Psicologia da cazzeggio – Il natalizio [chapter 3]

Psicologia da Cazzeggio - Il Natalizio

Siamo a metà ottobre, è appena finita l’estate. Tutti i comuni mortali sono assaliti dalla classica depressione post-ferie, ma lui no. Il natalizio, dopo aver appeso il costume al chiodo, ha già tirato fuori quello di Babbo Natale, ha deciso il menù della vigilia, stilato la lista dei regali e prenotato il ristorante per Capodanno. È sceso in cantina a conservare ombrelloni, canottini, pinne, maschere e boccaglio ed è risalito con scatoloni pieni di festoni, palline e altri gingilli natalizi.

“D’altronde il tempo passa, sembra l’altro ieri che sguazzavamo al mare e in men che non si dica è Natale!”
“Non è che sembra, Mario, era proprio l’altro ieri! E mancano due mesi e mezzo a Natale, non ti sembra prematuro pensare al menù del 24 dicembre?”
“Lara non possiamo arrivare impreparati al Natale. E poi che abbiamo da fare fino a dicembre? La vita è fatta di obiettivi. Il nostro, passata l’estate, è Natale. A seguire Carnevale, Pasqua, estate e di nuovo Natale. Non è fantastico Lara? Una vita fitta di impegni e obiettivi da perseguire…”
“…”
“Quindi carne o pesce per la vigilia?”

Intanto si avvicina il Natale. Verso la fine di novembre, quando in tv iniziano a comparire i primi messaggi subliminali in forma di famiglie raccolte al caminetto, slogan orecchiabili e lucine colorate, il natalizio ha già cambiato la foto profilo su tutti i social per stare in tema col grande evento che sta per travolgerlo in un vortice di abbuffate pantagrueliche, trenini di capodanno, sbronze colossali, petardi e fischia e scoppia. Il suo nuovo avatar lo vede oltremodo gioioso mentre indossa il classico cappellino da Babbo Natale con un improbabile sguardo languido.

“Ti dona proprio la nuova foto profilo Mario, anche se viene il dubbio che stia promuovendo un filmino porno in tema natalizio. Non è che mi nascondi qualcosa? Ho trovato le briglie nascoste nell’armadio e non mi risulta ti sia iscritto a equitazione. Non a quella tradizionale almeno.”
“Cazzo le hai trovate, addio sorpresa! Quest’anno volevo fare un regalo diverso a te e ai bambini e mi son fatto inviare due renne e una slitta direttamente dai Grandi Magazzini di Babbo Natale. Ho speso un po’ ma volevo fosse un Natale speciale!”
“Natale può essere speciale anche senza te che arrivi con la slitta e le renne vestito da Babbo Natale. Non ti rendi conto che è una faccenda consumistica? Come minimo ti sei fatto fregare! Sentiamo dove stanno questi fantomatici Grandi Magazzini di Babbo Natale?”
“Nel sito c’è scritto Polo Nord.”
“…”
“Perché mi guardi così? Scusa lo sanno tutti che Babbo Natale vive al Polo Nord, no?”

Siamo arrivati alla settimana fatidica. Nonostante il natalizio stia preparando tutto da due mesi e mezzo, ha da sbrigare ancora mille faccende vere o che il suo cervello si diverte a inventare. È sempre indaffarato, ansioso di andare, di fare, ma soprattutto di comprare. Ci si chiede cosa gli manchi ancora visto che tutto ciò che lo circonda sembra uscire dal Manuale del perfetto Natalizio, libro che ovviamente non manca nella sua libreria. La casa è ricoperta da una dozzina di Babbi Natale finti che penzolano da balconi e finestre. Nel giardino alberi e cespugli di Natale di tutte le grandezze sono tempestati di lucine di ogni tipo e intensità che Las Vegas a confronto sembra un parco giochi abbandonato le cui poche luci superstiti proiettano gli ultimi sprazzi di watt prima di spirare per sempre. L’interno della casa non è da meno. Gli alberi di Natale non si contano. Ogni ringhiera, trave, mensola, mobile e accessorio della cucina, del salotto e del bagno è ricoperto di festoni e lucine stroboscopiche. Tende, cuscini, copridivani, strofinacci, tovaglie, asciugamani, lenzuola e coperte sono a tema. Il caminetto è sempre acceso per creare atmosfera e per le stanze risuonano le arie natalizie.

“Mario basta con il cd di Jingle Bells, non bastava in macchina, adesso anche in casa. Questa è la decima volta consecutiva che lo ascoltiamo! Mi stai facendo odiare il Natale!”
“Ma come Lara? Io lo faccio per noi. So che non hai mandato giù la storia delle renne, ma secondo me siamo ancora in tempo per dimenticare tutto e immergerci con entusiasmo nell’atmosfera natalizia. Che Natale sarebbe senza Jingle Bells?”
“Sarebbe meglio un Natale senza trojan come quello che ti sei beccato nel sito russo-finto-artico da cui ti sei fatto impollare e che poi è sparito nel nulla. Per giunta per comprare due renne e una slitta. Mi spieghi dove la trovi la neve in Sardegna?”

STAY SCAZZED!

Psicologia da Cazzeggio:

1. Il Pettegolo
2. Il Trombamico
3. Il Natalizio (tu sei qui!)
4. Il Molestatore virtuale – Part 1
4. Il Molestatore virtuale – Part 2
5. Il commercialista emotivo
6. L’opinionista tuttologo

9 commenti

  1. Come si può nn odiare il Natale con uno così in mezzo ai piedi? Complimenti per la facilità di descrizione… Sembra quasi di conoscere i personaggi che decidi di “illustrare”.

  2. Esiste un rimedio, la soppressione fisica.
    Oppure, un po meno cruento, portarlo/a fisicamente in Lapponia (non rifiuterà mai anche se gli costa 3 stipendi più la tredicesima). E poi lasciarlo/a la.
    🙂 🙂

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