Vienna day-by-day – Museums Quartier: Mumok [Pop art e Azionismo viennese] (Day 2)

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Scherzando, si può dire di tutto, anche la verità.
Sigmund Freud

Vienna, 18 agosto 2015

Dal mio punto di vista WonderWien è un grande frigo e Brabs la polla che l’insensibile Regina di Cuori ha deciso di scongelare per il suo ricco banchetto. Per sbrinarla la inserisce qualche oretta nel microonde e la tira fuori artefatta e sudaticcia che un blob informe e melmoso in confronto è finanche seducente. Poi però ci ripensa e, per prolungare la sua atroce agonia, la rimette nel congelatore.
Ora… vorrei dire a quella stronza della Regina di Cuori che la roba scongelata non si congela nuovamente e che, se non la smette con questo sadico giochino, me la tento col re e finisce che la faccio spodestare.
Per finire vorrei dire anche qualcosa ai proprietari dell’albergo in cui soggiorna Brabs: l’aria condizionata non è un optional!

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11:00 Museums Quartier
Come avrete capito questa entrata e uscita continua dal congelatore non sta rendendo la mia vacanza semplice ma sono abituata alle sfide e son convinta che la spunterò, un po’ come successe a Praga quando mi investì la bufera e fui costretta a rifarmi il guardaroba. In effetti anche quest’anno qualche errore l’ho commesso ma scordatevi le ballerine rosse, non me le compro manco assiderata.
Il caldo fetente mi ha dunque svegliato più volte stanotte, per cui capirete quanto il sopraggiungere di un orario adatto a una normale levata sia stato liberatorio. Alle 8 sono in piedi e scendo a far colazione. Devo dire che in questo l’Hotel non pecca visto che le sale sono ampie (e condizionate), le stoviglie tutte colorate così come le pareti e in più, cosa di fondamentale importanza, qui esiste il cappuccino! Certo non è proprio come il nostro ma è dignitoso. Avremo modo di parlare dei caffè viennesi e della loro lunga tradizione. Per ora sappiate che, se desiderate un cappuccino, dovete chiedere un Mélange. Mentre abbondo di tale preziosa bevanda pubblico l’articolo di ieri, poi mi preparo ed esco alla volta del Museums Quartier dove mi trovo mentre scrivo.

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15:30 Museums Quartier
Pensierino: il Museums Quartier è un immenso centro culturale dedicato all’arte moderna e contemporanea in cui sono disseminati diversi musei. Fin qui il livello è da scuole elementari. È quando entri e ti fai prendere la mano che le cose diventano un po’ più complesse. Sinceramente ero convinta di cavarmela in una giornata e invece, guardate… son passate 4 ore e mezzo e ho visto SOLO il Mumok? Soloooo? E soprattutto cosa ho visto?
Torniamo alle elementari con la domanda che vi starete di certo facendo.

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Tema
Cosa (diavolo) è il Mumok?

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Svolgimento
Il Mumok è un museo dedicato all’arte del XX e XXI sec. in cui vengono trattati movimenti artistici quali il Nouveau réalisme, il Fluxus, la Pop Art e l’Azionismo viennese.

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Nota a piè di pagina
Se non sapete di cosa parlo cambiate blog o googlate un pochino che male non vi fa.

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Approfondimento
In questa mia visita il Mumok ospita due mostre coi controcazzi (scusate ma ci vuole): una dedicata all’Azionismo Viennese, l’altra alla Pop Art.

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Probabilmente tutti voi conoscete, anche se non direttamente, la Pop Art attraverso le opere di mostri sacri come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Peter Blake e via dicendo. Se non altro perché ve le sparano di continuo i media.

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Per quanto riguarda l’Azionismo viennese, invece, la questione è diversa e i media non sfiorano neanche l’argomento se vogliono continuare a far audience. A meno che, come nei mesi scorsi, non venga proposta la mostra di un suo esponente, nella fattispecie Hermann Nitsch.

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Per chi non lo sapesse la questione riguarda Palermo e la mostra “Hermann Nitsch – das Orgien Mysterien Theater“. Devo essere sincera: la questione mi ha incuriosito parecchio e il fatto di trovarmi oggi al Mumok e trovare questa mostra mi è sembrato quasi un segno del destino. Beh di certo mi son fatta più di una semplice idea sul movimento dell’Azionismo viennese e una delle opere che più mi ha colpito (e su cui preferisco tacere) è proprio di Nitsch.

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Ma vediamo nel dettaglio le due mostre.

My body is the event – Vienna Actionism and International Performance
My body is the intention. My body is the event. My body is the result.“. Questa frase di Günter Brus racchiude (e semplifica) la filosofia dell’Azionismo viennese che utilizza il corpo, attraverso la performance art, per dissacrare temi religiosi, pratiche sessuali, funzioni del corpo e via dicendo.

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Nell’Azionismo viennese niente è scontato e tutto ciò che è convenzionale viene stroncato. Detto così potrebbe sembrare un semplice tentativo di ribellione alla morale ma non è solo questo. Non si può rimanere impassibili di fronte alle opere degli azionisti viennesi. Essi utilizzano, oltre alle interiora di animali che tanto hanno fatto discutere a Palermo, il “disturbing psicologico” (mi si passi il termine) per scuotere e turbare. E ci riescono perfettamente.

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Il corpo umano diventa la tela su cui imprimere ed esprimere tensioni sociali (e psicologiche) irrisolte e destabilizzanti.
Il Mumok dedica alla mostra ben 3 piani dell’imponente edificio.

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Oltre ai già citati Günter Brus e Hermann Nitsch, compaiono opere, sotto forma di video e fotografie, di altri importanti esponenti quali Otto Muehl, il Wiener Gruppe, Chris Burden, Nam June Paik, Terry Fox, Hannah Wilke, Bruce Nauman, Joseph Beuys, Ana Mendieta, Carolee Schneemann, Natalia LL, Ion Grigorescu, Paul McCarthy e Ernst Schmidt jr.

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Forse vi sorprenderà ma, oltre alla più prevedibile Marina Abramovic (“Breathing in – Breathing out“, 1977 – “Art must be beautiful, artist must be beautiful“, 1975 – “Freeing the voice“, 1975), ho visto anche tre video di Yoko Hono (“Eye Blink“, 1966 – “Film no. 4“, 1966 – “Cut Piece“, 1965). Unica scultura presente è “Miss Vietnam” (1967) di Wolf Vostell.
Insomma la mostra è davvero completa e ha sortito un grande effetto nella sottoscritta, un effetto che sento ancora addosso, una sorta d’ansia e introspezione profonda, un grande dirupo nell’inconscio che ho tutte le intenzioni di approfondire (in intima sede).

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Curiosità
Non mi sono innamorata del tizio che compare nella maggior parte delle foto, è che aveva le mie stesse preferenze, si fermava dove mi fermavo io. Affinità elettive (di tipo artistico).

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Ludwig Goes Pop
Bene, eccoci giunti al succo del giorno, al “quote of the day” come mi piace chiamarlo. Freud che viene in mio aiuto: “Scherzando, si può dire di tutto, anche la verità“.

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Nel momento esatto in cui sono entrata nella prima sala di questa mostra dedicata alla Pop Art ho capito che qui stava il senso della frase di oggi. Perché? Ma dai, è facilissimo. La Pop Art dice la verità e lo fa utilizzando uno degli strumenti che, a mio parere, può salvare il mondo, cioè l’ironia. In cosa consiste la verità? In questo caso nella critica della cultura di massa, del consumismo e di tutti i frutti del capitalismo. Questo ovviamente a grandi linee e con le dovute (e molteplici) sfumature.

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Nella prima sala della mostra vengo abbagliata da diverse opere di Andy Warhol e Roy Lichtenstein.

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Nei tre piani in cui si sviluppa la mostra sono diversi i nomi noti. Fra gli altri Peter Blake, Richard Hamilton, David Hockney, James Rosenquist, Jasper Johns, Claes Oldenburg, Robert Indianas, Howard Kanovitz, Marisol, Jim Dine, Robert Rauschenberg, Tom Wesselmann e il nostrano Mimmo Rotella.

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Da menzionare due sculture iperrealiste: la prima di Duane Hanson (“Woman with a purse“, 1974); la seconda di John de Andrea (“Woman on bed“, 1974). Vi giuro che avrei voluto toccarle per convincermi che fossero davvero vere. Non ci credete? Guardate le foto!

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Curiosità
Scusate ma non ho resistito e mi son fatta sparare dall’Elvis di Warhol

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"Ti prego, risparmiami! Giuro che non canterò mai più 'Falling in love with you' sotto la doccia!"

Conclusioni
Che scherzando si rifili spesso (subdolamente) la verità è (cacofonicamente) vero, l’avete fatto tutti, non mentite!
Detto questo, la giornata di oggi è stata piuttosto impegnativa così come il mio tentativo di raccontarvela. Mi merito giusto una cena più mojito. A domani.

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Stay Vienned!

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17 commenti

  1. seguire le tue tracce permette a chi come me di entrare in contatto con aspetti innimaginabili e di questo ti sono molto grato e divertiti mi raccomando ciao

  2. Spaziale, non mi viene altro termine, assolutamente bello, assolutamente da non perdersi, ma perdersi e fare una ”Notte al museo” nella speranza che tutto prenda vita! 🙂

  3. Una giornata al museo: Mumok
    Che dire, un finale che incarna inconsapevolmente una vena di “Azionismo viennese” dove niente è scontato tanto da rimpiazzare la Kellerbier con un eccentrico finale di serata a base di mojito, che si sà, favorisce il corpo nella performance art.
    Complimenti per lo stile:
    originale racconto di un’ossevatrice capace di trasferire, oltre le nozioni di base, i riflessi e le inquietudini da ”
    approfondire (in intima sede)”…
    ti seguo, de bidda, con piacere

    • Che piacere, ti ringrazio immensamente. Mi hai fatto sorridere proprio mentre sorseggio una Schremser beer! In effetti il mojito si è rivelato un po’ eccessivo (nei giorni feriali almeno). Insomma non ho intenzione, almeno in terra straniera, di lanciarmi in ardite performance (da Azionismo Viennese) ahahah
      Ti ringrazio molto per la fiducia e “si bieusu in bidda” 😉

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