Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas – Parte 4: Ritratti d’artista [Italia & more]

Giorgio De Chirico, Roma, 1968. Fotografia di Ugo Mulas

Giorgio De Chirico, Roma, 1968. Fotografia di Ugo Mulas

Cosa troverete: il baffetto accigliato di Salvatore Quasimodo; il doppio mento di Tinto Brass; il monumento a Vittorio Emanuele impacchettato da Christo; Eduardo De Filippo che si trucca; i Gioielli (erotici) di Arnaldo Pomodoro; Alexander Calder spiaccicato su una scultura; il cappellino trendy di Karen Blixen; Pierpaolo Pasolini in macchina con amici; Oriana Fallaci che sorride alla macchina da scrivere; l’espressione sofferente di Tancredi; lo sguardo metafisico di Giorgio De Chirico; Gianni Colombo fra i suoi spazi elastici; il viso pulito di Claudia Cardinale; Alberto Burri all’opera; la versione ombrosa di Totò; Mario Soldati intento a scrivere; Alberto Giacometti che vaga per la Biennale di Venezia; Enrico Baj allo specchio; Carlo Cardazzo e Lucio Fontana in galleria; Enrico Castellani fra le sue opere; il piglio indisponente di Mario SchifanoRenato Guttuso nel suo studio; Elio Vittorini che passeggia per i Navigli; il sorriso indecifrabile di Juan Mirò; Pietro Consagra fra i suoi frontali in legno; Marc Chagall al lavoro, Max Ernst sul vaporetto, la macchina drogata di Vincenzo Agnetti, le figure alate di Lynn Chadwick & more…

Mario Schifano e A. Carini - personale dell'artista presso la Gall. Marconi - mi in occasione della mostra Futurismo rivisitato, ca. 1966. Fotografia di Ugo MulasFin qui abbiamo percorso tutta la vita del fotografo italiano Ugo Mulas: il suo primo approccio alla fotografia al Bar Jamaica, il suo lavoro alla Biennale di Venezia, l’incontro con la Pop Art, la successiva esperienza a New York e Le Verifiche, il suo ultimo lavoro. Inoltre abbiamo analizzato nel dettaglio due celebri serie dedicate a Eugenio Montale e Lucio Fontana.

Direi che può bastare. In questa puntata mi piacerebbe far parlare direttamente il fotografo. Il tutto accompagnato dall’ultima, ma non meno importante, gallery a lui dedicata, quella relativa a tutti gli artisti, scrittori e attori, italiani ed europei, che son sfuggiti alle altre puntate. Come avrete capito, Pietro Consagra al centro dei suoi frontali in legno , 1960. Fotografia di ugo MulasUgo Mulas ha prodotto una quantità immane di opere per cui, per esigenze di spazio, ho preferito dividere le gallery in modo tematico.

Questo viaggio fra le opere di Ugo Mulas ha creato nuovi spunti e intersezioni fra i vari artisti del secolo scorso che mi piacerebbe approfondire. È stata, nelle intenzioni, una sorta di preparazione all’argomento che ha permesso di inquadrare il momento storico. Non resta che sviluppare il tema.
Vi lascio alle parole di Ugo Mulas.

Come i bambini che non sanno ancora parlare, e quando cercano o vogliono una cosa si esprimono avvicinandosi Alberto Burri al lavoro. Fotografia di Ugo Mulasad essa, toccandola, o fiutandola, o indicandola e con mille atteggiamenti diversi, così il fotografo quando lavora, gira intorno all’oggetto del suo discorso, lo esamina, lo considera, lo tocca, lo sposta, ne muta la collocazione e la luce; e quando infine decide di impossessarsene fotografandolo, non avrà espresso che una parte del suo pensiero… Ciò che veramente importa non è tanto l’attimo privilegiato, quanto individuare una propria realtà, dopo di che tutti gli attimi più o meno si equivalgono. Circoscritto il proprio territorio, ancora una volta potremo assistere al miracolo delle “immagini che creano se stesse”, perché in quel punto il fotografo deve trasformarsi in operatore, cioè ridurre il suo intervento alle operazioni strumentali. Al fotografo il compito di Ugo Guarino , ca. 1960–1969. Fotografia di Ugo Mulasindividuare una sua realtà, alla macchina quella di registrarla nella sua totalità.
Da “La Fotografia”. Fotografie e testi Ugo Mulas (Giulio Einaudi Editore, Torino 1973)
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L’attimo decisivo tanto amato da Henri Cartier-Bresson non trova d’accordo Ugo Mulas che, nella sua visione del lavoro di reportage, vede tutti gli attimi uguali, ma solo dopo aver raggiunto un buon livello di confidenza con la realtà che si vuole documentare. Nel suo lavoro con gli artisti, egli sviluppa sempre dei rapporti intimi, e sempre diversi, con ognuno di loro. Il caso lo richiede perché non tutti gli artisti permettono un’intrusione nel proprio ambiente di lavoro. Salvatore Quasimodo , 1962. Fotografia di Ugo MulasUgo Mulas aveva il pregio di sparire, di diventare invisibile, e questo gli permise di fotografare tanti artisti che prima non si erano mai concessi.

Fotografare si risolve in uno studio sul comportamento.”

Quando si fa il ritratto a una persona, si può assumere un’infinità di atteggiamenti verso questa persona e farle assumere un’infinità di atteggiamenti verso chi la fotografa.
Non c’è ritratto più ritratto di quello dove la persona si mette lì, in posa, consapevole della macchina, e non fa altro che posare.
Solitamente, quando si dice che si vuole essere naturali, non s’intende naturali verso se stessi, ma naturali verso la macchina, cioè verso il fotografo, come per ingannarli.
Invece, fotografare qualcuno mentre fa qualcosa è registrare un fatto, quindi è fare cronaca.
Il ritratto in un certo senso è qualcosa di più nobile rispetto alla fotografia di cronaca, purché non ci sia nessuna reticenza, nessuna finzione verso l’operazione nel suo insieme, che deve essere la più scoperta,
Enrico Castellani, Photo Ugo Mulas la più diretta possibile“.
Da “La Fotografia”. Fotografie e testi Ugo Mulas (Giulio Einaudi Editore, Torino 1973)
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Lavorando sul rapporto tra la struttura della città e le cose e le persone ho pensato a un lavoro che ho da tempo in animo di fare: è un lavoro sulla città dove vivo, su Milano, una città che ha perso gran parte del suo fascino antico, che è moderna senza essere nuova, che mette insieme molte contraddizioni della civiltà delle macchine e dei consumi.
La mia idea non è quella di un libro, ma di un archivio, un archivio fotografico della città di Milano. MARCO FANTONI CON GIUSEPPE UNGARETTI E LEONARDO SINISGALLI. FOTO UGO MULASHo pensato a Milano perché è una città che conosco poco, conosco alcune case, qualche museo, le stazioni, qualche ristorante, qualche banca, gli ospedali dove sono stato ricoverato, le poste, qualche bar, cinema, due o tre teatri, sono andato un paio di volte a San Siro. Ma della città vorrei fotografare soprattutto quello che non si conosce; cioè gli interni, le case, quello che non si vede o non si vuol vedere, o che non si vuol far vedere, anche gli interni pubblici che non conosco, e anche quelli che conosco ma che non ho mai guardato con attenzione.
Quello che vorrei è fotografare tutto questo senza la gente; perché quello che ci colpisce di più quando entriamo in un luogo è il fatto che sia frequentato, è la gente. Invece vorrei che di gente non ce ne fosse, che Lynn Chadwick, Due figure alate, Cornigliano, 1962. Fotografia di Ugo Mulasfosse protagonista una certa struttura portante che chiamiamo città, una struttura inarticolata, che porta una folla anonima, che si ricambia ogni giorno, che ogni giorno passa, che ogni giorno è destinata a passare.
Sono interni che non guardiamo mai, o perché siamo distratti dalla gente, o perché non proviamo alcun interesse per la gente che li abita. Case di operai, di impiegati, di professionisti, di ricchi, oppure fabbriche, aziende, mercati, carceri, carceri, scuole. Finalmente protagonisti, questi interni dovrebbero avere molte cose da raccontare su quella che è la vita nelle città di oggi.

Da “La Fotografia”. Fotografie e testi Ugo Mulas (Giulio Einaudi Editore, Torino 1973)
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Claudia Cardinale , ca. 1960–1969. Fotografia di Ugo MulasElenco alfabetico di alcuni degli artisti ritratti da Ugo Mulas:
Valerio Adami, Vincenzo Agnetti, Arman, Karen Blixen, Bertolt Brecht, Tino Buazzelli, Alberto Burri, Enrico Baj, Tinto Brass, John Cage, Alexander Calder, Eugenio Carmi, Carlo Carrà, Dadamaino, Tino Carraro, Enrico Castellani, Livio Castiglioni, Alik Cavaliere, Lynn Chadwick, Marc Chagall, John Chamberlain, Christo, Gianni Colombo, Pietro Consagra, Giorgio De Chirico, Eduardo De Filippo, Jim Dine, Marcel Duchamp, Max Ernst, Agenore Fabbri, Giosetta Fioroni, Nino Franchina, Lucio Fontana, Lee Friedlander, Alberto Giacometti, Ugo Guarino, Renato Guttuso, Richard Hamilton, Jasper Johns, Jannis Kounellis, Ugo La Pietra, Osvaldo Licini, Roy Lichtenstein, Fausto Melotti, Milly, Joan Miró, Eugenio Montale, Marianne Moore, Ennio Morlotti, Bruno Munari, Barnett Newman, Mario Nigro, Claes Oldenburg, Pier Paolo Pasolini, Beverly Pepper, Gianni Pettena, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Salvatore Quasimodo, Robert Rauschenberg, Antonio Ria, James Rosenquist, Antonio Saura, George Segal, Gino Severini, Mario Schifano, David Smith, Mario Soldati, Frank Stella, Cesare Tacchi, Emilio Tadini, Tancredi, Totò, Giuseppe Ungaretti, Veruschka, Luchino Visconti, Andy Warhol, Racquel Welch, Tom Wesselmann.

Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas:

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6 commenti

  1. Ottimo finale, comunque aveva ragione Mulas: “Milano che è moderna senza essere nuova”… 🙂

    1. E chi più di te…
      Grazie 🙂

  2. Grazie Barbara, Milano è per mè come una donna… e un rapporto conflittuale di amore e odio… 😉

    1. L’avevo intuito. Ormai ho imparato a conoscerti caro Vanni 🙂

  3. Una possibile cifra del Nostro sta nel saper cogliere attimi del “sapere” (in senso lato), di ogni Persona, di ogni cosa! Tipo la l’aver saputo catturare il “sapere” di E. de Filippo (ebbi la fortuna di conoscerLo personalmente da giovane io, vecchio lui) con profonda umanità e un pizzico di sana ironia, che Maestro e, aggiungerei in riferimento a E. de Filippo, che Maestri!

    1. Sono (molto) d’accordo 😉

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