Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas – Parte 1: Cenni biografici [Milano, Bar Jamaica, Sculture nella città]

Bar Giamaica, 1953-54. Fotografia di Ugo Mulas

Bar Giamaica, 1953-54. Fotografia di Ugo Mulas

Premessa:
Da diverso tempo rifletto sull’esigenza di dedicare un approfondimento al panorama artistico italiano del ‘900. Il problema è che gli artisti di mio interesse sono tanti e ciò mi ha fatto temporeggiare a lungo in cerca di un’idea. Poi… Zak! Mi sono apparsi gli scatti di Ugo Mulas (1928-1973) e ho capito che non poteva che essere lui ad aprire le danze avendo fotografato quasi tutti gli artisti di mio interesse. Per non parlare del fatto che immortalò anche Warhol e altri importanti nomi celebri della Pop Art americana, argomento trattato di recente su questo blog che si apre a una nuova (interessante) “visione”.
L’intenzione è quella di trovare spunti cammin facendo, connessioni in grado di estrapolare l’artista e/o l’opera dalla fotografia vera e propria. O, meglio ancora, tenerli insieme e raccontarne l’idillio attraverso la storia e le sfumature.

Ero uno studente, bivaccavo quasi sempre in quella specie di caffè che era allora il Jamaica, una latteria dove si riunivano dei pittori. Qualcuno m’ha prestato una vecchia macchina e mi ha detto: – Un centesimo e undici al sole, un venticinquesimo cinque-sei all’ombra – E io, con un’enorme diffidenza, ho preso in mano questa macchina”.

Ugo Mulas, Photo Giuseppe Pino ©Con queste parole Ugo Mulas ci illustra il suo primo approccio con la macchina fotografica, colei che più tardi diventerà sua inseparabile compagna e lo guiderà a documentare, in modo spontaneo e insolito, il panorama artistico dei suoi tempi. Un caso fortuito che ha permesso che il suo lavoro arrivasse a noi facendoci rivivere il fervido contesto artistico della seconda metà del ‘900.
Siamo nella Milano del dopoguerra e Ugo Mulas, di origini sarde ma nato nel brescianese, come voleva la prassi del tempo, finisce nella città meneghina per studiare Giurisprudenza. Ben presto, però, si accorge che la sua vocazione non è quella di rinchiudersi fra le scartoffie, anzi nutre un grande interesse verso l’arte nelle sue diverse espressioni. Frequenta i corsi serali della “Libera Scuola del Nudo” all’Accademia di Brera, ma è solo al Bar Jamaica, luogo di incontro di artisti, intellettuali e aspiranti tali, che trova finalmente la sua strada (nonostante le istruzioni d’uso non fossero particolarmente chiare). La “latteria” è un covo di individui straordinari che, alla stregua dei colleghi dada nei caffè parigini, amavano riunirsi tra libri, caffè, vino e sigarette per parlare di neoavanguardia. Vi si 1953 Ugo Mulas: Piero Manzoni fotografato al bar Jamaica a Brerapotevano trovare artisti come Lucio Fontana e Piero Manzoni, scrittori come Germano Lombardi e Nanni Balestrini, poeti come Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo. Giusto per darvi un’idea della portata.

Ugo Mulas inizia dunque a fotografare fra il 1953-54, in principio limitandosi alla sua cerchia di amici del Bar Jamaica, le periferie milanesi e la Stazione Centrale. Egli è totalmente autodidatta e salta la fase del fotografo dilettante: la prima foto che scatta, la vende immediatamente.
Dopo un primo momento di assestamento in cui prende confidenza col mezzo, inizia a riflettere sul senso e gli scopi della fotografia, arrivando alla conclusione che essa non debba giudicare la società, bensì la debba documentare in modo critico.
Nel 1954, grazie alla conoscenza di Mario Dondero, realizza il primo reportage sulla Biennale di Venezia per la rivista “Le Ore“, il primo di una lunga serie visto che seguirà l’evento per tutta la vita.
Ugo Mulas - Bar JamaicaLe Ore” non è comunque l’unica rivista interessata ai suoi scatti. Egli inizia a lavorare nel campo della pubblicità e della moda collaborando con la rivista “Novità” e con la stilista Mila Schön. Inoltre viene pubblicato stabilmente da testate come “Settimo Giorno” e “Illustrazione Italiana“.
Tra il 1956 e il 1957 collabora con la “Rivista Pirelli” e realizza dei servizi di fotografia di architettura per “Domus“.
Nel 1958, (ovviamente) al Jamaica, incontra Antonia Buongiorno, la donna di cui si innamora e che gli starà sempre vicina anche sul versante artistico aiutandolo a gestire il suo studio fotografico.

Mulas però non si accontenta. Le sue riflessioni sia sull’arte, che sta affrontando il vivace dibattito fra realismo e astrazione, sia sulla fotografia, su cui sente l’esigenza di andare oltre il reportage sociale, portano il fotografo a spostare il suo Ugo Mulas - Alexander Calder,Saché, 1963. Ugo Mulas©Eredi Ugo Mulasinteresse sull’arte e a maturare un progetto: realizzare un esteso reportage sulla scena artistica italiana e internazionale. L’occasione per attuare il suo disegno non tarda ad arrivare. Nell’estate del 1962, infatti, a Spoleto nell’ambito del Festival dei Due Mondi, Mulas documenta la mostra “Sculture nella città” dove viene in contatto con artisti come Pietro Consagra, David Smith e Alexander Calder. Con gli ultimi due stringe uno stretto rapporto che lo porta alla pubblicazione di due libri: uno (1964) dedicato al lavoro di David Smith nella fabbrica di Voltri; l’altro (1971) dedicato alla scultura di Alexander Calder e realizzato nelle due case dell’artista in Francia e negli Stati Uniti.

TO BE CONTINUED…
Nel prossimo capitolo dedicato alla biografia di questo autore, parleremo della Biennale di Venezia del 1964, seguita dal Mulas, in cui viene presentata la Pop Art al pubblico europeo. Poi andremo negli Stati Uniti a esplorare il panorama artistico del tempo e finiremo con “Le Verifiche”, l’ultimo grande lavoro del fotografo lombardo.
In basso trovate delle gallery tematiche relative agli argomenti trattati in questo capitolo.

Fonti:
Ugo Mulas – Website | Ugo Mulas e vitalità del negativo | Mulas. Maestri della fotografia | Ugo Mulas – Artnet | Ugo Mulas – Wikipedia

Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas:

IL FOTOGRAFO

BAR JAMAICA

ALEXANDER CALDER E DAVID SMITH

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2 commenti

  1. davvero un piacere leggerti 🙂

    1. Grazie, sei molto gentile 🙂

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