Psicologia da cazzeggio – Il molestatore virtuale [chapter 4 – part 1]

Psicologia da Cazzeggio - Il molestatore virtuale - Parte 1

Volevate la tecnologia? Allora siate disposti a sopportarne gli effetti collaterali.

Il mondo è cambiato, sono cambiati i mezzi di comunicazione e i molestatori hanno aperto spumanti, brindato e indetto un giorno della memoria fissato per oggi 4 febbraio, data di fondazione di Facebook. L’avvento dei nuovi media ha portato infatti notevoli benefici agli individui colpiti da questa sindrome.
Negli anni ’80, con la diffusione del telefono fisso, questo ruolo era ricoperto dal classico “molestatore telefonico familiare“, quello che importunava tutta la generazione femminile della famiglia. Questi era abilissimo ad adattare le richieste a seconda di chi aveva la sfortuna di alzare la cornetta. Dall’approccio discreto e finto-timido con la figlia poco più che adolescente, a quello languido e spinto con la madre. Per non parlare di quello che è meglio non immaginare con la nonna ottantenne.
Non faceva distinzioni e accontentava un po’ tutte, come è giusto che sia. Forse non tutte tutte.

“Pronto, chi è?”
“Sono un amico di famiglia. Tu chi sei?”
“Sono Nina”
“Ciao Nina, che fai? Ti va di fare un giochino?”
“Certo, a me piacciono tanto i giochi!”
“Allora dimmi Nina… Di che colore sono le tue mutandine?”
“Sono bianche coi fiorellini! Cosa ho vinto? Un ovetto Kinder con la sorpresa?”
“Ehmm… scusa Nina, ma non sei la badante ucraina che va dalle 3 alle 5 a guardare la nonna? Mi dici quanti anni hai?”
“Ho 6 anni. Allora me lo compri l’ovetto? Guarda che mi metto a strillare! Nonnoooooooo c’è un signore cattivo che ha voluto sapere di che colore ho le mutande e adesso non mi vuole comprare l’ovetto!”
Click.

Poi sono arrivati i cellulari con gli sms presto scalzati dalla potenza di Internet con i profili social, i messaggi privati, le mail, le chat, skype e, dulcis in fundo, il famigerato Whatsapp, la piaga del nuovo millennio.
I modi per bersagliare il nemico si sono moltiplicati ed esiste un grande vantaggio: si può colpire direttamente il bersaglio, non si è costretti a fare i carini con la nonna per arrivare al nipote gay.
Il nostro molestatore, o virtual-psyco o marpione digitale che dir si voglia, non arriva però sempre, o comunque da subito, al numero di telefono della vittima. E qui entra in gioco Facebook coi messaggi privati che, se un giorno per sbaglio fossero resi pubblici, farebbero finire un quarto delle relazioni amorose del pianeta. Le restanti non hanno Facebook.
Il marpione virtuale non ha che da farsi un account finto, il cosiddetto fake, e il gioco è fatto. Per prima cosa sceglie un nome e un cognome generici e inizia ad aggiungere amici a caso per non dare nell’occhio. La foto del profilo è indifferente tanto le donne, pur di farsi corteggiare, sarebbero disposte a intraprendere una relazione virtuale con l’avatar di Paperino. Comunque, se la situazione lo necessita, possono sempre reperire una foto qualsiasi beccata in un raduno scout presumibilmente negli Stati Uniti, oppure mettersi il primo piano di qualche modello bello-finto sullo stile Postal Market che, a quanto pare, invoglia maggiormente le prede a cedere e oltrepassare il primo timido contatto.

“Ciao Lara, come stai?”
“Ciao, ci conosciamo?”
“Non credo, mi ricorderei di te. Però possiamo rimediare. Adesso che siamo diventati amici avremo modo di conoscerci meglio.”
“…”

Se l’impatto tiepido non funziona, può sempre andarci giù diretto.

“Ciao, adoro la foto del tuo profilo, sai che hai proprio delle belle gran coscie?”
“…”

È ancora da chiarire come si possa pensare che una frase del genere sia in grado di suscitare interesse in una donna. Le cosce non son mica gli occhi o il sorriso. Non sono neanche il culo o le tette. Le cosce si trovano in mezzo fra il sacro e il profano, non si toccano, fanno da cuscinetto. Certo se avesse usato il termine “gambe” non sarebbe stato così deprecabile, anche se, diciamocelo, dire a una donna che ha delle belle gambe non è un gran complimento perché significa che il viso, il culo e le tette fanno schifo. È una sorta di premio di consolazione.

“È carina?”
“Ha delle belle gambe.”
“Ho capito, è un cesso sui trampoli.”

Comunque non si tratta solo delle cosce, ci son anche la sintassi e la grammatica che, saranno pure noiose, ma definiscono lo stile di ogni individuo parlante e (ci si attende) pensante.
Un approccio del genere difficilmente funziona, a meno che non si becchi la classica porca lurida o la tonta completa che scambia la frase per un complimento.

“Ciao, adoro la foto del tuo profilo, sai che hai proprio dei bei gran capezzoli?”
“Ciao, quanto sei dolce. Sono belli vero? Il mio chirurgo dice che ho addosso una delle sue più riuscite creazioni. Un’opera d’arte capisci? Comunque grazie, sei stato carino a dirmelo, mi ha fatto piacerissimo ma proprio issimo eh?!”
“…”

Se anche le maniere forti non portano a nessun risultato, il molestatore può sempre tentare l’approccio amicizia-confidenza. Il trucco è porsi nella condizione di persona bisognosa di comprensione e aiuto per creare intimità. Le donne impazziscono per il ruolo di infermiera, la sensibilità di genere che hanno scritta nei geni impedisce loro di rimanere impassibili alla sofferenza altrui. Il molestatore racconterà la storiella del marito infelice che non dorme neanche più con la moglie ma che ci deve stare per i figli e il bene della famiglia. Scriverà che soffre per i continui litigi e perché si sente prigioniero di se stesso, del suo passato e delle sue scelte. Quest’ultima frase sarà il colpo finale che sbaraglierà le difese della poveretta. Forse.

“Ciao, grazie dell’amicizia!”
“Ciao, figurati. Grazie a te per la richiesta.”
“Ti va di parlare un po’?”
“Scusami ma sono parecchio impegnata”
“Magari più tardi? Sai è un brutto momento e ho bisogno di parlare con qualcuno di estraneo alla mia vita, qualcuno che mi ascolti e sappia darmi qualche consiglio…”
“Hai pensato a uno psicanalista? Ne conosco uno molto bravo. Vuoi il numero?”
“…”

Facebook non è tuttavia l’unico luogo d’azione del serial-stalker virtuale. La rete pullula di social network che gli permettono di applicare una strategia combinata osservando la preda in tutti i contesti. Oltre alla bacheca Facebook su cui torna più volte al giorno, controlla le foto di Instagram, la pagina Twitter, i post su Google plus. Talvolta lascia qualche mi piace, una stellina, quasi mai commenti. È un modo per avvicinarsi alla vittima, per farle sapere che esiste e che la sta controllando.
Attraverso questi canali, il molestatore riesce a ottenere preziose informazioni come la localizzazione della preda. Gli smartphone, coi GPS abilitati di default sull’applicazione Facebook, ad esempio, garantiscono a chi non si è mai curato di controllarne le impostazioni, di far conoscere ai propri contatti il luogo esatto in cui ci si trova. Per non parlare dei tag su post e foto.

“Ciao Lara, come stai? Oggi hai due minuti per me o sei ancora impegnata?”
“Ciao, scusami ma ho l’influenza. Passerò il week end in casa.”
“Strano, il tuo week end allora inizia domani visto che ti hanno appena taggata in un locale in centro. Buono il mojito, piace molto anche a me. Vedi? Abbiamo un sacco di cose in comune!”
“…”

Il molestatore non esiste solo in versione fake…
Ma di questo parleremo nella seconda parte.

STAY SCAZZED!

Psicologia da Cazzeggio:

1. Il Pettegolo
2. Il Trombamico
3. Il Natalizio
4. Il Molestatore virtuale – Part 1 (tu sei qui!)
4. Il Molestatore virtuale – Part 2
5. Il commercialista emotivo
6. L’opinionista tuttologo

11 commenti

  1. Ho messo il like. Ma ti giuro non sono un molestatore. Piuttosto, potresti aiutarmi? Sono in un periodo nero e tu hai delle belle cosce… (con questo ho voluto scherzare, ma ciò di cui stai parlando è davvero una piaga… E’ capitato anche a me di essere al centro di interessi virtuali…)

      • Beh ti dico solo che la scelta di questo profilo psicologico è nata proprio da un’esigenza personale mia e delle persone che mi circondano, soprattutto donne… E ho dovuto dividere il post perché l’argomento è talmente ampio che sarebbe stato troppo lungo da reggere in una botta… Sappi che ti capisco molto bene 😉

  2. ….descrivi così bene e dettagliato che sembra tu sia sommersa da questo genere di molestatori😉. Aspettiamo il prossimo che leggeremo con piacere!

    • Ah ah ah beh a chi non è capitato? Credo di non essere l’unica anche se… devo dire che c’è un alta percentuale di “scoppiati” che evidentemente mi trova interessante!
      Grazie grazie comunque 🙂

      • Se posso “portarla sul ridere” … Ma che bello agli albori quando senza profili con foto e filmati, ti domandavano roba del tipo “Ciao, ma sei m o f?”
        Ok lo so era un post serio…

      • Beh se questo è un post serio devo aver sbagliato qualcosa nella vita…
        A parte questo mi hai ricordato le vecchie irc… “da dv dgt?”, “sei m o f?” e via dicendo… devo dir la verità, non mi mancano affatto!

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