Vienna day-by-day – Mozarthaus e Casa della Musica (Day 8)

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Non è tanto facile suonare lo strumento della mente.
Sigmund Freud

Vienna, 24 agosto 2015

Cambiamo le carte in tavola. Mi rendo conto di essere imperdonabile ma solo oggi mi rendo conto di aver sbagliato favola. O quasi. Sapevo di non essere portata per impersonare Alice e avevo la sensazione che sul set di WonderWien mancasse qualcosa. Poi ho seguito le stelline, proprio come Pollicino, e ho trovato il fulcro dorato di questa città meravigliosa, il luogo dove si origina la vera magia, il paradiso dei bambini. Come me.
D’altronde non è mai troppo tardi per cambiare una storia no?

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Ora vi spiego. Già in patria avevo deciso di dedicare una giornata alla musica, ho anche studiacchiato un po’. In realtà, a causa della mancanza di tempo, avrei voluto vedere almeno i due film sulla vita di Mozart e Beethoven ma non li ho trovati. Mi son accontentata di qualche documentario giusto per farmi un’idea.
Non c’è bisogno che vi dica che Vienna è considerata una delle città più importanti, se non la più importante, per la storia della musica vero? Sì, forse sì, mai dar nulla per scontato.
Vi darò dunque qualche informazione cercando di essere indolore e di non perdermi in inutili ciance perché voglio arrivare velocemente al dunque.
Ebbene Vienna ha ospitato e incoraggiato il genio di grandi compositori come Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Brahms, Strauss e Schoenberg solo per citarne alcuni. Alcuni vi nacquero, altri vi approdarono e misero radici. Iniziò tutto fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX sec., nell’epoca nota come Wiener Klassik (Classicismo viennese). Prima del classicismo gli aristocratici viennesi assumevano musicisti per sollazzare i loro ospiti ma questi non avevano nessuna importanza a livello sociale. Solo in questo periodo questa tendenza si trasformò in un mecenatismo più elaborato e i musicisti furono gradualmente elevati di ceto sociale passando da artigiani a persone influenti e celebrità.

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Il primo fu Haydn, innovatore a cui va riconosciuta l’invenzione della sinfonia e del quartetto d’archi. Poi fu la volta del piccolo genietto, parlo di Mozart ovviamente, che già a 6 anni si esibì per l’imperatrice Maria Teresa dimostrando capacità inarrivabili per la maggior parte dei comuni mortali. Poi ci fu Beethoven, originario di Bonn, che arrivò in città per fare un’audizione con Mozart ma c’è chi dice che quest’ultimo, troppo occupato, lo ignorò, chi invece che l’incontro non avvenne mai. Fatto sta che anche Ludwig si fermò a Vienna e ci passò il resto della vita.
Diciamo che, dal punto di vista musicale, la capitale austriaca rappresentava una bella piazza, il centro europeo della musica classica.

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Anche il valzer nacque in Austria, originato da una danza dei contadini chiamata “walzen“, che significa “roteare”. Essa fece scalpore nella Vienna bigotta causando panico morale visto il ritmo veloce e l’abbraccio intollerabilmente stretto dei ballerini. Dopo qualche anno, però, i viennesi si dimostrarono meno ottusi e il ballo diventò tanto popolare da diventare il preferito di tutti, dai principi agli operai. Il maggior compositore di valzer fu Schubert e i suoi rivali Lanner e Strauss senior, poi superato da Strauss junior che fu protagonista dell’epoca d’oro del valzer.

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Anche un altro grande compositore tedesco si stabilì a Vienna. Parlo di Brahms, che inebriò le luccicanti sale da concerto con le sue composizioni romantiche.
La Secessione viennese, di cui abbiamo tanto parlato, ebbe anch’essa un importante rappresentante del settore e cioè Schoenberg che si spinse in territori sperimentali sviluppando, insieme a Berg e Webern, lo stile oggi noto come musica atonale.

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Non sto qui a farvi tutta la storia della musica classica viennese, ci sarebbe da parlare per ore e non è questa la sede. Vi fornirò, invece, le informazioni per conoscere questo mondo in un un modo inconsueto e, per questo, molto meno noioso delle mie spiegazioni spicce. Aggiungo solo che Vienna è anche conosciuta per l’opera lirica e che esistono in città quattro teatri dell’opera permanenti e diversi altri teatri che periodicamente mettono in scena opere e operette.
Se passate per la capitale, soprattutto nei pressi della cattedrale, riceverete numerose proposte da giovani addetti vestiti in stile impero per concerti e concertini nei vari teatri o nelle chiese. Io non ho un cavaliere se no ci sarei andata volentieri.

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Bene, ora che sapete a grandi linee l’importanza della città dal punto di vista musicale, posso finalmente trasformarmi nel personaggio di oggi e seguire le stelline.
No, non sto impazzendo. Vi spiego…
Da giorni vedevo sui pavimenti delle strade le stelline di cui ho fornito foto nel corso di questa breve disamina della storia musicale viennese. Si tratta di musicisti. In realtà io non so il perché e il percome della loro dislocazione né ne ho trovato traccia nella mia guida. Fatto sta che mi son messa in testa di seguirle ed ecco il senso della nostra curiosa Pollicina.

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La prima tappa è nella Mozarthaus, la casa dove Leopold e Costanze Mozart crebbero uno dei grandi di cui vi ho parlato: il genio bruttino di nome Wolfgang Amadeus.

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Come lo stesso Piero Angela fa notare nel documentario fruito in patria, infatti, egli non era dotato di grande fascino esteriore, anzi aveva il naso curvo e gli occhi sporgenti. Inoltre non aveva certo un carattere facile visto che passò i suoi giorni indebitandosi e facendo una vita dissoluta e al di sopra delle sue possibilità. Però dentro quella testolina dall’aspetto sgraziato si nascondeva uno dei più grandi geni della musica.

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Fin dall’infanzia egli dimostrò le sue grandi capacità riuscendo a riprodurre qualsiasi musica sentisse anche solo una volta. I suoi spartiti non possedevano nessuna correzione e riusciva a comporre ogni giorno 6 fogli di 12 righe ciascuno. Ciò lo rese abbastanza mal visto dagli altri compositori che ne invidiavano il talento innato.

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I Mozart (inclusi cane e canarino)

Su questo ha speculato il regista Miloš Forman che, nel suo film “Amadeus“, romanza un Salieri invidioso che commissiona a Mozart, poco prima che questi muoia, una Messa da Requiem per poi firmarla col suo nome.

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In realtà, come lo stesso Piero Angela (e non solo) fa notare, la storia non andò così visto che fu il conte Franz Xaver Walsegg-Stuppach a commissionare la messa. Il film è infatti tratto dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer, opera fondata su un basamento prettamente letterario. Scusate la parentesi ma ci tenevo a ristabilire il buon nome di Salieri visto che il successo del film, come spesso accade in questi casi, ha creato un falso storico che si tende ad accettare aprioristicamente.

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Torniamo dunque alla casa dove Wolfgang visse insieme ai genitori, la sorella, tre servitori, un cane e il canarino di nome Stabrl che, a quanto pare, sapeva fischiettare il Rondò del concerto per pianoforte in sol maggiore scritto da Mozart in queste stanze.
Le sale della casa sono rimaste identiche a livello di planimetria ma mancano i mobili originari per cui si è cercato di fare una ricostruzione ipotetica della disposizione delle camere e della loro funzionalità in base agli usi del tempo.

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Prendo un’audioguida in italiano e mi immergo nella vita del grande compositore e nei pettegolezzi di famiglia in forma di lettere che Leopold, il padre di Wolfgang, inviava alla sorella. A tal proposito vorrei fare i complimenti al tizio che impersona Leopold che mi ha fatto scompisciare dalle risate col suo italiano con accento austriaco e il trasporto da grande attore.

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Devo dirvi la verità: il museo non è particolarmente avvincente, non mi dice nulla di più di quanto già non sapessi. L’unica nota interessante sono le grandi vetrate sulle strade prospicienti la Cattedrale, che mi fanno pensare a Mozart lì, intento a comporre e suonare, con la mia stessa visuale sulle antiche stradine della città.

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Me ne vado dunque un po’ delusa e seguo ancora le stelline che mi portano sulla Kärntner Strasse, una grande via fitta di negozi alla moda in cui mi fermo a riposare. Oggi ci sono 30° e io non son di certo vestita adeguatamente coi miei jeans e il giubbotto legato in vita. Ma chi se l’aspettava?
Becco la free Wi-Fi della città che non ho ancora capito dove, come e quando si palesi e mi arriva un messaggio vocale da un amico che, avendo saputo della mia scelta di dedicare alla musica questa giornata, mi manda “Queen Jane Approximately” di Bob Dylan. Mi trovo in mezzo alla strada a girare su me stessa e a sorridere come un’idiota.
Questa è vita: la musica, il viaggio e il sentimento di libertà che entrambi riescono a infondermi. Certo sono una sega in fatto di musica, non ricordo i titoli delle canzoni e dei musicisti, spesso neanche i generi e, se mi fisso, son capace di sentire lo stesso disco (o anche lo stesso pezzo) a ripetizione finché il CD finisce per saltare ed essere inservibile, però mi piace, oh se mi piace la musica. Vado a emozioni, non sento la curiosità di saperne di più, mi basta.

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Mentre giro e rigiro su me stessa la mia attenzione viene catturata da una chiesa (Malteserkirche) talmente anonima da essere totalmente vuota. Mi ci spinge dentro la calura e il fatto che non ci sia nessuno.
L’odore dell’incenso è intenso, entra un uomo e accende una candela. Mi accorgo che in effetti c’è qualcun altro oltre noi due.

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Si tratta di un uomo inginocchiato nei pressi dell’altare che a un certo punto solleva le mani al cielo. Dopo il bagno di folla per le strade affollate di turisti spesso maleducati e rozzi, quest’uomo, col suo grande dolore e la sua fede, è qui con la sola compagnia del suo dio. Mi fermo in silenzio e mi sembra di percepirne il patimento.
Poi purtroppo entrano dei turisti e rompono il silenzio: “It’s a church!” ma va…
Me ne vado sperando che un dio esista e che assista quell’uomo. Pace alla sua anima.

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Continuo a seguire le stelle e arrivo alla Haus der Musik, la Casa della musica, il luogo speciale che vi ho anticipato. Nel cortile interno un uomo suona il pianoforte messo lì a disposizione di tutti. È talmente immerso nelle sue note che non alza lo sguardo un solo momento.
Faccio un video. Riuscite a percepire la religiosa serenità del momento?

Poi si alza e se ne va come se niente fosse.
Rimango nel cortile e gioco insieme ai bambini nell’installazione interattiva che crea suoni in base ai movimenti. Ecco i miei amici bambini.

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Questa invece sono io.

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Finalmente entro in quella che, a posteriori posso definire come la casa dei balocchi. Non solo storia e istruzione con sale dedicate ai grandi musicisti, ma una miriade di installazioni interattive da far sbrodolare ogni bambino vero e ogni adulto con l’animo da bambino. Come il tizio nella foto alle prese con la scala musicale.

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Per non parlare degli appassionati di musica che capirebbero tante installazioni che io sinceramente non son stata in grado manco di immaginare, tantomeno di apprezzare (per ignoranza in materia).
Parlo per immagini anche oggi.
(Continua dopo le foto)

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Piccola musicista (giuro che ha fatto tutto da sola!)

La sala dove mi son fermata più a lungo è quella dedicata a un musicista contemporaneo, il viennese Stefan Obermaier classe 1981 che, con la sua serie “Classic reloaded” fa una meravigliosa rivisitazione elettronica di mostri sacri come Mozart e Beethoven.

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Goduria pura. Ho fatto qualche video (scusate il tremolio ma ballavo). Peccato solo per le urla del bambino, devo ammettere di aver odiato fortemente i genitori.

Nelle foto non trovate, a causa del buio, le installazioni giganti dell’ultimo piano dove puoi fare il tuo concerto interattivo: tu, il tuo corpo e le tue mani che vengono proiettati su un’orchestra virtuale.
Insomma, avrete capito che la Haus der Musik è un grande parco giochi, una sorta di casa delle favole, la destinazione più consona per Pollicina. Che per oggi vi saluta. Auf wiedersehen!

Per Sigmund:
Ognuno ha la sua musica dentro, basta trovare gli “strumenti” giusti per farla vibrare. La mente sarà pur difficile da “suonare“, ma forse un approccio istintivo e giocoso, il non prendersi troppo sul serio e soprattutto riscoprire e rinnovare il proprio lato bambino, possono trasformarsi negli archetti del proprio violino.

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Stay Vienned!

21 commenti

      • Aiutooooooo!
        Io dovrò accontentarmi di un weekend lungo quando riuscirò a organizzare il viaggio….ti chiederò sicuramente qualche consiglio!!!

      • Certo chiedi pure. Comunque ho fatto un diario giorno per giorno, puoi consultarlo e vedere cosa ti interessa di più.
        Un weekend è pochino, secondo me non ti basta neanche per vedere tutto Klimt ahimè…

      • Speriamo allora di riuscire ad “allungare” un pochino il weekend 🙂
        I tuoi diari giornalieri sono tutti salvati tra i preferiti: tra l’altro, adoro il tuo diario cartaceo che pubblichi a inizio post. E’ sicuramente un ricordo stupendo per ogni viaggio…

    • Eh sì Vanni… Ho letto qualcosa anche a proposito ma non posso far proprio tutto tutto, sono umana d’altronde… Vorrà dire che ci tornerò in quell’occasione prima o poi 😉

      • Certo un capodanno a Vienna non deve essere male… ci si potrebbe infilare in quel famoso triangolo! poi però il giorno dopo non riesco ad immaginare lo stato mentale e fisico per andare al concerto! 😀

  1. Confesso che le tue “narrazioni di viaggio” sono così vivide e puntuali che implicano un coinvolgimento emotivo e delle suggestioni degne di note … musicali s’intende!! Tuttavia di devo fare un’appunto: mi spieghi per quale motivo hai dimenticato di trattare argomenti centrali della cultura viennese quali ad esempio le origini del gelato “Viennetta” riproposto da Algida ?

      • Mai stato così serio sulla questione viennetta che preciso è una torta gelato !!!! 😉 #lol#
        Ps: ho visto i tuoi disegni fantastici sarei curioso di come potrebbe interoretarli il tuo amico Sigmund anche se personalmente io un’idea l’avrei pure!!

    • Ehmmm adesso mi preoccupo però…. Quali disegni intendi esattamente e che morbo (a parte la banale sindrome di Sthendal ovviamente) mi piega dottore? Soprattutto quanto mi rimane da vivere? Faccio in tempo a scoprire i misteriosi segreti della torta algidata?

      • Doctor On Demand
        Beh, il “mi piega dottore” mi sembra troppo confidenziale !! 😉 🙂
        Tranquilla sei in ottima salute: ricorda non è importante quanto ti rimane ma viverla al meglio! … Prenditi del tempo per riflettere su ciò che devi dire al tuo Doctor, ricorda: non ti farò tante di quelle domande per la tua “salute”, ma per la mia. Racconta tutto, i piccoli dettagli non sono inutili, anzi completano il quadro. Non c’è fretta, prenditi tutto il tempo che vuoi per conoscere l’algidata.

      • Ahahah stavolta non ti ho capito davvero però forse è perché mi trovo su una panchina a riposare di fronte al Museums Quartier dopo un’altra giornata di avventure. Prometto che ci rifletto con calma 😉

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