FotoStorie [shot 13] – I tagli di Lucio Fontana negli scatti di Ugo Mulas

L'attesa: Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas, Milano 1964

L’attesa: Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas, Milano 1964

Tipo:
Fotografia in bianco e nero

Autore:
Ugo Mulas

Luogo:
Milano

Anno:
1964

Titolo:
L’attesa

Conta l’idea, basta un taglio
Lucio Fontana

Se pensate che Lucio Fontana si sarebbe mai fatto fotografare durante la creazione di un’opera, vi sbagliate di grosso.
Ecco cosa risponde alla richiesta del fotografo Ugo Mulas di documentare uno dei suoi tagli:

Se mi riprendi mentre faccio un quadro di buchi dopo un po’ non avverto più la tua presenza e il mio lavoro procede tranquillo, ma non potrei fare uno di questi grandi tagli mentre qualcuno si muove intorno a me. Sento che se faccio un taglio, così, tanto per far la foto, sicuramente non viene… magari, potrebbe anche riuscire, ma non mi va di fare questa cosa alla presenza di un fotografo, o di chiunque altro. Ho bisogno di molta concentrazione. Cioè non è che entro in studio, mi levo la giacca, e trac! faccio tre o quattro tagli. No, a volte, la tela, la lascio lì appesa per delle settimane prima di essere sicuro di cosa ne farò, e solo quando mi sento sicuro, parto, ed è raro che sciupi una tela; devo proprio sentirmi in forma per fare queste cose“.

E allora come e perché nasce questa serie? Ce lo racconta Ugo Mulas nel volume “La Fotografia” (Giulio Einaudi Editore, Torino 1973).
Il fotografo lombardo è amico di Lucio Fontana, come un po’ tutti quelli che bazzicano il vivace ambiente artistico milanese. Oltre ad averlo fotografato alla Biennale di Venezia, Mulas ogni tanto fa un salto nel suo studio e si diverte a scattare. Ritrae più che altro l’artista fra le opere e nel suo laboratorio creativo ma mai ha assistito alla realizzazione dei tagli, o “attese” come le chiama Fontana. Mulas capisce quanto quell’azione sia centrale nell’arte di Fontana e quanto la tela non ne sia che una mera conseguenza. L’azione vera e propria spinge Fontana su un piano spaziale che va oltre la tela. Non a caso quest’ultimo afferma:

Io buco la tela e da là passa l’infinito, apro una dimensione nuova che è quella dello spazio infinito”.

Il gesto apre dunque potenzialità dimensionali nuove: la tela è privata del suo ruolo tradizionale di oggetto su cui tutto si imprime e viene pensata come elemento di passaggio e transizione verso lo spazio. L’idea nasce dall’esigenza di superamento, da parte di Fontana, dell’astrattismo e del realismo pittorici per contemplare forme ed energie nuove ispirate anche dai viaggi spaziali dell’epoca e dalle conseguenti riflessioni sullo spazio infinito.

Non voglio fare un quadro, voglio aprire lo spazio, creare per l’arte una nuova dimensione, collegarla al cosmo, come lo si intende, infinito, al di là della superficie piatta dell’immagine“.

Questo nuovo concetto spazialista fa riflettere e incuriosisce Mulas che capisce che il momento preparatorio, quello che precede il taglio, risulta il più importante e decisivo.
Il fotografo non si dà per vinto. Al rifiuto di Fontana, risponde con una controproposta: farlo per finta.
Nello studio dell’artista è giusto appesa una grande opera fresca di taglio, non resta che ripercorrere la sequenza (vd gallery): Fontana di spalle si avvicina alla tela bianca e intonsa; alza il braccio in un gesto preparatorio; la sua mano armata di lama tagliente inizia a squarciare il tessuto; fino allo scatto che chiude la serie in cui l’artista conclude il taglio e l’opera stessa.

Devo ammettere che inizialmente la scoperta della non spontaneità di queste immagini mi ha spiazzata e le ha private della tensione poetica con cui le ho percepite di primo acchito.
Tuttavia, visto che Fontana ha ripercorso esattamente i passaggi del suo gesto, le fotografie documentano l’importante fase fermandola nel tempo. Se ci basiamo, infatti, sulla convinzione di Mulas che il gesto di Fontana sia l’elemento più importante del suo lavoro, nell’avere oggi solo le opere, non ne avremmo percepito l’essenza vera, il brivido del taglio. Inoltre è innegabile non solo l’ottima scelta di luci e prospettive da parte di Mulas, ma soprattutto la totale partecipazione di Fontana che sembra impegnato in un taglio vero. Si percepisce l”attesa” con la tela bianca che brama d’essere scalfita, il suo avvicinamento deciso fino al taglio finale a formare un varco nell’infinito.

Non so a voi ma a me è venuta voglia di tuffarmici dentro.

Fonte:
Ugo Mulas – L’attesa

Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas:

  1. Parte 1: Cenni biografici [Milano, Bar Jamaica, Sculture nella città]
  2. Parte 2: Cenni biografici [Biennale di Venezia, Pop Art, Le Verifiche]
  3. Parte 3: Ritratti d’artista [Biennale di Venezia del 1964, New York e Pop Art]
  4. Parte 4: Ritratti d’artista [Italia & more]
  5. FotoStorie [shot 13] – I tagli di Lucio Fontana negli scatti di Ugo Mulas (tu sei qui)
  6. FotoStorie [shot 14] – La fotografia di Ugo Mulas per “Ossi di seppia” di Eugenio Montale

LINK UTILI:
Ugo Mulas – Wikipedia | Lucio Fontana – Wikipedia

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3 commenti

  1. Può sembrare una vaccata aprire un taglio in una tela, ma non è così e non l’ha fatto nessuno così bene e con proporzioni simili. Si può stare sere intere a osservare queste tele bucate e tagliate discutendo se è una mera presa di giro ma personalmente sono un vero viaggio mentale. Le foto, anche se non riprese durante la creazione vera e propria, sono comunque belle e comunicativo. Del resto ci sono foto dove si coglie la spontaneità del gesto e altre dove ci si mette in posa no?

    1. Beh che non si tratti di una persa in giro è più che evidente dalla poetica di Fontana… il fatto è che spesso non la si approfondisce e si finisce per criticare i suoi tagli col solito “L’avrei potuto fare anch’io”. Ma qui torniamo alla caccia all’uomo quotidiana, alla sottocultura imperante e via dicendo. Tutte cose per cui questo blog prova abbastanza ribrezzo 😉

      1. Esatto. Tra l’altro uno degli scopi dell’arte è fare pensare. I tagli ci riescono benissimo. Inoltre bisogna sempre valutare l’autore nella sua complessità e non fermarsi a un episodio o a una performance in particolare.

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