I grandi dell’arte – Gustav Klimt – Parte 2: Secessione

Di imperi decadenti, artisti ribelli e testardi alla presidenza di movimenti artistici neonati, commissioni pubbliche irriverenti, scandali e bagarre storiche, mecenati munifici, capolavori distrutti da nazi-piromani dispettosi e altre vicende che riguardarono Klimt nel primo periodo della Secessione.

Gustav Klimt - Tragedia, 1897Questa seconda parte dello studio su Gustav Klimt e il clima artistico viennese della fine dell’Ottocento tratterà della Secessione e della conseguente rottura col rigido conservatorismo dell’Accademia di Belle Arti. La vita di Klimt coincise quasi interamente con quella della Secessione viennese, ragion per cui, visto che questa fase è di basilare importanza per capire la sua personalità, si parlerà di entrambi con qualche indispensabile cenno storico. Questo articolo prenderà in considerazione solo il lasso di tempo che va dalla nascita della Secessione viennese, nel 1897, fino al 1901, anno in cui iniziò il cosiddetto periodo aureo klimtiano che sarà oggetto dei prossimi capitoli.

Ma andiamo per gradi. Diciamo che c’era tutta una frangia di artisti in Europa che era stanca della fissità stilistica delle varie Accademie e delle istituzioni ufficiali dell’arte. Ciò comportò una ricerca di stili diversi e originali che sfociò, in Belgio e in Francia prima, nell’Art Nouveau, corrente che si diffuse velocemente in tutta Europa, seppure con nomi differenti. In Spagna fu chiamata “Modernismo” (vd. Gaudí), in Germania “Jugendstil“, in Italia prima stile “Floreale“, poi “Liberty“.
Gustav Klimt - Ver Sacrum - Poster per la prima mostra della Secessione (Teseo e Minotauro), 1898A Vienna, che in quel periodo era un coacervo di stimoli culturali e artistici, la notizia giunse velocemente. Inoltre, nel 1892, nella vicina Monaco di Baviera, nacque la prima Secessione tedesca. Vienna non tardò a fondare la sua nel 1897, seguita da quella di Berlino nel 1898.
Le Secessioni si riunirono intorno all’ideale di Gesamtkunstwerk: l’opera d’arte totale nel senso di una fusione completa delle arti. Esse ebbero il merito di introdurre in Austria e in Germania le novità stilistiche dell’Art Nouveau, che tendeva a rifiutare gli stili del passato e prediligeva forme curve ispirate alla natura e alle sue forme vegetali. I suoi segni distintivi erano l’eleganza decorativa e concettuale. Questa nuova forma d’arte rifletteva infatti la società dell’epoca e divenne lo stile della nuova borghesia in ascesa, ne fu quasi il simbolo che si dissolse con l’inizio della Prima guerra mondiale (1914) e la fine dell’Impero austro-ungarico.

Gustav Klimt - Music II, 1898Klimt, che fu il primo presidente della Secessione viennese, fu dunque uno dei maggiori esponenti di questa corrente.
Prima di venire a contatto con l’Art Nouveau, egli si era sempre attenuto all’eclettismo storicistico tipico dell’epoca, attingendo da stili del passato come quello rinascimentale. A questo aggiungeva una vena simbolista che, a partire dal 1890, lo aveva reso celebre in Europa e che rimase uno dei suoi segni distintivi anche dopo.
La sua conversione verso l’art Nouveau fu tuttavia progressiva e ciò è evidente dai suoi lavori che mutano lentamente fino a manifestarne nettamente gli influssi.
Gustav Klimt - Pallas Athenet, 1898Nel 1897 fu fondata dunque la Secessione viennese con Klimt presidente. Nel 1898 si svolse la prima mostra che vide opere dello stesso Klimt, di Auguste Rodin, Alfons Mucha, Puvis de Chavannes, Arnold Böcklin e Fernand Khnopff.
Nel 1899 fu inaugurato il Palazzo della Secessione progettato da Joseph Maria Olbrich, uno dei più importanti architetti della Secessione.
Nel 1900 accadde l’inevitabile: lo scontro con le istituzioni. Tempo addietro, quando Klimt era ancora ligio allo stile accademico, l’Università di Vienna gli commissionò la decorazione del soffitto dell’aula Magna. Egli avrebbe dovuto sviluppare il tema illuminista del “trionfo della luce sulle tenebre” rappresentandolo nelle tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. Il tempo passò senza che Klimt consegnasse il lavoro per cui, quando lo fece, le sue opere risentirono fortemente del nuovo stile. Nel 1900, in occasione della settima mostra della Secessione, mostrò al pubblico la Filosofia (1899) facendo scoppiare un putiferio. Ben 84 professori dell’Università protestarono. Altrove l’opera riscosse invece parecchio successo visto che, nello stesso anno, vinse il primo premio all’Esposizione Universale di Parigi. Il pannello, della dimensione 430x300cm, invece di seguire lo stile limpido tradizionale, era visionario: Gustav Klimt - Filosofia, 1899i corpi fluttuavano alternando volti tristi e sereni e, sotto un cielo stellato, compariva la filosofia rappresentata dal volto di una donna. Purtroppo i colori oggi si possono solo intuire perché quest’opera, così come i ritratti di cui abbiamo parlato nella prima parte di questo studio, e così come gli altri due pannelli di Medicina e Giurisprudenza, venne distrutta da un incendio del Castello di Immerdorf nel 1945. Sono rimaste solo delle foto in bianco e nero e una a colori del bozzetto di Medicina, forse quelle sequestrate al Ver Sacrum, la rivista della Secessione, quando uscì l’opera e ne pubblicò i bozzetti.
La Filosofia fece scalpore non solo per lo stile non rispondente ai canoni tradizionali, ma anche per ciò che rappresentava a livello allegorico. A dispetto del tema illuminista con l’innalzamento della ragione, l’opera rappresentava l’umanità sotto forma di inferno dantesco e evidentemente incapace di far prevalere il pensiero. Il volto indecifrabile della filosofia sembra essere indifferente al dramma umano che le si para di fronte. L’esaltazione dell’uomo voluta dalla committenza istituzionale non veniva evidenziata ed era semmai contrastata da una visione decadente dell’uomo e della società. Ne derivò una bagarre storica che andò alimentandosi via via che uscivano le altre opere della serie.
Gustav Klimt - Medicina, 1897Klimt, infatti, cocciuto come un mulo, non si curò delle critiche e, nel 1901 presentò Medicina. Pensate alla tetra figura della morte avvolta di un lugubre mantello nero che sovrasta un’umanità fatta di carne, vulnerabile e finita. Questo è ciò che viene rappresentato nell’opera. I corpi nudi di uomini, donne, vecchi e bambini fluttuano in uno spazio siderale indefinito e oscuro. Fra loro e lo spettatore, a mo’ di presentatore, sta la bellissima sacerdotessa Igea.
Anche in questo caso nessuna celebrazione del trionfo della scienza e del suo potere terapeutico, bensì il risalto del dolore e della finitudine umana. Questa non fu, tuttavia, l’unica critica a Klimt. L’opinione pubblica si indignò anche per l’abbondanza di nudi. Come anticipatovi nel capitolo precedente, Klimt aveva un rapporto assai complesso col genere femminile. Ciò si riflesse nelle sue opere in cui la donna è centrale. Egli aveva però il brutto vizio di ritrarle come prostitute o come femmes fatales (tema molto in voga all’epoca), col trucco pesante e acconciature molto eccentriche. E ovviamente nude e licenziose. La componente sensuale in Klimt è molto accentuata e ciò non fu apprezzato dai benpensanti.Gustav Klimt - Medicina - Particolare di Igea, 1897
Ma a Klimt poco importava. Queste furono le sue dichiarazioni in un’intervista sul Wiener Morgen-Zeitung:
Una volta terminato un quadro non ho voglia di perdere dei mesi interi a giustificarlo davanti alla gente. Quello che conta per me non è a quanti piaccia ma a chi.
Ovviamente i rapporti fra Klimt e le istituzioni si incrinarono e la sua candidatura come professore dell’Accademia di Belle Arti non fu accettata. Ciò fece chiudere Klimt in se stesso con l’arte come sola compagnia.
L’opera che più di tutte fece scalpore fu comunque l’ultima della serie: Giurisprudenza (1903) in cui veniva messa in dubbio la potenza della Legge e, per forza di cose, anche delle istituzioni e dello Stato. Egli, infatti, rappresentò un vecchio indifeso in attesa del verdetto circondato dalle Tre furie nelle vesti di donne lascive che assistono alla sua punizione operata da una bestia orribile. In alto stanno le tre componenti ideali (e sadiche) della giustizia: la Verità, la Giustizia e la Legge che si gustano la scena del tutto impassibili.
Gustav Klimt - Giurisprudenza, 1903Alcuni dicono che il vecchio rappresenterebbe Klimt osteggiato dalla critica e rifiutato dai suoi committenti (che tanto se la presero che non gli assegnarono più nessun incarico pubblico).
Anche lo stile di Klimt subì dei cambiamenti a partire da quest’opera: a parte l’uso del mosaico (e anche grazie a quello) di cui parleremo più avanti, egli modifica il ruolo della decorazione che diventa struttura e messaggio.
Lo scontro con le istituzioni raggiunse il suo apice nel 1905 quando Klimt, grazie all’appoggio del suo mecenate August Lederer (o della moglie?), riuscì a comprare dallo Stato le opere. Alla luce della turpe fine che fecero, sarebbe stato meglio lasciarle dov’erano ma la reazione di Klimt appare del tutto comprensibile, egli sentiva la sua creatività tarpata dalla censura.
Ecco cosa dichiarò:
Ne ho abbastanza della censura adesso faccio da me. Desidero liberarmene. Desidero liberarmi da tutte queste stupidaggini che mi ostacolano e mi impediscono di lavorare.

Siamo saltati al 1903 per rendere completa la questione riguardante i pannelli dell’Università, ma in realtà il nostro percorso riprenderà dal cosiddetto periodo aureo klimtiano che venne inaugurato da una delle opere più rappresentative del pittore austriaco: la bella e sensuale “Giuditta I“. Ma di lei parleremo nella prossima puntata.

STAY KLIMTED!

Bibliografia:
Gustav Klimt – Wikipedia | Klimt Museum | Art Nouveau e Klimt | Centroarte.com – Klimt | Secessione nell’arte – Wikipedia | Secessione viennese – Wikipedia | Gustav Klimt e i pannelli per l’Università di Vienna: una querelle des Anciens et des Modernes

I GRANDI DELL’ARTE – Gustav Klimt:

  1. Gustav Klimt – Parte 1: Pre Secessione
  2. Gustav Klimt – Parte 2: Secessione (tu sei qui)
  3. Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [1]
  4. Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [2]
  5. I grandi dell’arte – Gustav Klimt – Parte 4: Periodo maturo

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