Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas – Parte 3: Ritratti d’artista [Biennale di Venezia del 1964, New York e Pop Art]

Edie Sedgwick e Andy Warhol. New York, 1964. © estate Ugo Mulas Tutti i diritti riservati

Edie Sedgwick e Andy Warhol. New York, 1964. © estate Ugo Mulas Tutti i diritti riservati

Cosa troverete:
Le formichine europee impazzite a causa della Pop Art alla Biennale di Venezia del 1964; dei tizi che portano furtivamente i quadri di Robert Rauschenberg al Padiglione degli Stati Uniti; Warhol che beve birra a tradimento; Roy Lichtenstein che dialoga coi personaggi delle sue opere; Leo Castelli in action; Robert Rauschenberg in mutande; Jim Dine in versione familiare; Jasper Johns che se la ride; la faccia torva di Claes Oldenburg; i personaggi improbabili della Factory; Kenneth Noland su una scala; lo sguardo intenso di Marcel Duchamp; Giangiacomo Spadari che viene portato via a peso dalla polizia alla Biennale del 1968; animati festini newyorkesi & more…

Nei capitoli precedenti, vi ho accennato che Ugo Mulas, a partire dalla Biennale di Venezia del 1954, seguì come fotografo ufficiale ogni edizione della manifestazione fino a un anno prima della sua morte. Il suo spirito documentario lo spingeva a raccontare ogni dettaglio: a partire dall’allestimento, passando per gli artisti e le opere, per finire con le cerimonie e ogni sorta di visitatore, fosse esso critico, gallerista, appassionato o semplice curioso occasionale.

Fotografavo tutto: non solo quelli che mi sembravano gli artisti più notevoli o le cose importanti: non che mancasse la volontà di scegliere, ma sentivo che il mio non poteva essere un atteggiamento da critico, non c’era da capire qualcosa in particolare, non c’era da fare qualcosa, quanto da registrare.

Ugo Mulas -Roy Lichtenstein con Leo Castelli nella sala di Lichtenstein, XXXIII Biennale d'Arte di Venezia, 1966Soprattutto, confessa Ugo Mulas, gli piaceva sottolineare gli aspetti festosi dell’evento, i momenti di relax con gli artisti, ma anche il loro modo di esibirsi e spesso di autocelebrarsi. Insomma Venezia era un centro vivace di vita culturale e artistica, vi si andava per conoscere persone nuove, scambiare e far nascere idee, ma soprattutto per assistere a qualcosa di veramente importante.
In questo contesto effervescente ed estremamente ottimista, arriviamo alla XXXII Biennale del 1964 (20 Giugno – 18 Ottobre), la più significativa per Mulas. Qui infatti la Pop art americana fa la sua prima apparizione in Europa. Ciò non accade per caso. Il neonato movimento, infatti, piace molto a Ugo Mulas, Biennale di Venezia 1964Peggy Guggenheim che si è trasferita, non senza chiacchiere riguardanti le sue stranezze, da New York a Venezia, portandosi dietro la sua collezione. Peggy, come saprete, ha una forte influenza nel mondo artistico globale e spinge perché si insista sulla Pop Art. Ma non è la sola.
Oltre a essere presenti nel padiglione degli Stati Uniti, le opere degli esponenti della nuova arte americana vengono, infatti, esposte in una mostra collaterale organizzata da Leo CastelliIleana Sonnabend nell’ex consolato statunitense. Il premio viene vinto da Robert Rauschenberg facendo incendiare critici e stampa in tutta Europa, oltre che parte della stessa giuria internazionale. Alcune sue opere, inoltre, vengono spostate dalla mostra collaterale al Padiglione degli Stati Uniti per dar man forte alle sole quattro ivi esposte. Ciò accade di fretta e di notte, stranezza che non sfugge alla stampa e che fa
1966 Ugo Mulas, Biennale di Venezia, Enrico Castellanicrescere le polemiche.
Oltre a Rauschenberg, espongono le loro opere Jasper Johns, Jim DineClaes Oldenburg.

Mulas segue con la sua macchina fotografica ogni attimo dell’evento, compreso quello del singolare trasporto delle opere di Rauschenberg, e rimane colpito dalla nuova arte, soprattutto in lei trova l’occasione per espandere oltre oceano la sua documentazione dell’ambiente artistico del tempo. Intanto a Venezia conosce Alan Solomon e Leo Castelli, il primo direttore del Jewish Museum e curatore del Padiglione degli Stati Uniti per quella edizione della Biennale; il secondo, come abbiamo visto, ideatore della mostra secondaria all’ex consolato. Come dichiara il celebre critico d’arte Alan Jones “Castelli era diventato il collegamento naturale tra i due mondi” (da “Leo Castelli: L’italiano che inventò l’arte in America“).
Visitatore nella galleria di Leo Castelli New York , 1964. Fotografia di Ugo MulasI due notano e apprezzano il lavoro di Mulas, che riesce a cogliere i momenti più intimi dell’evento. Ecco cosa dichiara Alan Solomon (da New York: arte e persone) a proposito:

A Venezia Mulas scoprì gli americani e io scoprii Mulas. Tra tutti i fotografi della Biennale, egli era l’unico che si trovasse sempre al posto giusto nel momento giusto, durante gli attimi roventi che precedono l’inaugurazione. Quando i quadri di Rauschenberg venivano quasi trasportati di contrabbando (nel cuore della notte, secondo la stampa), Mulas era lì a scattare fotografie (che furono pubblicate sui giornali).

Andy Warhol nella Factory - Foto di Ugo MulasInsomma, dopo qualche mese, il fotografo è su un aereo che lo porta dritto dritto alla Factory warholiana e oltre. Mulas non conosce l’inglese, né gli artisti con cui lavora l’italiano, ma per lui non è un problema, il suo è un linguaggio che non ha bisogno di parole. Egli quasi sparisce, gli artisti non percepiscono la sua presenza, anche se in realtà è molto concentrato e riesce a captare la loro espressione più profonda. Per questo motivo il fotografo riesce a immortalare grandi nomi del panorama artistico del suo tempo che non si erano mai fatti ritrarre a lavoro.

Ugo Mulas - Andy Warhol nella sua Factory, New York 1964Incontro fondamentale a New York, dove si reca anche nel ’65 e nel ’67, è quello con Andy Warhol. Come ricorderete dallo studio sull’artista americano pubblicato di recente su questo blog, in quel periodo la Factory viene trasferita al quinto piano del 231 East 47th Street a Midtown Manhattan. Warhol, fresco di tre pallottole in petto, è diventato guardingo e ha ristretto la sua cerchia. Mulas però viene ammesso, anzi instaura con Warhol un rapporto fra i più singolari della sua carriera professionale. Mi piace molto cosa ha scritto lo stesso Mulas a proposito, per cui ve lo propongo (da “Ugo Mulas, La fotografia”):

Andy Warhol nella Factory - Foto di Ugo MulasCiò che di Warhol mi colpì era la sua totale condiscendenza ad ogni mia decisione: sono certo che qualsiasi cosa gli avessi chiesto, l’avrebbe fatta. Questo mi dava un certo senso di responsabilità, potevo fare di lui quello che volevo, potevo usarlo come mi sarebbe piaciuto: e questo mi bloccava, almeno all’inizio. In genere fra me e la persona che fotografo si crea una specie di gioco di forza, un tira e molla: vediamo dove ti porto io, vediamo dove mi porti tu.
Con Warhol questo gioco non c’era: ero soltanto io, e questo a rifletterci mi sembra molto nello spirito di un artista come Warhol.

Tuttavia questa non è l’unica particolarità che colpisce Mulas. Egli, infatti, è affascinato dai lavori cinematografici di Warhol, la serie di ritratti, tanto da mettere in discussione le sue idee sulla fotografia e Andy Warhol nella Factory - Foto di Ugo Mulassul cinema.
È sempre Mulas a parlare:

Questi ritratti sono praticamente delle fotografie, primi piani di teste di amici, dove non succede assolutamente nulla, sembrano la proiezione ingigantita di una fotografia, una foto che batte le ciglia, deglutisce, niente altro, eppure questi piccolissimi avvenimenti assumono un’importanza eccezionale. II rifiuto completo del movimento della macchina, di qualsiasi tipo di intervento, dà alle immagini una capacità distruttiva di quello che è il concetto e il senso del cinema, capovolgendo completamente ogni convenzione, e soprattutto chiarendo quanto di artificio e quanto di falso c’è in genere nel cinema che siamo abituati a vedere e a subire.

Ugo Mulas - Jasper Johns, New York 1964Warhol non è l’unico artista ritratto da Mulas a New York. Egli frequenta e fotografa, oltre che la galleria di Leo Castelli, diversi esponenti della Pop art, dell’espressionismo astratto e del movimento Neo-Dada. Fra gli altri, da menzionare Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Jim Dine, James Rosenquist, Claes Oldenburg, Frank Stella, Roy Lichtenstein, Kenneth Noland, Marcel Duchamp e Barnett Newman. Egli non si limita tuttavia al solo campo artistico propriamente detto ma cattura anche musicisti e attori come, ad esempio, John Cage e George Segal.

Per concludere il discorso sulle Biennali di Venezia, è interessante notare Giangiacomo Spadari, Venezia, 1968. Fotografia di Ugo Mulasche, a partire da quella del 1964, secondo Mulas, per la manifestazione inizia il declino che raggiunge il suo apice nel 1968 con la contestazione e la polizia che picchia i pittori (nella foto a sinistra: “Giangiacomo Spadari, Biennale di Venezia, 1968“). Molti artisti, in segno di protesta, coprirono o girarono verso le pareti le loro tele e ciò portò, ma solo nel 1973, al rinnovo dello statuto della Biennale.

La mia ultima foto, in un certo modo, è quella di un pittore trascinato via da un gruppo di poliziotti sotto i portici del caffé Florian, in un ammasso di elmetti, di manganelli.
Ugo Mulas – La Biennale

Fonti:
Ugo Mulas – La Biennale | 1964: la rivoluzione della Pop Art | Biennale di Venezia 1964: la rivoluzione della Pop art | Warhol con gli occhi di Mulas | Ugo Mulas – Artnet | Ugo Mulas – Wikipedia

Grandi fotografi italiani – Ugo Mulas:

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7 commenti

  1. Ugo Mulas un fotografo vero che amava l’arte, immerso in un contesto artistico molto fervente, sempre informato e a suo agio tra gli artisti dell’epoca, un testimone insostituibile…
    Il tuo è veramente un bell’articolo molto interessante, amo quel periodo pieno di fermenti, con i suoi movimenti di opposizione e contestazione, l’idea che gli artisti potessero produrre un rinnovamento culturale, l’idea che l’arte diventasse veicolo di pensiero, prima di venir imbrigliata dal potere che tutto magia e metabolizza, L’edizione del 64 fu quella che fece svoltare il 68 investi come un tzunami la biennale. Quello secondo mè fù il periodo migliore dove l’arte uscì dai quadri per andare a invadere lo spazio sociale.
    Brava Brabs, sei sempre sul pezzo… un’abbraccio
    Vanni 🙂

    1. Bentrovato caro Vanni 🙂
      come al solito son molto contenta di incontrare il tuo interesse, anche se non avevo dubbi.
      Recentemente, per una serie di motivi e di casualità, ho deciso di concentrare il mio interesse sul ‘900 per le stesse ragioni di cui mi parli. Sinceramente sapevo dove volevo arrivare ma non da dove avrei iniziato. Poi ho “scoperto” Mulas e ho avuto l’illuminazione perché, grazie alla sua vita e alle sue opere, avrei potuto introdurre tutto il discorso e anticipare il contesto. Il lavoro su di lui non è ancora finito e seguirà il resto… che spero gradirai 🙂
      ps Grazie per la foto 🙂

      1. Grazie Barbara, si certamente trovo molto interessanti i tuoi articoli, pieni di contenuti proposti in maniera molto originale e personale.
        Sono ben felice che parlerai di quel periodo storico, Mulas è un punto di partenza perfetto per parlare degli artisti del ‘900, lui testimone del suo tempo, attento fotografo della scena nazionale e internazionale, di quegli anni unici, anni della “fantasia al potere”, Mulas con le sue immagini ha descritto l’anima dei vari movimenti e anche dato dei confini, quindi Barbara scrivi e scrivi, io ti leggerò volentieri, considera però che il discorso è quasi sconfinato, la tua partenza è stata ottima, si chiaramente continuerò a leggerti e tempo permettendo commenterò cercando di essere di aiuto alla discussione…
        ps. prego, ben felice di postare mie immagini sul tuo blog. 😉

      2. E’ vero, il discorso è quasi sconfinato e sarebbe impossibile, e forse anche un po’ noioso, descriverlo pedissequamente. Come sai mi piace selezionare degli spunti, come quello odierno su Montale e la sua upupa (https://barbarapicci.com/2017/02/02/fotostoria-mulas-montale/), per cercare di renderlo più stimolante e trovare punti di incontro con altre discipline a me care come la letteratura, ad esempio. A questo punto manca solo un capitolo sul fotografo a cui seguiranno altri artisti decisamente importanti per la storia dell’arte italiana ma vorrei raccontarli anche attraverso tutto ciò che ruota loro attorno: la Biennale, ad esempio, che quest’anno mi piacerebbe anche vedere…
        Insomma, c’è da sbizzarrirsi 😉

      3. Brava Barbara condivido il tuo entusiasmo, Montale e Mulas mi sembra un’incontro molto interessante, lo leggerò con curiosità…

        Andare alla Biennale è sempre bello, ma per vederla bene ci vogliono almeno due giorni, io vorrei andare a vivere a Venezia, “Viva Arte Viva” questo il motto e secondo la curatrice si concentrerà sull’atto creativo e tenterà di promuovere incontri tra pubblico e artisti, mi sembra una cosa ghiotta, mi sà che ci andrò anch’io…
        😉 🙂

      4. Sì, anche secondo me ci vogliono due o tre giorni però è un’esperienza che mi piacerebbe toccare con mano. Mulas non è il solo in stretto contatto con la Biennale che mi è capitato di approfondire recentemente, secondo me è un segno, mi sta chiamando ah ah ah

  2. Ti allego uno scatto che ho fatto qualche anno fa alla biennale dove Luigi Nono musicista di arte contemporanea si rifiutava di partecipare alla biennale del sessantotto per unirsi alle contestazioni…

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