FotoStorie [shot 8] – Brassaï e le Conversazioni con Picasso

Picasso, 1960. Fotografia di Brassaï

Tipo:
Fotografia in bianco e nero

Autore:
Gyula Halász, in arte Brassaï

Anno:
1960

Descrizione:
Se non per la (peraltro inconfondibile) fisionomia del pittore visto di spalle, sono sicura che il tratto e le figure nella tela vi avranno fatto pensare a Picasso. A immortalare il momento è l’obiettivo altrettanto celebre di Gyula Halász, il fotografo ungherese meglio noto come Brassaï. I due non hanno bisogno di presentazioni, né è questo il contesto adatto perché io mi dilunghi sulle loro vite anche se non escludo di farlo in futuro, come ho già fatto per la fotostoria riguardante Salvador Dalí e Philippe Halsman.
Nella foto è espresso il pieno gesto artistico di Picasso, fermo in un istante immortale, c’è sacralità nella sua immagine, è come se fosse conscio che il suo ritratto si sarebbe stampato nel tempo.
Ciò di cui vi parlerò in questa fotostoria è l’incontro fra i due artisti e cosa generò.

Prefazione di Henry Miller:
In qualche modo inspiegabile, mi sembra che lo spirito che anima Picasso non può mai essere pienamente valutato con il suo lavoro, per quanto prodigioso possa essere. Non nego la grandezza della sua opera, ma resta il fatto che l’uomo è e rimarrà di gran lunga più grande di qualsiasi cosa o di tutto ciò che egli compie con le sue mani. Lui è molto più del pittore, dello scultore, o di qualunque cosa possa scegliere di essere dandogli vita. Lui è fuori misura, un fenomeno umano. In una di queste conversazioni Picasso esternò la sua ammirazione per i disegni di Brassaï insistendo perché facesse una mostra, e cominciò a sondare il fotografo sul perché avesse abbandonato la matita. Nonostante il successo di Brassaï come fotografo, Picasso vedeva l’abbandono di qualsiasi tipo di talento come codardia creativa, compromesso, un modo di svendersi. Allora diede al fotografo consigli validi anche per tutti gli artisti che lottano per imporsi, con perseveranza:
‘Quando hai qualcosa da esprimere, ogni sottomissione diventa insostenibile nel lungo periodo. Bisogna avere il coraggio della propria vocazione e di fare una vita della propria vocazione. La seconda carriera è un’illusione! Sono stato spesso troppo distrutto, e ho sempre resistito alla tentazione di vivere in qualsiasi altro modo diverso dalla mia pittura. All’inizio non vendevo a un prezzo elevato, ma vendevo. Questo è ciò che conta.’

Conversazioni con Picasso (la storia):
Parigi, 1932.
Brassaï è un fotografo molto conosciuto e apprezzato tanto che Henry Miller lo chiama “l’occhio di Parigi“. André Breton lo incarica di fotografare le sculture di Picasso, al tempo sconosciute, per il primo numero della rivista Minotaure, di cui è direttore.
Inizia così un rapporto che si protrarrà per trent’anni in cui Brassaï penetra, da buon psicologo della fotografia, l’intensa poetica di Picasso.
Brassaï è amico di Béla Bartók, Kandinskij, Moholy-Nagy e Kokoschka. Arrivato a Parigi nel 1924, inizia a coltivare la fotografia, sullo sfondo di Montparnasse, accanto a Michaux, Atget e Kertesz. Picasso non è l’unico artista immortalato dal fotografo. Lavorando per “Minotaure“, egli ritrae Breton, Dalì, Eluard, Man Ray e Giacometti.
Quando si incontrano, Picasso ha 50 anni, la sua arte sta riscuotendo interesse e sta per avere riconoscimenti mondiali.
Come racconta Henry Miller nella prefazione, Picasso ha trovato la sua piena maturità accettando la pittura come sua unica possibile scelta di vita. Nelle famose conversazioni fra i due, l’artista si apre toccando argomenti che riguardano lui come uomo e come artista ma anche l’arte in generale e, per forza di cose, il clima storico e artistico dell’epoca.
Dopo questi incontri Brassaï torna a casa e annota con cura questi dialoghi, poi appallottola i fogli e li mette dentro un grande vaso. Non lo fa pensando a una futura pubblicazione, quanto per il valore, anche futuro, delle considerazioni sulla vita e sull’arte dell’artista spagnolo.
In questi appunti, infatti, emergono sia aneddoti di vita, sia annosi argomenti quali il processo creativo, l’ego, il ruolo dell’infatuazione romantica dell’arte.
Brassaï che, oltre a dilettarsi nella fotografia e nel disegno, è anche uno scrittore di talento, nel 1964, in occasione dell’ottantatreesimo compleanno di Picasso, decide di pubblicare questi dialoghi e nasce “Conversations With Picasso“. L’editore è Gallimard, Allemandi lo traduce solo nel 1996.

Stralci di conversazione:
… Un muro è sempre qualcosa di meraviglioso… Io sono sempre stato molto attento a ciò che vi capita sopra. Da giovane, spesso ho addirittura copiato dei graffiti, e quante volte ho tentato di fermarmi davanti a un bel muro e incidervi su qualcosa… Un giorno, a Parigi, aspettavo in una banca. La stavano rinnovando. Allora, tra le impalcature, su un pezzo di muro condannato alla demolizione, ho fatto un graffito… Finiti i lavori era sparito… Qualche anno dopo, in occasione di non so quale rimaneggiamento, il mio graffito è ricomparso. Lo si trovò strano e si venne a sapere che era di… Picasso. Il direttore della banca fece interrompere i lavori e fece ritagliare la mia incisione con tutto il muro attorno, come se fosse un affresco, per inserirlo in una parete di casa sua.
Picasso
Da “Conversations with Picasso“, Brassaï – 1964

L’infatuazione romantica dell’arte
Ci sono immagini che scorrono veloci, si posano nell’immaginazione e si rialzano in volo lasciando esili tracce. E poi ci sono le folgorazioni: proiezioni che rimangono a lungo imprimendosi nella coscienza e stimolando la meraviglia, quell’emozione preziosa capace di far sussultare l’animo. Il discorso è soggettivo, ognuno di noi ha le proprie folgorazioni.
Ebbene, questa foto non si è solo fermata a stazionare nel mio animo, ma vi si è aggrappata saldamente e chissà se mai deciderà di volare via. Io non mi oppongo, anzi, da buona padrona di casa, ho sistemato la cameretta degli ospiti, rifatto il letto e fatto arieggiare la stanza perché essa ci si senta a suo agio e decida di star con me a lungo, almeno quanto basta perché la interiorizzi in tutta la sua bellezza.
Concludo con uno stralcio. A fine articolo una gallery con alcune foto tratte dal libro in questione.

Stralci di conversazione:
… La mia illuminazione notturna è magnifica, la preferisco addirittura all’illuminazione naturale. Dovrebbe venire una notte a vederla. Quella luce che stacca ogni oggetto, quelle ombre profonde che circondano le tele e si proiettano sui travi, le ritrova nella maggior parte delle mie nature morte, quasi tutte dipinte di notte… L’ambiente, qualunque esso sia, diventa la nostra sostanza stessa, lascia su di noi le sue tracce, si organizza secondo la nostra natura…
Picasso
Da “Conversations with Picasso“, Brassaï – 1964

BIBLIOGRAFIA:
Brassaï, Conversazioni con Picasso | Picasso/Brassaï | Conversations With Picasso – Amazon

LINK UTILI:
Brassaï – Wikipedia | Pablo Picasso – Wikipedia

12 commenti

  1. Che meraviglia dovettero essere quegli incontri. Girava in quelle ore tutta l’energia creativa di due geni e lo spirito delle arti che si fondevano in un gioco di continuità …

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.