I grandi dell’arte – Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [2]

Klimt - Il fregio Stoclet (1905-1909)
Klimt – Il fregio Stoclet (1905-1909)

Di artisti ispirati con la febbre dell’oro, sirene suadenti che ammaliano artisti ispirati, gare di signore vanesie per posare per artisti ispirati (e viziosi), prodi eroine con gli artigli da gatto che afferrano teste mozzate, teneri amanti che finalmente si baciano nell’agognata apoteosi dell’Amore e altre vicende che riguardarono Klimt negli ultimi anni del periodo aureo.

Opere: Bisce d’acqua I (1904-1907) | Danae (1907) | Il Fregio di Stoctlet (1905-1909) | Il Bacio (1908) | Giuditta II (1909)

Vienna, 1905-1909
Nella puntata precedente abbiamo passato in rassegna le prime opere, alcune anticipatrici, del periodo aureo klimtiano e abbiamo parlato dei due viaggi a Klimt - La speranza II (1907)Ravenna in cui l’artista austriaco venne folgorato dai mosaici bizantini. Questi, come abbiamo visto, ebbero un ruolo importante nella sua scelta di usare l’oro. Tuttavia il valore di trascendenza religiosa che l’oro assumeva nell’arte bizantina non interessava Klimt che se ne serviva esclusivamente per fini estetici.
Attraverso l’oro, oltre a dare profondità alle sue opere, egli caricava di erotismo le sue donne. Nel periodo aureo, infatti, Klimt si espresse soprattutto attraverso la ritrattistica in prevalenza femminile. La cosa di per sé non sorprende, visto il suo amore per il gentil sesso, incuriosisce invece il forte simbolismo con cui viene proposta. Le donne sono sempre seduttrici, pericolose, a volte mortali come Giuditta I che sorride ammaliante tenendo in mano il capo mozzato di Oloferne.
In realtà Klimt espresse nei suoi quadri entrambi gli aspetti dell’amore: sia quelloKlimt - Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) sacro della Venere Urania, sia quello più carnale della Venere Pandemia. L’arte di Klimt fece clamore nella società dell’epoca per questa sua seconda rappresentazione peraltro sempre affidata alla donna che, in alcune opere, diventa sadica e perversa.
L’esaltazione della femme fatale, della donna come eros puro, un eros che è insieme amore e morte, Eros e Thanatos, è un elemento ricorrente nell’arte klimtiana ed era idea condivisa nella Vienna di inizio secolo scorso. Tuttavia Klimt si discostava dall’accezione antifemminista diffusa nella mentalità del tempo affermando la superiorità della donna per il suo ruolo fondamentale nella creazione del gioco amoroso e quindi di vita e bellezza.
Vien da pensare che Klimt abbia subito il fascino delle teorie freudiane e della psicanalisi. In effetti quelli erano gli anni in cui Freud, conterraneo e contemporaneo di Klimt, iniziava a formulare ed esporre le sue teorie. I Klimt - Ritratto di Fritza Riedler (1906)critici sono divisi in questo senso, alcuni ritengono che Gustav fu influenzato dalla psicanalisi in questa sua rappresentazione della donna, altri che non ne subì il fascino. In ogni caso entrambi parlavano di libertà coinvolgendo il versante sessuale e depurandolo dalla morale del tempo. Ciò che scandalizzava delle opere di Klimt non era, infatti, il nudo in sé, quanto il suo modo dissacrante di proporlo. Il suo eccessivo realismo lo portò alla rappresentazione della decadenza del corpo che non veniva concepita dal mondo perfetto e glorioso della belle èpoche con la sua negazione del brutto e del triste. L’oscenità derivava inoltre dall’erotismo e la sensualità espliciti nelle opere klimtiane.
Il periodo aureo si chiuse nel 1909 con la seconda Giuditta, capolavoro conosciuto anche col nome di Salomè.
Passiamo dunque alle opere in ordine cronologico.

Klimt - Bisce d'acqua I (1904-7)BISCE D’ACQUA I (1904-1907)
Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
tecnica mista su pergamena, 50 x 20 cm

Il mito della donna-sirena (o donna-serpente) sensuale e pericolosa trova una delle sue massime rappresentazioni in quest’opera.
La donna angelica dei preraffaelliti viene trasformata da Klimt in una sirena insidiosa che ammalia con la sua sinuosità.
Il fondale marino diventa il luogo ideale per le fluttuazioni di queste due sirene che sembrano avviluppate l’una sull’altra in un abbraccio conturbante.
La donna è chiaramente associata alle forze della Natura, per questo indomabile e il suo fascino inevitabile. I volti non sono definiti, Klimt faceva un miscuglio dei tratti delle modelle e delle ricche signore che posavano per lui, anche se in alcune opere si nota qualche somiglianza netta.
L’opera è stata realizzata con diverse tecniche, dall’acquarello alla tempera, ma anche con l’applicazione di foglie d’oro sulla pergamena.

DANAE (1907)
Collezione privata, Vienna
olio su tela, 77 x 83 cm

Klimt - Danae (1907)Ancora una volta Klimt si affida al mito, stavolta richiamando Danae, unica figlia di Acrisio, re di Argo. La poveretta fu rinchiusa da suo padre nei sotterranei di una torre. L’oracolo aveva infatti svelato ad Acrisio che Danae gli avrebbe dato sì un nipote, ma che questi sarebbe stato causa della sua morte e gli avrebbe usurpato il trono. Zeus però, che, come sapete, aveva un caratteraccio, si indispettì e, pur di far avverare l’oracolo che rappresentava pur sempre il volere degli dei, pensò bene di tramutarsi in pioggia d’oro. Riuscì così a penetrare le pareti del sotterraneo e non solo quelle, visto che nacque Perseo.
Insomma, le solite (deliziose) tresche della mitologia.
Osservate Danae in posizione fetale raccolta e persa nel suo stesso abbraccio. Il suo volto appare sereno, gli occhi sono chiusi in un sonno beato, appare abbandonata del tutto ai propri istinti sessuali. Sotto il corpo della donna compare un piccolo striminzito rettangolo simbolo del sesso maschile. A fianco ad essa, che è adagiata su un raffinato velo orientaleggiante, vi è la famosa (e feconda) pioggia d’oro.
In quest’opera Klimt rinuncia al consueto sviluppo verticale dell’opera per una forma più circolare con cui può esprimere meglio i concetti di maternità e fertilità universale.

L’ALBERO DELLA VITA (IL FREGIO STOCLET) (1905-1909)
Museum für angewandte Kunst, Vienna
cartone/pannello, 138.8 × 102 cm

Klimt - Il fregio Stoclet (1905-1909)Nel 1905 al noto industriale Adolphe Stoclet venne lo sghiribizzo di allestire la sua residenza di Bruxelles e chiese a Klimt di realizzare un fregio. La famiglia Stoclet era amante (e collezionista) dell’arte, soprattutto di quella orientale e buddista. Per questo Klimt introdusse nell’opera dei riferimenti a queste culture.
L’opera, che è composta da tre pannelli, è un mosaico che venne realizzato con marmi, corallo, pietre dure e maioliche dagli artigiani della Wiener Werkstätte su precise indicazioni di Klimt. Klimt - Il fregio Stoclet - L'Abbraccio (1905-1909)L’albero compare solo nel pannello centrale, mentre quello di sinistra è composto da una donna sola che aspetta e si intitola “L’attesa“. L’ultimo pannello, “L’abbraccio” (o “Compimento“), rappresenta i due amanti che finalmente si incontrano e si uniscono con passione. Il tutto sotto l’albero della vita che si espande coi suoi rami dorati.
Quest’ultima scena è una rielaborazione dell’abbraccio del Fregio di Beethoven, anch’esso posto nella fase conclusiva della sequenza a scene.
Se volete capire la preziosità di quest’opera, vi consiglio di perdere un minuto a guardare il video a fine articolo che vi mostra in modo ravvicinato i dettagli del prezioso mosaico. Il riferimento, come al solito, è all’arte bizantina e, ancora una volta, a quella nipponica. In più, visti i gusti del committente, ci sono elementi, sia decorativi che figurativi, dell’antica arte egizia. In particolare, la donna che aspetta sembra riprendere la figura della danzatrice col suo essere di profilo e con gli occhi allungati.
Nel quadro Klimt riprende alcuni dei suoi temi più cari: i motivi floreali caratteristici della Secessione, l’immancabile donna e il ciclo vitale.

IL BACIO (1908)
Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
olio su tela, 180 × 180 cm

Klimt - Il bacio (1908)La conciliazione fra i due sessi trova la sua apoteosi ne “Il Bacio“, l’opera più importante di Klimt e la più famosa della Secessione.
In un prato fiorito giacciono i due amanti stretti in un caloroso abbraccio. Gli unici elementi realistici e tridimensionali sono i volti e le braccia e parte delle gambe della donna. Per il resto i due sono avvolti da vesti riccamente decorate in un astratto piatto e bidimensionale. L’abito dell’uomo, che ricorda le tuniche usate dall’artista, è caratterizzato da forme rettangolari sviluppate in verticale, quello della donna invece ha forme concentriche e circolari. In questo modo Klimt differenzia simbolicamente i due sessi.
La donna ha un’espressione estatica di abbandono mentre attende che l’uomo, chinato su di lei, la baci. I due giacciono su una distesa di fiori in un luogo indefinito.
Come abbiamo visto nel Fregio di Beethoven e di Stoclet, l’abbraccio fra gli amanti era un tema ricorrente in Klimt, ma solo ne Il Bacio egli riesce a esprimere pienamente la compenetrazione dei due sessi, il trionfo dell’eros che riesce ad annullare i conflitti e l’antitesi fra uomo e donna.
In realtà da qualche tempo esiste una diversa interpretazione dell’opera che vedrebbe la donna non contraccambiare il bacio dell’uomo. Se osservate bene le sue labbra sono chiuse, ella riceve con arrendevolezza il bacio da cui sembra però scostarsi.
Ad ogni modo la presa forte e decisa dell’uomo si contrappone alla dolce resa della donna.
Essa è espressione di eleganza e sensualità, segni questi distintivi di una civiltà che piano piano stava decadendo. Fu proprio questa consapevolezza, unita alla comparsa dell’espressionismo, che portarono Klimt, negli anni successivi, a una crisi profonda. Gli ori e le decorazioni, la forma allungata, quasi sproporzionata, dei soggetti, erano usati da Klimt per conferire eleganza alle atmosfere dipinte, la stessa eleganza che era di casa nei salotti della Vienna imperiale di inizio secolo. Ma qualcosa si stava sgretolando, l’Impero austroungarico iniziava a scricchiolare e così pure le certezze di Klimt.

GIUDITTA II (1905-9)
Cà Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Musei Civici Veneziani, Venezia
olio su tela, 178 x 46 cm

Klimt - Giuditta II (1908)Giuditta II, anche nota come Salomè, è l’opera con cui si chiude il periodo aureo klimtiano. Come abbiamo già visto, per Klimt questa è la seconda rappresentazione dell’eroina ebrea che liberò il suo popolo dagli invasori assiri. Chi perse la testa, e non solo nel senso letterale del termine, fu Oloferne sedotto dalla furba Giuditta che gli mozzò il capo a tradimento. Anche in questa seconda versione, la testa del povero generale assiro si trova in basso e in secondo piano. Ben più evidenti sono invece gli artigli della donna che ne stringono i capelli.
In Giuditta II la forma del quadro è sviluppata verticalmente per cui il corpo della donna non è tagliato, come in Giuditta I, ma sembra quasi allungarsi e finire oltre la tela. Questo rapporto lunghezza/larghezza molto grande era derivato dalla tradizione nipponica da cui Klimt era affascinato e che volle omaggiare (anche) con quest’opera.
Il viso della donna è teso, i suoi occhi socchiusi e lo sguardo sensuale.
Ancora una volta Klimt propone la femme fatale, quella che, attraverso il suo fascino, riesce a ottenere tutto ciò che vuole da un uomo. In questa opera, in particolare, si può notare la fusione nella donna di Eros e Thanatos: essa è allo stesso tempo attraente e pericolosa, creazione e morte.
Anche Freud parlò di Eros e Thanatos nel 1920 in “Al di là del principio di piacere” e chissà da quanto se ne parlava a Vienna. Insomma, il tema era piuttosto caldo fra gli intellettuali e gli artisti e Klimt non fu il solo a svilupparlo nelle arti figurative.

Con questa terza parte dello studio su Klimt abbiamo esaurito il periodo aureo a cui seguì una crisi del nostro artista che si risolse in un mutamento ulteriore della sua arte. Se siete curiosi di saperne di più…
STAY KLIMTED!

Bibliografia:
Gustav Klimt – Wikipedia | Klimt Museum | Centroarte.com – Klimt | I dipinti di Gustav Klimt | Attività artistica di Gustav Klimt. Il periodo “d’oro” | Gustav Klimt (Vienna 1862-1918) | La storia di Danae e Giove: il mito della pioggia d’oro | La seduzione aurea di Klimt | L’albero della vita (opera di Gustav Klimt)

I GRANDI DELL’ARTE – Gustav Klimt:

  1. Gustav Klimt – Parte 1: Pre Secessione
  2. Gustav Klimt – Parte 2: Secessione
  3. Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [1]
  4. Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [2] (tu sei qui)
  5. I grandi dell’arte – Gustav Klimt – Parte 4: Periodo maturo


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