I grandi dell’arte – Egon Schiele – Parte 1: Cenni biografici

Egon Schiele

Vienna, 1890-1918
Egon SchieleFacciamo il punto: abbiamo inquadrato il periodo che va dalla fine dell’Ottocento fino ai primi anni del Novecento, diciamo fino all’inizio circa della Grande Guerra che segna la fine dell’impero austroungarico. Siamo in Austria, a Vienna, meta del mio prossimo viaggio e motivo di questo studio sulle grandi personalità che l’hanno segnata. Come già largamente anticipato nel precedente approfondimento sulla vita e le opere di Gustav Klimt, Vienna era una città ricca di intellettuali e artisti di grande fama. Pensate a Freud e alla psicanalisi che pose l’uomo di fronte a scomodi interrogativi e aprì le porte a un nuovo concetto di sessualità. O alla Secessione viennese che stravolse i canoni tradizionali sia nelle arti che nell’architettura. Recenti erano anche le grandi opere di musicisti come Mozart (1756-1791) e Beethoven (1770-1827) che colmavano di riverenti sonorità gli eleganti salotti viennesi.
Tutto questo però si sarebbe sgretolato velocemente, la grandezza dell’Impero iniziava a dare segni di cedimento.
Egon Schiele - Seated Woman With Bent KneeL’Espressionismo nacque in questo contesto attraverso l’opera di Egon Schiele e Oskar Kokoschka. Influenzati dalle teorie di Freud, essi tornarono all’uomo, alla sua interiorità e alla rappresentazione delle sue paure.
Voglio parlarvi di Schiele, la stampa della ragazzina coi capelli rossi ha accompagnato tanti anni della mia vita per cui mi sembra doveroso. E poi la sua arte è così profonda, il suo tocco così intimo, scava nel profondo dell’animo a scovarne le debolezze, è uno specchio delle paure di qualsiasi uomo, senza limiti geografici.

La vita, con Egon Leon Adolf Schiele, meglio conosciuto come Egon Schiele, non fu particolarmente generosa né in lunghezza né in serenità. Egli nacque nella stazione ferroviaria di Tulln il 12 giugno 1890 e lì visse almeno fino a quando il capostazione, cioè suo padre, morì nel 1905. A quel punto la tutela del ragazzo venne assunta dal ricco padrino, lo zio Leopold Czinaczek. Inizialmente questi lo spronò verso una carriera nelle ferrovie ma poi ne riconobbe il talento artistico e permise che si iscrivesse all’Accademia di Belle Arti di Vienna nel 1906 dove studiò disegno e pittura. In quel periodo Egon cominciò a dipingere, soprattutto autoritratti, producendo in poco più di un decennio circa trecento dipinti e più di tremila opere su carta.
Egon SchieleIl suo rapporto con la madre in quel periodo si deteriorò. In effetti Egon non ebbe una storia familiare per così dire serena: prima il padre colpito da una malattia mentale che segnò fortemente l’artista, poi la madre, Marie Schiele, che si allontanò da lui perché non si sentiva tutelata e sostenuta dal figlio. Cioè?
Scusate il gossip ma cerco di fissare il personaggio, le sue opere sono così sofferte che vorrei cercare di capire come nacque la sua inquietudine.
Intanto Egon si annoiava all’Accademia, non riusciva a comprendere la fissità che questa imponeva, era costretto a disegnare “secondo gli antichi“. A lui non bastava, aveva bisogno di sperimentare accogliendo nuovi stimoli, come quello che influenzò maggiormente il suo percorso artistico, cioè l’incontro con Klimt nel 1907 e l’adesione alla Secessione viennese. Nel 1909 Schiele abbandonò definitivamente l’Accademia.
L’amicizia fra Klimt e Schiele fu determinante per la carriera di quest’ultimo. Klimt comprò le sue opere, presentò l’amico a importanti mecenati e fece in modo che tenesse la sua prima mostra personale per la Wiener Werkstätte nel 1908 e, quando Egon si allontanò dall’Art Nouveau verso l’Espressionismo, Klimt mise in discussione la sua poetica e ne abbracciò alcuni punti nelle sue ultime opere.
Egon SchieleGià in questa prima esposizione per la Wiener Werkstätte sono evidenti i primi segni dello stile espressionista. In particolare è la sua rappresentazione del corpo a riflettere questi influssi: egli opera infatti una decisa distorsione figurativa che trasforma la sessualità in ossessione erotica ed evoca un sentimento di inquietudine esistenziale. Lo spazio non esiste, l’uomo vaga nel vuoto della sua drammaticità generata dall’eterno conflitto tra la vita e la morte.
Ovviamente Vienna non accolse con piacere questa espressione aggressiva dell’uomo e delle sue paure. Ricordiamoci la reazione verso le opere dell’Università di Klimt, il glorioso Impero doveva splendere e l’uomo doveva uscirne altrettanto glorioso, non lo si poteva di certo rappresentare attraverso le sue debolezze.

Egon SchieleSchiele non si scoraggiò di certo e insistette, partecipando nel 1909 a una collettiva in cui esponevano gli artisti usciti dalla Secessione nel 1905: Munch, Matisse, Pierre Bonnard, Gauguin, Kokoschka e Van Gogh.
Sempre nel 1909 egli fondò il Neukunstgruppe, tagliando definitivamente sia con l’Accademia sia con Klimt e l’Art Nouveau.
All’elegante erotismo dell’Art Nouveau, Schiele contrappose una sessualità intima e psicologica sfociante in tensione esistenziale. La sua propensione per modelle bambine, possibilmente nella fase pre adolescenziale, è una rappresentazione di questa sensualità morbosa.
Egon SchieleCiò gli causò anche qualche guaio visto che, fra il 1910 e il 1911, finì in prigione per aver sedotto una quattordicenne ma le accuse si rivelarono infondate e fu condannato solo per aver esposto le sue opere che venivano considerate troppo spinte.
Come avrete potuto notare, anche in Schiele, come in Klimt, uno dei soggetti (e interessi) principali è la donna. Mentre Klimt colleziona amanti modelle e nobildonne, Schiele ha invece una storia di compagne modelle a partire da sua sorella Gerti, ritratta nuda fino allo sbocciare dell’adolescenza, Egon Schielepassando per la diciassettenne Wally Neuzil, per finire con quella che diverrà sua moglie Edith Harms.
Edith non ci sta a dividerlo con la altre per cui si impose come unica musa ispiratrice.
Nel 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale e crollò l’impero asburgico. Schiele venne chiamato alle armi nel 1915 ma riuscì a continuare a dipingere grazie a superiori indulgenti e amanti dell’arte.
Poi finalmente, nel 1918, venne trasferito al Museo militare di Vienna proprio in un momento in cui un suo mutamento di stile lo stava facendo diventare molto popolare. Egli espose a Zurigo, Praga e Dresda e partecipò alla quarantanovesima mostra della Secessione Viennese.
Egon Schiele - Self portrait masturbatingEgon morì giovane pochi mesi dopo aver assistito e ritratto sul letto di morte il caro amico Gustav. Fu troncato dalla terribile epidemia di influenza spagnola che decimò Vienna (e l’Europa) nel 1918. Edith, che era incinta, morì il 28 ottobre, Egon la seguì il 31 a soli 28 anni.

Tutta la produzione di Schiele è intrisa di introspezione e profondità psicologica. Anche i paesaggi, che dipinse fino alla morte, diventano espressione di stati d’animo.
Ma è l’uomo che più rappresenta questa sensazione, il suo corpo teso e la sua sessualità dirompente espressa in modo diretto come negli autoritratti in cui l’artista si masturba. I corpi sono nudi o semi vestiti, i corpi di donne spesso avvinghiati o attorcigliati su se stessi. Sono le espressioni a confermare la sensazione, gli sguardi profondi e interiori dei suoi soggetti, è come se volessero entrarti dentro e sondarti l’anima.

Egon Schiele - The familyLo studio su Schiele, come avrete notato, è stato strutturato in modo diverso rispetto a quello su Klimt. Purtroppo il tempo mi è ostile, la data del viaggio si avvicina velocemente e vorrei toccare anche altri argomenti. Per questo motivo, ho dovuto optare per una versione ridotta e ho deciso di partire con la biografia per poi fare degli approfondimenti singoli e non necessariamente cronologici o legati fra loro. A piacere e secondo tempo e voglia. Probabilmente prenderò in esame alcune opere, una delle quali mi interessa particolarmente, o alcuni temi inerenti la poetica schieliana.
Spero di farmi perdonare con una galleria ricca e un po’ piccante. Buona visione e…

STAY SCHIELED!

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