Duchamp e Dalí: storia di un’amicizia improbabile

Robert Discharges, Duchamp e Dalí che giocano a scacchi sul set del film A Soft
Robert Discharges, Duchamp e Dalí che giocano a scacchi sul set del film A Soft

Cosa troverete: un orso concettuale e un pavone surrealista che si conoscono e diventano amici; gli stessi animali che se la spassano fra festini e gite al mare; il concettuale che aiuta il surrealista in una corrida ai limiti dell’assurdo; il surrealista che partecipa al mistero sull’opera postuma del concettuale & more…

Mi sfugge l’occhio su un titoletto. Lo scorso dicembre la Royal Academy of Arts di Londra ha ospitato una mostra mettendo a confronto Dalì e Duchamp.Marcel Duchamp con Gala e Salvador Dali, 1958Che strano, penso, Dalì e Duchamp, due (grandi) personalità dell’arte del Novecento eppure così diverse. Duchamp, cerebrale, che col ready made ha inaugurato l’arte concettuale, Dalì eccentrico e vistoso, che può essere considerato uno dei più famosi pittori surrealisti.
Lo scopo, continuo a leggere, è quello di esplorare “i legami estetici, filosofici e personali” fra i due. Personali… Quindi si conoscevano? Si frequentavano? È curioso perché mi risulta che Dalì non fosse esattamente benvoluto dagli altri artisti. D’altra parte bisogna

Salvador Dali as Marcel Duchamp as Rrose Sélavy

ricordare che Duchamp aiutò molti artisti, se ricordate vi ho raccontato del fattaccio alla dogana quando accompagnò Brancusi a una mostra a New York introducendo l’artista nella Grande Mela.
La curiosità mi implora di indagare e, visto che ho promesso di regalarvi di tanto in tanto un pettegolezzo del mondo dell’arte, perché non dedicarlo a questi due grandi artisti? In realtà è più Duchamp a interessarmi, Dalì ha riempito di istinto la mia giovine età ma poi è diventato fatuo, è quasi scomparso. Un po’ ciò è dovuto al bombardamento mediatico di immagini delle sue opere o anche semplici riferimenti ad esse, un po’ al suo carattere e alle sue fascinazioni politiche. Non credo che mi sarebbe piaciuto, troppo personaggio. Preferisco Duchamp, più vero e “intelletto flesso”. Diciamo che lo faccio per Duchamp e per voi.

Cerco info e scopro che furono amici, sì proprio così. Probabilmente si conobbero a Parigi, dove esposero insieme, nel marzo del 1930. William Jeffett, curatore del Salvador Dali Museum di Saint-Petersburg in Florida, suggerisce come primo incontro la prima del film “L’Age d’Or“, di Dalí e Luis Buñuel (1930).

Marcel Duchamp, Fountain, 1917/1964. Photo © Schiavinotto Giuseppe. © Association Marcel Duchamp / ADAGP, Paris / Artists Rights Society (ARS), New York 2018

Dalla tabella dei posti risulta infatti che Dalí e la moglie Gala fossero seduti a circa tre file di distanza da Duchamp. C’è solo il particolare che uscì a novembre ma crediamogli, fa più storia e non cambia le cose. Anche perché fu solo nel 1933 che la pura conoscenza fra i due si intensificò trasformandosi in vero rapporto di amicizia. Ciò avvenne in occasione del viaggio in Spagna di Duchamp che, insieme alla compagna Mary Reynolds, affittò una casa a Cadaqués, non lontano dalla casa di Dalí nel villaggio di pescatori di Portlligat. Qui le coppie si incontrarono spesso e se la spassarono fra feste, gite in spiaggia e frequenti visite. Insomma, andavano d’accordo. Non solo, fra loro era nato un rapporto di reciproco rispetto e scambio intellettuale. Non ci sono prove o segni di collaborazione fra i due ma si fidavano l’uno dell’altro e probabilmente discutevano e si scambiano opinioni e consigli.

Salvador Dalí and Edward James, Lobster Telephone, 1938. Edward James Foundation West Dean / © 2018 Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Artists Rights Society.

E anche affetto. Se così non fosse, infatti, Duchamp non avrebbe tanto insistito per far conoscere Dalì ai suoi ospiti Richard Hamilton e John Cage che erano venuti (come facevano tanti artisti) fino a Cadaqués per incontrarlo. A loro Dalì non piaceva e inizialmente rifiutarono seccati, poi Cage accettò di pranzarci assieme e, in un’intervista del 1973, dichiarò di essersi stupito nel constatare che il rapporto fra Duchamp e Dalì fosse totalmente alla pari, di reciproco rispetto. Ciò nonostante la differenza d’età, sottolinea Cage.

Senza parlare del fatto che Duchamp sostenne l’artista spagnolo in diverse imprese. Ad esempio, nel 1961 quando a Salvador Dalí, Surrealist Object Functioning Symbolically – Gala’s Shoe (1931) (1973 edition) Dalì venne la sobria idea di glorificare il surrealismo attraverso una corrida a Figueres, in Spagna. L’artista immaginava l’evento accompagnato da fuochi d’artificio, esplosioni e un elicottero per trasportare via il toro morto. A sostenerlo, oltre al sindaco della città, fu appunto il suo amico Duchamp che invitò i colleghi artisti Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle a costruire un toro oltre i fuochi d’artificio. Per fortuna, a causa del vento, l’elicottero non arrivò mai a portar via il povero animale ma pare che i due artisti, incoraggiati da Duchamp, non si tirarono indietro.

Secondo quanto afferma Hank Hine, direttore del Museo Dalí, Duchamp e Dalí condividevano un profondo interesse per argomenti come la filosofia, la religione, la scienza, le idee trasgressive e i giochi di parole. “Amavano giocare, giocare con le parole e giocare con le immagini. L’interesse di Duchamp per i giochi di parole e le doppie immagini linguistiche fa rima con l’interesse di Dalí per le immagini doppie visive“.Marcel Duchamp (reconstruction by Richard Hamilton), “The Bride Stripped Bare by Her Bachelors, Even (La mariée mise à nu par ses célibataires, même),” known as “The Large Glass” (1915) (reconstructed in 1965–66 and 1985) In effetti è un parallelo interessante, non trovate?

Fra i due c’era anche estrema fiducia, lo dimostra il fatto che si son trovate tracce della grafia di Dalì sul retro di una stampa fotografica relativa a “Étant donnés” (1946-1966), l’ultima opera (a sorpresa) di Duchamp, uscita solo dopo la sua morte e realizzata in 20 anni in cui questi sembrava uscito dal mondo dell’arte. Solo pochissimi confidenti erano a conoscenza dell’opera e, secondo William Jeffett, Dalì poteva averlo aiutato e comunque ne fu fatto partecipe.

Che Dalì non fosse solo quella macchietta eccentrica che passava ai media? Può essere, concediamogli il beneficio del dubbio.
Nel frattempo spero di avervi incuriosito e chiudo questo capitolo, ma state all’erta perché non finisce qui, soprattutto per quanto riguarda Duchamp.

N.B. Le opere esposte alla Royal Academy of Arts di Londra sono poi tornate a casa e son tuttora conservate al Salvador Dali Museum di Saint-Petersburg, in Florida.

Via artsy.net

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6 commenti

  1. Nella mia ignoranza non ho mai avuto molto interesse per Dalì, e tra lui e Duchamp preferisco Picasso. Però il problema dell’inflazione dei personaggi c’è, oggi ad esempio c’è sicuramente per Frida Kahlo, senza che tra l’altro ne possa beneficiare economicamente. Se vai in libreria trovi libri di tutti i generi su di lei, fumetti e libri per bambini, libri fotografici biografie eccetera

    • Hai colto nel segno… alla fine credo che non faccia bene all’artista troppa popolarità, finisce col diventare commerciale (non per colpa sua nel caso di Frida). Secondo me bisogna stare molto attenti nel cedere i diritti di immagine delle proprie opere, nel senso che forse è meglio avere due soldini in meno e fare qualche comparsata in meno e mantenere nella giusta profondità il proprio lavoro…

  2. personalmente nutro molto interesse verso le teoretiche di duchamp sia a livello (appunto) teorico che a livello di opere realizzate, ho letto alcuni suoi testi e i libri fondanti sulla sua opera tipo il testo di Arturo Schwarz: La sposa messa a nudo..” (Einaudi), un po’ meno interesse per l’opera di Dalì che, senza nulla togliere, non mi coinvolge più di tanto; detto ciò che i rapporti tra i due fossero stretti o meno poco influisce circa le loro idee e opere ma resta cmq estremamente complicato analizzare le influenze reciproche quando ci si confronta con personalità così granitiche! Nel merito, ottimo articolo!
    r.
    ps: purtroppo che l’opera di Dalì sia stata ridotta a livello di ‘baci perugina’ come un po’ quella della Kalo è un fatto ma che farci!?

      • forse un po’ troppo narciso, innamorato solo o quasi di se stesso, non so se etero o bisex o quanto altro (in genere delle scelte sessuali delle persone non mi interessa per nulla ma in Dalì credo conti)) ma lui, in e da questa ambiguità, traeva linfa ideativa e (anche) “teatralità” a volte sì stucchevole!

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