I grandi dell’arte – Gustav Klimt – Parte 4: Periodo maturo

Gustav Klimt – Lady with Fan (1917) - dettaglio

Di artisti in crisi mistica smaniosi di contaminazioni, donzelle con figlie, madri e nonne smaniose di attenzioni ispirate, amici artisti di artisti smaniosi a braccetto con Thanatos nel cammino verso il loro increscioso epilogo finale, opere incompiute custodi di segreti e di enigmatici stravolgimenti delle teorie di una vita, blogger in lotta con se stesse per non trasformarsi in invasate con l’aplomb di un cammello e altre vicissitudini che accompagnarono la vita di Gustav Klimt fino alla morte funesta nel 1918.

Opere: Il Parco (1910) | Il Cappello Nero (1910) | La vergine (1913) | Ritratto della Baronessa Elisabeth Bachofen-Echt (1914) | Vita e morte (1915) | Adamo ed Eva (1917) | La sposa (1917)

Vienna, 1910-1918
Gustav Klimt - Lady with a muff (1916)Siamo giunti all’ultima parte dello studio su Gustav Klimt. Nel frattempo ho mantenuto la calma cercando di essere il più obiettiva possibile e raccogliendo informazioni e dettagli. Non è stato affatto facile, mi ha aiutato sapere che, fra non molto, mi troverò al cospetto di queste enormità del creato (artistico) e potrò abbandonarmi al versante emotivo. Per cui vi risparmio il pippone doppio e procediamo in modo rigoroso con Klimt e il periodo post aureo. Come già anticipato nella puntata precedente, dopo Giuditta II, nel 1909, Klimt entrò in crisi. C’è da dire che esistevano diversi fattori storici che determinarono un cambio di prospettiva per la società dell’epoca, la cosiddetta bella époque. L’Impero austroungarico stava per collassare, cosa che successe all’inizio della prima guerra mondiale. Diciamo che era agli sgoccioli. Inoltre si stava affermando, anche tramite uno dei più cari allievi (e amici) di Klimt, una nuova corrente artistica. Parlo di Espressionismo nella persona di Egon Schiele.
Gustav Klimt - The Girlfriends (1916)Come ormai è chiaro, Gustav possedeva un cervello vivace e incline al cambiamento. La decadenza dell’Impero non rifletteva più l’eleganza e la maestosità dei salotti viennesi di un tempo. Egli probabilmente percepì nella sua arte un grave paradosso e si prese un periodo di tempo per pensarci. Nel frattempo conobbe il lavoro di artisti come Matisse, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, i Fauves. Ne uscì contaminato, nella cosiddetta “terza fase klimtiana“, abbandonò l’oro e le troppe linee curve dell’Art Nouveau.
Un elemento importante di questa contaminazione, come anticipato, è l’incontro con l’Espressionismo che stava prendendo piede in Germania e con cui Klimt venne a contatto tramite due artisti viennesi che erano stati suoi allievi: Egon Schiele e Oscar Kokoschka.
Klimt fu influenzato anche dall’impressionismo come dimostrano alcuni paesaggi di questo periodo che si rifanno allo stile di Claude Monet.
Gustav Klimt - Portrait of Mäda Primavesi (1912)Insomma, Gustav cercava la via verso uno stile più spontaneo e meno artefatto, più vero e vicino alla realtà. Egli risponde a questa esigenza con uno stile decorativo espressionista maggiormente rivolto al colore.
Nonostante il momento particolare per Klimt, nel 1910 egli partecipa comunque alla Biennale di Venezia e l’anno successivo riceve il primo premio dell’Esposizione Internazionale di Arte di Roma per Morte e vita.
Poi però, l’11 gennaio 1918, al ritorno da un viaggio in Romania, Gustav viene colpito da un ictus che lo condurrà alla morte il 6 febbraio. Qualcuno vocifera che l’allievo e amico Egon Schiele lo ritrasse sul letto di morte ma non ho trovato ulteriori fonti che lo affermino né il famoso dipinto che ne sarebbe la prova. Voi ne sapete qualcosa?
Bene, è giunto il momento di passare in rassegna le opere del periodo.

IL PARCO (1910)
The Museum of Modern Art New York (MoMA), Gertrud A. Mellon Foundation
olio su tela, 110,4 × 110,4 cm
Gustav Klimt - Il Parco (1910)Ispirata al parco del castello di Vienna, Il Parco è una delle opere più importanti di Klimt sul fronte paesaggistico. Oltre alla preponderante attività ritrattistica e allegorica, egli infatti si dilettò anche in questo campo ritenendolo un suo spazio personale, al pari di Rubens la cui ricerca sul paesaggio rimase quasi segreta. Klimt esplorò il paesaggio usandolo come mezzo di ricerca interiore lontano dalle committenze di corte e dai fermenti di Vienna.
Dal punto di vista più prettamente tecnico, in quest’opera di nota il suo avvicinamento all’astrattismo: il verde brillante e i riflessi dorati rappresentati da uno stile puntinato esprimono la fissità immobile del tempo nel vecchio parco secolare. Inoltre la vivacità dei colori e le forme esili della vegetazione si collegano al ciclo della vita naturale, tema che abbiamo già avuto modo di menzionare nelle opere klimtiane.

Gustav Klimt - Il cappello nero (1910)IL CAPPELLO NERO (1910)
Collezione privata, New York
olio su tela, 79 × 63 cm
Quest’opera si distingue dalle altre di Klimt per il suo stile inconsueto: il decorativismo è assente così come i colori accesi e ha un apparenza di non-concluso. Probabilmente essa riflette l’influenza delle opere di Toulouse-Lautrec scoperte dall’artista a Parigi l’anno precedente.
La figura della donna, invece, con la chioma rossa e il cappello enorme, era già stata visitata da Klimt nell’opera Signora con cappello e boa di piume del 1909.

LA VERGINE (1913)
Galleria Nazionale, Praga
olio su tela, 190 × 200 cm
Ecco risbocciare, in una delle sue migliori rappresentazioni, l’erotismo femminile tipico della poetica artistica klimtiana. Gustav Klimt - La vergine (1913)La decadenza dell’Impero, che per l’artista aveva comportato una crisi della virilità maschile, aveva posto la donna, col suo immenso potere, come una salvezza, l’unica in grado di affrontare la decadenza imperante. Lei, dea creatrice, sopravvive a sé stessa.
In quest’opera Klimt mette da parte la caratteristica eleganza aristocratica e si lascia andare alle allegorie erotiche.
Al centro del dipinto si aggrovigliano sette donne in un blob di decorazioni e colori sfavillanti. Ancora una volta Klimt rivisita le fasi della vita della donna in modo ciclico esplorando le tematiche dell’amore, della sessualità e della creazione. Le donne, dotate di grande bellezza, sono spezzettate in pose oltraggiose e innaturali per creare un contrasto: Klimt sembra voler alludere alla società dell’epoca e al suo lento morire.

RITRATTO DELLA BARONESSA ELISABETH BACHOFEN-ECHT (1914)
Collezione privata
olio su tela, 180 × 126 cm
Gustav Klimt - Portrait of Elisabeth Baroness Bachofen-Echt, 1914Come già ripetuto fino alla nausea, il nostro Gustav era un amante delle donne con un riguardo particolare per quelle dell’alta società possibilmente committenti. Una di queste, data certa secondo il gossip storico accreditato, era Serena Lederer, la madre della baronessa ritratta in quest’opera e il cui volto, o la somiglianza dei tratti, si ritrova in diverse opere klimtiane. Di certo i due si intrattenevano piacevolmente in sedute di pittura e allegria, fatto sta che, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, non si capisce bene se Klimt fosse addirittura il padre di questa fanciulla che, per essere ritratta, gli fece sudare sette camicie.
Fatto sta che una delle opere più rappresentative di questo periodo è proprio il Ritratto della Baronessa Elisabeth Bachofen-Echt. In essa Klimt, abbandonato il periodo aureo e superata la crisi successiva, abbandona definitivamente i moduli greci o egizi per concentrarsi su un’effervescenza cromatica più vicina a Matisse.

MORTE E VITA (1915)
Leopold Museum, Vienna
olio su tela, 178 × 198 cm
Gustav Klimt - Morte e Vita (1915)La vivacità decorativa del colore, tipica del periodo maturo klimtiano, è ben esemplificata in quest’opera. A destra i colori si accendono sulla Vita che si sviluppa in modo ascensionale rappresentando le varie fasi: l’amore, l’amicizia e la maternità. Sulla sinistra, invece, incombe tetro Thanatosla figura della Morte.
Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in precedenza, soprattutto per quanto riguarda l’opera “Le Tre età della donna“, uno dei temi su cui Klimt si soffermò più volte fu la ciclicità della vita. Anche in quest’opera egli esplora questo annoso tema ma, mentre nella prima, la Morte non compare ed è solo sottintesa come fase finale, in Vita e Morte essa appare funerea nella forma di uno scheletro coperto da un manto decorato in cui il motivo dominante è la croce. Thanatos veglia sull’umanità palpitante rappresentata da un groviglio di vita destinato inevitabilmente alla fine. Fra la vita e la morte esiste uno stacco netto rappresentato dal fondo verde e l’umanità appare distratta, sprofondata nel sonno e quasi immune alla minaccia incombente.
Da notare la fisicità nodosa dei corpi che ispirerà i nudi di Egon Schiele.

LA SPOSA (1917)
Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
olio su tela, 165 x 191 cm
Gustav Klimt - La sposa (1917)Questa è una di quelle opere incompiute di Klimt che ogni giorno rimprovero il destino per non averlo dotato di immortalità. Soprattutto essa rappresenta una di quelle definite più espressioniste.
Una curiosità di quest’opera risiede nel fatto che, essendo incompiuta, ha permesso di vedere e capire il procedimento con cui l’artista realizzava i suoi dipinti. La stranezza risiede nel fatto che egli tracciava prima il corpo nudo poi lo ricopriva delle vesti, quelle stesse che davano ai suoi soggetti un’apparenza di normalità ma allo stesso tempo diventavano una prigione soffocando l’istinto.
Stavolta la donna non è intrisa di riferimenti erotici bensì va a capo chino, come in trance, verso la sua notte nuziale, si lascia dietro un groviglio di corpi in cui trapela il suo lato più istintivo e sessuale nella forma del corpo di donne suadenti, un uomo che rappresenta il suo sposo, e la figura di un bambino che ne anticipa la maternità.
La figura incompiuta a destra, da alcuni studi, sembrerebbe raffigurare un ermafrodita. Secondo altre interpretazioni, invece, egli volle darle una rappresentazione femminile e androgina con le gambe divaricate a mostrare il sesso coperto da un velo dai motivi fallici. In poche parole la sposa si offre, seppure nelle sue contraddizioni (e opposizioni), a uno sposo con cui in sostanza si identifica e si confonde.
Desta interesse questo ultimo epilogo della figura della donna in Klimt. In quest’opera finale subentra un’unione dei sessi pacifica, almeno prima della separazione subentrante nel desiderio. La donna abbandona il groviglio simbolo della ciclicità della vita per dirigersi verso l’androgino. In realtà non si sa esattamente come Klimt volesse risolvere la cosa. Probabilmente il corteo nuziale si dirige proprio verso questa figura che rappresenta il doppio cosmico della sposa e quindi in un incontro armonico fra i due sessi.

ADAMO ED EVA (1917)
Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
olio su tela, 173 x 60 cm
Gustav Klimt - Adamo ed Eva (1917)È abbastanza evidente che Klimt non fosse particolarmente interessato alle questioni religiose, eppure in quest’opera egli fa un’eccezione. Ciò da cui non si scosta, invece, è la sua rappresentazione del ruolo dominante della donna e della sua superiorità rispetto all’uomo. In quest’opera Eva è in luce e in posizione decisamente prevalente, l’uomo è in penombra e sembra non avere importanza, quasi si confonde fra i marroni dello sfondo che, stilisticamente, nella loro monocromia, si avvicinano all’espressionismo schieliano.
Eva ha uno sguardo addolcito dall’amore ma allo stesso tempo enigmatico, appare rilassata e sta su un piedistallo di fiori con una pelle di leopardo che simboleggia la sua sensualità. Il suo amante dietro dorme sereno e lei ne custodisce il sonno, qualcuno dice che quasi ne diviene parte in forma di sogno.
Nell’opera Adamo ed Eva, in sintesi, Klimt ha voluto rappresentare l’appagamento dei sensi e l’armonia nell’affinità spirituale fra due amanti.
Probabilmente, se il suo amato Thanatos non se lo fosse portato via, ci avrebbe dato la chiave di interpretazione dell’opera rispetto alla sua poetica. Purtroppo così non è andata per cui possiamo avanzare solo ipotesi.

Siamo orsù giunti all’ultima puntata dello studio su Vienna e Gustav Klimt. Come avrete capito, l’interesse per la capitale austriaca e il suo fermento culturale non si ferma qui ma continuerò a indagare le più importanti personalità in campo artistico e culturale che ebbero rilievo fra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, periodo che ho scelto in vista del mio prossimo viaggio ivi. Non voglio anticiparvi nulla perché dipenderà dai tempi e dalla conseguente fattibilità ma mi piacerebbe approfondire il versante architettura che ebbe un ruolo fondamentale nella Secessione Viennese e che si lega al modernismo di cui abbiamo parlato a proposito di Gaudì.
Sono consapevole che in questo momento questo studio è del tutto enciclopedico e forse noioso, ma una preparazione teorica basica è indispensabile per capire le opere di Klimt e io francamente non ci voglio arrivare impreparata. Dovrò lottare contro l’impeto emotivo, non voglio trasformarmi in un’invasata con l’aplomb di un cammello.
Il prossimo candidato è comunque un artista di cui abbiamo già parlato a proposito di Klimt. Avete indovinato?

SEE YOU IN VIENNA KLIMT!

Bibliografia:
Gustav Klimt – Wikipedia | Klimt Museum | Centroarte.com – Klimt | I dipinti di Gustav Klimt | Gustav Klimt – Patrick Bad (Google libri) | L’universo femminile di Gustav Klimt | Le donne di Klimt

I GRANDI DELL’ARTE – Gustav Klimt:

  1. Gustav Klimt – Parte 1: Pre Secessione
  2. Gustav Klimt – Parte 2: Secessione
  3. Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [1]
  4. Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [2]
  5. I grandi dell’arte – Gustav Klimt – Parte 4: Periodo maturo (tu sei qui)
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8 commenti

  1. Spettacolari i suoi dipinti. Grazie Barbara.

    1. Figurati, come sempre un gran piacere, grazie a te per il commento 🙂

  2. Amo Klimt da impazzire e da sempre. E’ un amore che non passerà mai. Sono riuscita a recuperare un paio di foto dei miei quadri,,,non so se ricordi..prima o poi avrò anche il tempo di caricarle e fartele vedere come promesso!!

  3. […] Klimt mise in discussione la sua poetica e ne abbracciò alcuni punti nelle sue ultime opere. Già in questa prima esposizione per la Wiener Werkstätte sono evidenti i primi segni dello […]

  4. […] attratta da una luce intensa, un richiamo fortissimo che mi attira verso un’opera: “Death and Life” di Klimt. La misuro a distanza, poi mi avvicino e ne osservo le pennellate. Vedo Gustav […]

  5. […] Si trovano, tra l’altro, dipinti di tutti i periodi che vi ho nominato, dal pre-secessione al maturo passando ovviamente per quello aureo col fiore all’occhiello rappresentato dal Bacio […]

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