non me la son sentita di opporre resistenza. L’unica mia condizione è stata quella di un arrangiamento, son cambiate tante cose da allora, diciamo che avevano bisogno di una sistemata. Quindi eccoci qui…

      • Per la serie: datemi un punto di inizio che vi scriverò un libro!
        Mmm molto interessante il pensiero dei sedimenti scritti, ovvero tutta quella roba che scrivi per divertirti ed appoggi lì e che dimentichi o che seppellisci tipo Pompei sotto altre scartoffie…E poi riaffiora.

      • In realtà non erano soli, c’è anche qualcos’altro dormiente, ma stavolta hanno vinto loro. Comunque l’inverno è lungo e noioso, magari farò in tempo a riesumare altro 😉

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