Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas – Parte 2: Cenni biografici [Biennale di Venezia, Pop Art, Le Verifiche]

Ugo Mulas, Alberto Giacometti nella sua sala, XXXI Biennale d'Arte, Venezia, 1962

Ugo Mulas, Alberto Giacometti nella sua sala, XXXI Biennale d’Arte, Venezia, 1962

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Venezia, 1968. Sala di Gastone Novelli, XXXIV Esposizione Biennale Internazionale d'Arte “Photo Ugo Mulas © Ugo Mulas Heirs. All rights reserved”Ciò che caratterizza il lavoro di Ugo Mulas sin dagli scatti alla Biennale di Venezia del 1954, è un occhio rivolto non solo agli aspetti commerciali e celebrativi dell’evento, ma anche alle fasi di allestimento delle sale e di fruizione degli oggetti artistici. Alcune immagini ritraggono, a loro insaputa, noti galleristi e critici mentre visitano le mostre o artisti fra le proprie opere.
Scatti questi più spontanei che danno un’immagine dell’evento più vera e partecipata. Soprattutto fanno capire come il modo di far fotografia di Mulas stesse superando il mero tecnicismo per approdare a lidi più artistici e ragionati.

Dopo 2 anni da “Sculture nella città“, alla Biennale di Venezia del 1964 (vd gallery), la Pop Art americana viene presentata al pubblico europeo. Oltre a documentare l’evento, Mulas trova gli agganci per introdursi nell’ambiente artistico newyorkese durante il suo primo viaggio negli States. Visita la Factory, fotografa Warhol  e i suoi adepti, ritrae all’opera artisti Ugo Mulas, Biennale di Venezia 1964come Frank Stella, Roy Lichtenstein, Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Inoltre conosce il fotografo Robert Frank che lo incoraggia a prendere consapevolezza del suo lavoro.
Come vedremo, sono davvero tanti i nomi degli artisti conosciuti e fotografati da Mulas in questo periodo, e non si limitano al filone pop art. L’argomento sarà trattato nel dettaglio in approfondimenti appositi.

Il lavoro negli Stati Uniti, nello specifico nella Grande Mela, impegna Mulas fino al 1967, anno in cui pubblica il volume “New York: arte e persone“.
Ugo Mulas - G. Pettena, Laundry, Como 21 settembre 1969Successivamente, nel 1969, il fotografo realizza un reportage a Como. Il 21 settembre si svolge, infatti, nel centro storico della città lombarda, “Campo Urbano. Interventi estetici nella dimensione collettiva urbana” (vd gallery), un evento che vede coinvolti una serie di creativi di varie discipline artistiche, tra cui Bruno Munari, Ugo La Pietra, Enrico Baj, Gianni Colombo, Gianni Pettena e Dadamaino. L’interessante obiettivo della manifestazione è quello di ragionare sull’arte, l’architettura, il design e la musica coinvolgendo la collettività con interventi radicali partecipativi negli spazi urbani in cui vive tutti i giorni.

Sempre nel 1969 Mulas firma due importanti scenografie in collaborazione col regista Virginio Puecher.
Getulio Alviani, Rilievo a riflessione con incidenza ortogonale, praticabile, 1967-1970. Vitalità del negativo, Roma, 1970Arriviamo dunque allo sciagurato 1970 in cui il fotografo scopre di essere gravemente malato. Tuttavia ciò non lo ferma perché proprio nello stesso anno realizza il catalogo della mostra “Amore mio” organizzata da Achille Bonito Oliva e un reportage della mostra “Vitalità del Negativo” (vd gallery).
Nel 1971 Mulas si dedica inoltre alla scultura di Fausto Melotti (vd gallery) fotografando l’artista in dialogo con le opere. Ancora una volta risulta evidente la peculiarità del lavoro di Mulas che ha un approccio dichiaratamente psicologico con l’artista. Egli non si limita a documentare il suo lavoro ma ne studia la personalità, ci instaura un rapporto di complicità che risulta diverso e unico con ognuno dei suoi soggetti.

Ugo Mulas, Le Verifiche - La didascalia, A Man RayCome si sarà intuito, Mulas è una persona riflessiva e sensibile. Negli ultimi anni di vita, viene influenzato dalle tendenze dell’arte contemporanea del momento avvicinandosi al concettuale. Egli si pone degli interrogativi sulla natura della fotografia e riflette sulla possibilità di rappresentarla in veri e propri oggetti artistici. Fra il 1969 e il 1972 lavora al suo ultimo grande progetto “Le Verifiche” (vd gallery), una serie di 14 foto in grande formato montate su alluminio e incorniciate in plexiglas per richiamare le sembianze di un’opera d’arte contemporanea.
Le foto rappresentano concettualmente gli elementi fondamentali della fotografia. L’obiettivo è quello di isolare le operazioni della pratica fotografica e considerarle in se stesse, prive dell’aspetto pratico legato all’abitudine.
Ecco cosa dichiara:
Ugo Mulas, Le Verifiche - Gli obiettivi, A Davide Mosconi fotografoHo chiamato questa serie di foto Verifiche, perché il loro scopo era quello di farmi toccare con mano il senso delle operazioni che per anni ho ripetuto cento volte al giorno, senza mai fermarmi una volta a considerarle in se stesse, sganciate dal loro aspetto utilitaristico.

Nelle opere della serie Mulas indaga, ad esempio, il concetto di spazio nella dimensione idealizzata di una foto mai scattata, o quello del tempo nella sua ossessiva ripetitività, o l’autoritratto come ossessione di essere presente. Tutte le immagini sono corredate di apposita didascalia che esplica i concetti rappresentati.
La serie si conclude con un’immagine per Marcel Duchamp che si differenzia dalle opere precedenti per il vetro rotto a simboleggiare la fine della serie, ma anche un taglio col passato.
Un anno dopo a Milano, il 2 Marzo 1973, Ugo Mulas muore.

Ugo Mulas, Le Verifiche - Fine delle verifiche, Per Marcel DuchampTutto ciò che vi ho raccontato dovrebbe farvi sorgere un dubbio: Ma Ugo Mulas era davvero solo un fotografo? Pare evidente che la sua vicinanza e passione per l’arte, unita a una ricerca continua di tipo intellettuale verso la fotografia e ai suoi tentativi di connessione fra arte e fotografia, rendano la sua figura molto più vicina a quella di un artista, oltreché di teorico della fotografia.
Ecco cosa dichiara a proposito della fotografia:
Davanti alla fotografia ci si trova spesso come di fronte a un pensiero senza linguaggio, inespresso; si possono avanzare mille supposizioni, ma non si è sicuri di centrare la giusta. Tuttavia, anche usando le parole, l’immagine del pensiero può solo trasparire, non mostrarsi nella sua medesimezza“.

Qui finisce la parte biografica riguardante Ugo Mulas. Ho voluto raccontarvi la sua vita nel dettaglio per mostrarvi lo spessore del suo lavoro e il legame col mondo artistico che ho intenzione di esplorare. Seguiranno i dovuti approfondimenti.
In basso trovate delle gallery tematiche relative agli argomenti trattati in questo capitolo.

Fonti:
Ugo Mulas – Website | Ugo Mulas e vitalità del negativo | Mulas. Maestri della fotografia | Ugo Mulas – Artnet | Ugo Mulas – Wikipedia

Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas:

RIASSUNTO ARTICOLO PRECEDENTE
Nell’articolo precedente abbiamo esplorato la prima parte della vita di Ugo Mulas: il suo incontro casuale con la macchina fotografica, l’esperienza milanese al Bar Jamaica, il suo primo reportage alla Biennale di Venezia del 1954 e l’elaborazione di un grande progetto di documentazione del panorama artistico nazionale e internazionale. Siamo arrivati al 1962, anno in cui il fotografo documenta l’evento spoletino “Sculture nella città”.

GALLERIA BIENNALE DI VENEZIA:

GALLERIA MOSTRE E SCENOGRAFIE ANNI ’70

GALLERIA FAUSTO MELOTTI

GALLERIA “LE VERIFICHE”

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2 commenti

  1. Grazie di riproporre questo approfondimento su Mulas, davvero bello 🙂

    1. Grazie! Figurati, sto semplicemente condividendo il frutto dei miei studi. E stavolta mi sto divertendo assai! Quanto mi sarebbe piaciuto vivere quel periodo… 🙂

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