Vienna day-by-day – MAK: Vienna Biennale 2015 (Day 9)

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How do we want to live and work in the future? How do we want to develop our cities? With what impulses and proposals can fine art and the applied disciplines of design and architecture contribute to making a better world?
Vienna Biennale 2015

Vienna, 25 agosto 2015

“Ideas For Change”
Oggi nessuna favola, anzi forse sì, quella di un mondo che si apre al cambiamento con idee sostenibili atte al miglioramento della qualità della vita.
Oggi, Freud non me ne voglia, apro il diario con degli interrogativi, gli stessi a cui cerca di rispondere la prima Biennale di Vienna dedicata all’arte, il design e l’architettura..

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Come vogliamo vivere e lavorare nel futuro? Come vogliamo sviluppare le nostre città? Con quali impulsi e proposte l’arte e le discipline applicate come il design e l’architettura possono contribuire per costruire un mondo migliore?

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Il MAK, Museo delle arti applicate di Vienna, ospita fino a ottobre “Ideas For Change”, una Biennale insolita che nasce con l’intento di creare idee di cambiamento fondendo tre discipline: l’arte, il design e l’architettura. Attraverso questo approccio multidisciplinare, la Biennale non solo vuole mettere sullo stesso livello le tre discipline ma soprattutto vuole farle cooperare per raggiungere l’obiettivo comune: una vita qualitativamente migliore nel rispetto dell’ambiente e nel miglioramento dei modelli sociali e relazionali.

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Ideas for change

Come recita il claim di “Smart Life in the City“, un progetto del MAK in collaborazione con il Vienna Business Agency (Creative Center Architecture), “i problemi complessi richiedono la cooperazione multidisciplinare, un approccio collettivo e l’integrazione della creatività come fenomeno di massa“.

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Smart Life in the City si pone come obiettivo il 2051, un’orwelliana inversione del 2015, anno corrente che ha inaugurato questa prima Biennale. Il progetto propone un modello di città in cui vengono rivisti i nuclei strutturali fondamentali e vengono proposte trasformazioni che non siano delle mere visioni futuristiche, ma che offrano un approccio discorsivo che porti a un reale cambiamento degli stili di vita e delle dinamiche relazionali che li regolano.

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Tutto ciò viene realizzato attraverso l’apporto di architetti, artisti e designer. Il design, in particolare, è chiamato in causa per le sue capacità di generare miglioramenti positivi nel contesto urbano.

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La grande mappa di Smart Life in the City individua 10 settori strutturali supportati da altrettanti team che lavorano con l’obiettivo comune di raggiungere l’ottimizzazione della vita quotidiana urbana. Il modello viene applicato a Vienna ma è generico, nel senso che è riproducibile dappertutto in modo variabile e contestuale.

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Vi riepilogo, attraverso immagini, i grandi macrosettori evidenziati dal progetto. Ognuno di questi stand proietta video-interviste agli addetti ai lavori e programmi di sviluppo di idee e progetti.
(Continua dopo le foto)

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La fabbrica
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L'hotel
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La scuola
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L'ospedale
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I luoghi all'aperto
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Lo stadio
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La strada
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Il centro commerciale
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La casa
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La banca

Uneven Growth – Tactital Urbanism for expanding megacities invece, prende in esame alcuni progetti riguardanti il problema della sovrappopolazione in alcune grandi città del globo: Istanbul, Rio De Janeiro, Lagos, New York e Hong Kong. L’esposizione mette insieme team interdisciplinari di esperti per esaminare nuove possibilità di tipo architettonico per queste metropoli globali. Eccole nel dettaglio.

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Istanbul: “Kito – a Citizen-Driven Agency for the Regeneration of TOKI Complexes

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Rio De Janeiro: “The Carioca Way of Making Cities“.

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Lagos: “Lagos tomorrow

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New York: “The Other New York

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Hong Kong: “Hong Kong is Land

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Al primo piano si trova l’esposizione “Mapping Bucharest – Art, Memory and Revolution 1916-2016“. A 100 anni dall’infausta decisione rumena di entrare nella Prima guerra mondiale contro gli Imperi Centrali (di cui l’Austria-Ungheria faceva parte), l’esposizione intende ripercorrere l’asse culturale Vienna-Bucarest aprendo una finestra sul futuro.
La mostra ripercorre, sul versante artistico, questi 100 anni della Romania attraverso la guerra e la Rivoluzione del 1989 in cui essa si liberò del regime comunista di Ceaușescu. Si parte dall’avanguardia rumena per arrivare all’arte contemporanea attraverso la memoria e le metafore della Rivoluzione. Ecco alcune foto delle opere in mostra.
(Continua dopo le foto)

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Al piano sotterraneo è presente invece “Future Light” con tre esposizioni: “Loving, Repeating” (video di Pauline Boudry e Renate Lorenz), la collettiva “Escaping Transparency” e “Off-site Commissions“.
Nello stesso piano è anche possibile visitare ” 24/7: the human condition”.

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La Biennale è ricca di spunti e idee su cui soffermarsi e riflettere. Personalmente non ho avuto modo di approfondire tutte le sue sezioni per una questione di tempo e di mancanza di opportunità. Ci sarebbe voluto un viaggio apposito dedicato solo ad essa. Tuttavia mi sono fatta un’idea generale (che spero di avervi trasmesso) e credo che i progetti scelti e l’idea di fondo siano validi per percorrere un futuro che porti a dei miglioramenti concreti nella qualità della vita. Ben venga questo approccio olistico che metta sullo stesso piano e faccia collaborare arte, design e architettura. Quello viennese potrebbe essere lo spunto perché nascano anche da altre parti progetti e iniziative di questo tipo.

N.B. Se desiderate dare uno sguardo (per immagini) alla Collezione permanente del MAK e alla mostra “Drawing the line” di Christoph Niemann cliccate qui.

Stay Vienned!

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